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Revisione Pensioni 2022: incontro governo-sindacati, riforma rimandata. Ultime notizie

A dicembre partono i tavoli di confronto governo-sindacati su una manovra più corposa di riforma pensioni prevista per il 2023

Chiara Arroi
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Cosa succederà alla riforma pensioni con il tramonto di Quota 100? È la domanda che tutti si stanno ponendo in vista del termine di una delle possibilità di uscita anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, concessa fino al 31 dicembre 2021 dall’opzione voluta dalla Lega e introdotta dell’ex governo Conte 1.

In era Draghi, con il Pnrr alle porte e la nuova politica previdenziale dell’esecutivo, si comincia a parlare di come riformare il sistema pensionistico, dell’età giusta per andare in pensione per non far crollare il sistema previdenziale e garantire il giusto turn over nel mercato del lavoro.

I dubbi su cosa accadrà nel 2022 sono stati sciolti nel corso della conferenza stampa di presentazione delle misure in Legge di bilancio 2022, nel corso della quale il premier Mario Draghi e il ministro del lavoro Andrea Orlando hanno spiegato per filo e per segno gli obiettivi del 2022 e quelli a medio termine.

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Pensioni 2022: via al confronto Governo-Sindacati

(**Aggiornamento del 17 novembre 2021**). E’ durato poco più di due ore l’incontro del 16 novembre tra le sigle sindacali e il premier Mario Draghi su Riforma Pensioni e Fisco. E questa volta il premier è rimasto seduto al tavolo, rendendosi disponibile ad aprire una discussione sulle pensioni, con incontri che verranno fissati “a breve, già a partire da dicembre”.

Il succo è che nella prossima Manovra di bilancio 2022 non ci sono i soldi per introdurre una riforma previdenziale corposa: “non ci sono le risorse per affrontare una riforma strutturale delle pensioni”, hanno affermato fonti di governo al termine della riunione. L’orizzonte temporale per vedere qualcosa di concreto sembra essere il prossimo anno con il nuovo Documento di economia e finanza per la preparazione della Legge di bilancio 2023, come ha confermato il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri.

Tradotto: per il 2022 restano Opzione donna, Quota 102, Ape social allargata. Tutto il resto invece viene rimandato: quindi il futuro della pensione di garanzia per i giovani, del ritorno alla Fornero, del pensionamento con 41 anni di contributi e dei nuovi lavori usuranti che danno diritto al pensionamento anticipato probabilmente verranno discussi per il 2023.

“Visto che il confronto sulle pensioni parte a dicembre ho domandato a Draghi se terminerà in tempi brevi o se l’orizzone è il Def” atteso tra fine marzo e inizio aprile “, ha detto Bombardieri, “e lui ha confermato che quello è il tempo previsto. Poi gli ho chiesto – ha raccontato lo stesso segretario Uil – se lo faremo ancora con lui e ha risposto: sì, lo farete come me”.

C’è stato un confronto su due temi principali: le pensioni e il fisco. “Su fisco – ha continuato Bombardieri – hanno ascoltato le nostre tesi, ci siamo confrontati e si apre un confronto anche con simulazioni tecniche. E abbiamo preso l’impegno ad aprire i primi giorni dicembre un confronto su riforma legge Fornero. Intanto si avvierà un confronto con i ministri Franco e Orlando per capire se e dove ci sono spazi per intervenire nella manovra in corso”. Un confronto “per capire se ci sono disponibilità economica e volontà politica”.

Sull’insieme dei temi relativi a pensioni e fisco “abbiamo registrato una disponibilità ad un confronto” da parte del governo. “C’è la certezza dei risultati? No. Ad oggi abbiamo la possibilità di un confronto che non era scontata”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi. “Dobbiamo vedere quali saranno le risposte”, intanto gli “approfondimenti” partiranno a breve, sottolinea.

Pensioni 2022: requisiti di età fissi fino al 2024

(**Aggiornamento al 11 novembre 2021**). Nulla cambia sui requisiti di età per accedere alla pensione di vecchiaia, almeno fino al 2024. E’ stato pubblicato il decreto del MInistero dell’economia, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 10 novembre, sull’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.

