Un fulmine a ciel sereno. Arriva a pochi giorni dalle urne una defezione importante tra le file di Fare per fermare il declino, il nuovo movimento fondato e guidato dal giornalista economico Oscar Giannino: si tratta di Luigi Zingales, stimato economista presso la Chicago Booth School of Business. E proprio l’istituto dell’Illinois sarebbe al centro delle ragioni delle sue dimissioni dal movimento politico che, stando alle ultime rilevazioni disponibili, potrebbe raccogliere alcune percentuali considerevoli, soprattutto in una regione chiave come la Lombardia. A dare adito alla polemica con Giannino, il fatto che il giornalista avrebbe millantato, in un’intervista a Repubblica Tv, un master conseguito presso la scuola dove lo stesso Zingales insegna, fatto che non corrisponderebbe a verità. Immediata, è arrivata la smentita del giornalista, che ha ammesso di essersi espresso in una formula poco chiara e di aver frequentato l’istituto americano esclusivamente per dei corsi di lingua. La vicenda scuote il mondo politico a pochi giorni dalle urne e promette di muovere gli equilibri specialmente in Lombardia, dove Fare per fermare il declino è stato accreditato di percentuali molto elevate, in grado di spostare i rapporti di forza.

Ecco come è andata la vicenda.

Comunicazione di Luigi Zingales


E’ con una disperazione profonda che ho rassegnato le mie dimissioni da Fare per Fermare il Declino. Dopo aver avvisato i vertici ieri, lo faccio oggi in modo pubblico, perché ho trascinato molte persone in questo movimento e mi sento in dovere di spiegare loro le ragioni della mia scelta. Io credo nella trasparenza, anche in queste scelte. Non mi dimetto certo perché sono in disaccordo con le proposte di Fare. Sono fiero della campagna elettorale che è stata fatta e ringrazio Oscar Giannino, Michele Boldrin, e tutti quanti per l’enorme sforzo che vi hanno dedicato. Credo fermamente nelle idee che abbiamo portato avanti insieme. Ma ho sempre pensato che anche le idee più sane abbiano bisogno di gambe sane. Finora, con tutte le difficoltà e tutti gli errori di un movimento nato in fretta, Fare aveva realizzato un piccolo miracolo, selezionando per lo più liste di persone brave e pulite. Grazie alla difficoltà della battaglia solitaria, gli arrivisti si erano concentrati principalmente altrove. Ma scegliere persone brave non basta. Per cambiare l’Italia c’è bisogno anche di rigore nel metodo: onestà, trasparenza, ed accountability, che significa che tutti, a qualsiasi livello, devono rendere conto agli altri del proprio operato. Purtroppo negli ultimi giorni mi sono reso conto che questi tre principi non sempre si applicano al vertice di Fare. Dopo aver provato, per quattro giorni, a fare di tutto per cambiare le cose, non mi resta che una via di uscita: dimettermi. I fatti sono i seguenti. Quattro giorni fa, per caso, ho scoperto che Oscar Giannino ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università (http://tinyurl.com/bksptrf) anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’Istituto Bruno Leoni ora prontamente rimossa (http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?Codice=0000002280&level1=2165&nome=Oscar+Giannino ) riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false. Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà. Ciononostante, il fatto per me ancora più grave è come questo brutto episodio è stato gestito. In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio. In un’Italia in cui ogni giorno un amministratore delegato o un politico finiscono in galera per corruzione, una bugia in televisione può sembrare un errore veniale. Per me non lo è: rompe il rapporto fiduciario tra cittadini e rappresentanti politici. Gli italiani sono alla disperata ricerca di leader politici di cui potersi fidare. Ma come possono fidarsi di un candidato leader che mente sulle proprie credenziali accademiche? In aggiunta, tollerare queste falsità mina alla base la credibilità di un movimento. Nessuna organizzazione e nessun partito possono essere completamente esenti dal rischio di disonestà e corruzione. L’unico modo per proteggersi è una politica di tolleranza zero che cominci fin dai vertici. In questo caso, purtroppo, Fare ha fallito. Per fortuna Fare non è solo Oscar Giannino. Ci sono decine di migliaia di attivisti fantastici che stanno lavorando sodo per cambiare l’Italia. Il mio cuore è con loro. Fare rimane la proposta politica migliore in questo momento molto difficile. Per questo voterò Fare. Ma, lo farò turandomi il naso, come il meno peggio, non con la passione con cui finora avevo abbracciato questo progetto. Mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico, in cui tutti, a cominciare dal leader, siano accountable delle loro azioni e ci sia tolleranza zero per certi atteggiamenti. Solo così Fare potrà evitare di degenerare nel solito marciume politico italiano. Anche la Lega e Forza Italia erano cominciate con grandi ideali: guardate come sono finite. Speriamo che a Fare non tocchi la stessa sorte.

