A tre giorni dalle elezioni, la domanda che tutti – osservatori, segreterie, analisti e sondaggisti – nell’ombra, si pongono è una sola: chi riuscirà a attrarre in extremis gli elettori in fuga da Fare per fermare il declino, dopo la vicenda che ha portato il leader e candidato premier Oscar Giannino a rassegnare le dimissioni da presidente del movimento?

Come noto, lo scandalo è scoppiato in seguito alle affermazioni di Luigi Zingales – altro fondatore di Fare – che ha denunciato pubblicamente come il proprio presidente si fosse fregiato di un Master a Chicago in realtà mai conseguito. 

Questo, l’incipit della vicenda, che, poi, si è allargata anche alla lauree inserite da Giannino nel proprio curriculum vitae: una valanga, insomma, che ha travolto un soggetto politico emergente e organizzato, a pochissimi giorni dalle urne.


Che il partito di Giannino mettesse paura ai più quotati avversari lo certificano i continui appelli, nei giorni precedenti allo scandalo, di Silvio Berlusconi. Prima dell’affaire Giannino, infatti Cavaliere non perdeva occasione per dissuadere gli elettori dalle sirene di “Fare per fermare il declino“, magari dopo aver spulciato alcuni sondaggi che ne ritagliavano un profilo decisivo. Chissà, forse proprio nella battaglia cruciale della Lombardia.

Comunque sia, ormai Giannino ha segnato il più clamoroso degli autogol ed è naturale che finirà per rimetterci qualche voto: un partito che imposta la propria campagna elettorale sul concetto di meritocrazia, il cui leader viene scoperto aver falsificato il proprio curriculum vitae, subisce necessariamente un contraccolpo in termini di credibilità e, dunque, di consenso.

A quanto ammonterà questo smottamento? E, soprattutto, chi favorirà? Quella di Giannino è una formazione liberale – addirittura liberista su certi temi – nel senso classico del termine e, dunque, i principali indiziati sono i partiti che generalmente vengono collocati sul versante di centrodestra.

Giannino, però, aveva rimarcato a più riprese la propria differenza sia dalle promesse elettorali di Berlusconi, che dall’iper-rigore fiscale montiano. Dunque, come pronosticare i lidi verso cui si dirigeranno gli elettori in fuga da Fare? Una possibilità è Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, che guida i “fuoriusciti” dal Pdl – come Guido Crosetto e Ignazio La Russa – con il quale restano però saldi alleati.

Non è da escludere, però, che qualche preferenza possa finire tra le schiere montiane, casomai ingrossando il magrissimo bottino di Fli, almeno secondo gli ultimi sondaggi ufficiali a disposizione. Un’altra ipotesi valida è sempre il MoVimento 5 Stelle: complice la generale disaffezione della politica, il partito di Grillo è lanciatissimo verso un exploit nazionale senza precedenti.

Del resto, escludendo Ingroia troppo sbilanciato a sinistra, Grillo e Giannino rappresentano gli unici due volti “nuovi” di questa campagna elettorale in grado di attrarre appartenenze diversificate. Nonostante alcuni punti – soprattutto economici – tra i due partiti siano in forte conflitto, è probabile che anche i grillini finiscano per convincere qualche ex seguace del giornalista economico.

E dalle parti delle corse ippiche, che aria tira? Ieri, riporta il sito notapolitica.it, si sono tenute ben due manche di massimo rilievo tra gli appassionati: quella de la Chambre e l’altra, ben più incerta, de le Senat. La prima, si è svolta all’ippodromo de l’Oreal, mentre la seconda avrebbe avuto luogo all’Ippodromo San Nicola.

Nel miglio della Chambre, cresce il favoritissimo e ruspante Fan Idole, che migliora l’ultima performance chiudendo a 31 secondi il proprio giro, mentre, sul fronte opposto della Maison Liberté, arranca l’esperto, ma ormai conosciuto agli avversari, Varenne, che cede il passo a 19,6 secondi, mentre cresce il piccolo alleato del Freres Tricolor, con 1,8″ di media sul giro.

In ogni caso, tra le due scuderie regine, il distacco nella manche de la Chambre resterebbe di cinque secondi e mezzo a favore di Fan Idole e dei suoi compagni, benché, notano i telecronisti, si tratti di un divario pari alla “metà di quello fatto registrare, sempre all’Ippodromo de l’Oreal, nelle corse di inizio gennaio.”

E veniamo all’attesissima Manche de le Senate, che si è tenuta nella struttura di San Nicola: qui, il distacco tra le due compagini principali si restringerebbe a 4 lunghezze – 37 secondi per Bien Comun e 33 per Maison Liberté – mentre, dietro, il cinque volte stellato Igor Brick (14 secondi) gira nettamente meglio di Ipson de la Boccon (10,5 secondi).

Ma quello che più interessa, del resoconto, sono i possibili sacchi di biada che i puledri vinceranno se dovessero confermare questi tempi nella gara di domenica: 144 per la Bien Comun, contro i 94 di Varenne e i suoi, ottimi i 43 per l’esordiente Brick e 20, ma che potrebbero risultare decisivi, per il grigio Ipson de la Boccon. Esclusi dal computo, comunque, sia i “sacchi” provenienti da oltreconfine, che quelli delle gare a sé previste in Val d’Aosta e Trentino.


2 COMMENTI

  1. LA FAVOLA DI GIANNINO. Che Oscar Giannino fosse un “fantasista”, quelli che hanno fatto il militare a Cuneo… lo avevano intuito. Quello che sorprende invece è come Lui e i suoi collaboratori siano riusciti in pochissimo tempo ad organizzarsi, raccogliere le firme, allestire siti, preparare moduli, mettere insieme una lista lunghissima di laureati, di masterizzati, di avvocati, di notai, di docenti in Italia e all’estero. Il patrimonio elettorale di Giannino -che gli altri dovrebbero spartirsi- in effetti non esiste perché è in via di formazione e queste elezioni lo avrebbero messo in chiaro. La bugia sui titoli di studio ha fatto sì che la sua lista arrivasse al grande pubblico e non escludo che i voti persi da una parte, cioè dai critici, possano rientrare dall’altra, cioè dagli elettori che ancora non lo conoscevano. Deughis

  2. Siamo un paese dove prevale l’illegalità, mafia camorra, evasori, dove per l’ennesima volta si presenta l’uomo più schifoso d’Italia che ha rischiato di portarci nel baratro e dove rischiamo che questo imbroglione ritorni al governo. Zingales, che mi pare viva negli States, solleva un problema, sicuramente vero, che rischia di compromettere l’esito delle elezioni. Mi chiedo se, a fronte di mafiosi, indagati, pregiudicati che si presentano nelle liste elettorali, era necessario sollevare la questione di Giannino quattro giorni dalle elezioni, dal momento in cui ha solamente commeso un peccato di vanità, non un reato?
    Della serie non siamo in America, ma in un’Italia che di passi ne deve fare ancora per diventare come l’ America.

    Guido

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