Video Intervista di Giannino Da Repubblica Tv:

Giannino smentisce all’Ansa. 

GIANNINO, MAI PRESO UN MASTER ALLA CHICAGO BOOTH (ANSA) – MATERA, 17 FEB – ”Mai preso un master alla Chicago Booth”. Lo ha detto oggi a Matera il leader di Fare, Oscar Giannino. ”Mi hanno detto – ha commentato Giannino – che in rete c’e’ una cosa che gira su un mio presunto master alla Chicago Booth. Vorrei chiarire che su questo c’e’ un equivoco. Io il master non l’ho preso alla Chicago Booth. Sono andato a Chicago a studiare l’inglese e cosi’ via. Bastava chiederlo e avrei risposto. Lo chiarisco perche’ – ha aggiunto – in rete c’e’ una cosa che monta. Luigi Zingales insegna alla Chigaco Booth, mi e’ capitato di parlarci ed e’ uno dei nostri fondatori. Insegna li’. Io sono stato a Chicago da giovane a studiare e – ha concluso – non ho preso il master alla Chicago Booth”. (ANSA)

Comunicazione Ufficiale Fare per fermare il declino:

“Mai preso un master a Chicago Booth. Mi hanno detto che in rete c’è una cosa che gira su un mio presunto master alla Chicago Booth. Vorrei chiarire che su questo c’è un equivoco. Io non ho preso master alla Chicago Booth. Sono andato a Chicago a studiare l’inglese. Bastava chiederlo, e avrei risposto. Lo chiarisco perché in rete c’è una cosa che monta. Luigi Zingales insegna alla Chicago Booth, mi è capitato di parlarci, ed è uno dei nostri fondatori. Insegna lì. Io sono stato a Chicago da giovane, a studiare, e non ho preso master alla Chicago Booth”. Ma il punto è un altro. A Luigi, a quattro giorni dalla fine della campagna elettorale, non è bastata. In effetti, da quanto ho detto a Repubblica si capiva il contrario. Quindi, chiarire era necessario in pubblico, sostiene Luigi. Ed è una piccola prova di quello che Fare riserverà all’Italia. Cominciando da me, come – ripeto – è giusto. Sono da decenni giornalista, non ho mai usato presunti titoli accademici – che non ho – per carriere che non mi competono. Lavoro da quando sono giovane, sotto gli occhi di tutti. Quanto so l’ho studiato per i fatti miei – vale anche per gli altri titoli che mi vengono attribuiti in rete – continuo a farlo ogni giorno, ed è ciò che dato forza a quel che ho fatto scritto e detto sotto gli occhi di tutti.


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3 COMMENTI

  1. Zingales scopre solo ora -stranamente- le bufale di Giannino, giornalista economico (nel senso… che vale poco), ma comunque -responsabilmente e coerentemente- lascia il partito che aveva contribuito a fondare, salvando in qualche maniera la propria faccia. Ma gli altri fondatori, ad esempio De Nicola, nulla sapevano neanche loro? Non hanno anche loro qualche responsabilità? E non sentono il dovere di dimettersi, come Zingales? Ha ragione Zingales: tolleranza zero, fin (e soprattutto) dai vertici!

  2. Consigli fantastici Babeuf2!
    Bisogna fidarsi dei partiti “seri” e di quei politici, “né sgargianti né asfaltati”, che da 50 anni dicono sempre le stesse cose in pubblico e poi in privato fanno come tutti gli altri.
    Magari per mangiare nella stessa mangiatoia (MetroMilanese docet).
    Grazie alle persone pazienti come te, questa gente corrotta continua a spolparci vivi senza mai agire veramente per il bene del Paese!

    Vota Bersani, o Vendola, o, peggio, Monti Fini e Casini, poi vedrai quanti cambiamenti!
    Penso abbia ragione Grillo che, in sintesi, ha detto: “Se credi che questa gente faccia davvero cambiare le cose… fai prima a credere che aprendo l’oblo’ della tua lavatrice tu possa parlare direttamente con Mastro Lindo.”

    Lunedì sera vedremo le conclusioni alle quali sono giunti gli Italiani…

  3. Diffidare dei politici con abiti sgargianti, anche quando si travestono da “tecnici”.
    Ancor più diffidare dei politici che esagerano col lifting e si asfaltano la capa.
    Diffidare dei comici, professionisti o dilettanti che siano.
    Prendere ad esempio paesi seri, come la Germania, dove già due ministri, potenti e in carriera, hanno dovuto dimettersi per scoiazzature giovanili sulle tesi di laurea o di dottorato. Se riusciamo a chiudere questo spreadf, anche l’altro, sui titoli di stato, ne trarrà giovamento.

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