Il decreto fissa a 67 anni di età per tutti (uomini e donne) l’età minima per accedere ai trattamenti pensionistici.

A decorrere dal 1° gennaio 2023, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all’art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall’ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, non sono ulteriormente incrementati”, specifica l’articolo 1 del decreto Mef.

La decisione è legata al mancato aumento della speranza di vita. Il provvedimento ricorda infatti che già a partire dal decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, è previsto il collegamento tra requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita registrati ogni anno dall’ISTAT, da effettuarsi con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Ciò va fatto almeno 12 mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento, in modo omogeneo per tutti i regimi pensionistici.

Nel decreto in questione viene certificata una variazione Istat negativa (-0,25 di anno, pari a tre mesi), registrata dalla popolazione residente all’età di 65 anni, per effetto del Covid.

Ora è ufficiale quindi: fino al 31 dicembre 2024 non ci sarà nessun aumento dell’età pensionabile. Tradotto quindi:

  • per i contributivi puri si va in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi effettivi, e a 71 anni con un minimo di 5 anni di contributi effettivi;
  • per la pensione di vecchiaia resta l’età minima di 67 anni.

Riforma pensioni 2022: Opzione Donna a 58 anni

L’iniziale ipotesi di innalzare l’età minima per accedere a Opzione donna a 60 anni è sfumata. L’ulteriore gradino che avrebbe aumentato la soglia minima dai 58 anni ai 60 per le dipendenti e da 59 a 61 per la autonome, è stato ufficialmente messo da parte con una riunione sulla Manovra di bilancio, tenutasi il 9 novembre a Palazzo Chigi.

A quanto si apprende la riunione si è chiusa con un accordo sulla modifica della norma contenuta in Legge di bilancio. La soglia d’età torna quindi ad essere abbassata, come aveva anche anticipato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando.

Nella ipotesi iniziale l’età per Opzione donna si alzava a 60 anni: con questo accordo invece vengono confermati gli attuali requisiti di pensionamento anticipato con 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome.

Riforma pensioni 2022: le novità della Legge di bilancio

Negli scorsi giorni si è consumato lo scontro con i sindacati, che hanno contenstato la mancanza di un orizzonte chiaro per la prossima riforma del sistema previdenziale.

Le novità sulla riforma pensioni inserite in Legge di bilancio ed enunciate dal ministro Andrea Orlando durante la conferenza stampa sulla Manovra non lasciano però spazio a dubbi sugli obiettivi del governo Draghi:

  • cancellazione di Quota 100 al 31 dicembre 2021;
  • introduzione per il 2022 del pensionamento con Quota 102;
  • graduale ritorno alla riforma Fornero (tutti in pensione a 67 anni di età).

“Per le pensioni l’impegno del governo è tornare in pieno al contributivo. Si prevede una transizione al Quota 102, abbiamo rafforzato opzione donna e Ape sociale e ampliato la gamma dei soggetti che possono utilizzarla”, ha spiegato Draghi nelle prime battute della conferenza stampa di presentazione della Manovra economica, tenutasi nella serata del 28 ottobre.

A ciò il ministro Orlando ha aggiunto una rassicurazione sull’Ape sociale: “Sulle pensioni l’ape sociale è stata integrata con una serie di categorie sulla base del criterio della gravosità”.

Si legge infatti all’articolo 23 del testo della Manovra: ““I requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui al primo periodo del presente comma sono determinati in 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva per i soggetti che maturano i requisiti nell’anno 2022. Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2022 può essere esercitato anche successivamente alle predette date, ferme restando le disposizioni del presente articolo”.

In poche parole non si andrà più in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, bensì con 64 di età e 38 di contributi: ecco perchè Quota 102.

Riforma pensioni 2022: stallo governo-sindacati

(** Aggiornamento 27 ottobre 2021**). Non è andato affatto bene l’incontro governo-sindacati sulla riforma del sistema pensioni da inserire in Manovra e su altri aspetti della tematica lavoro, tenutosi il 26 ottobre. Per dirla tutta il premier Mario Draghi si è alzato e ha abbandonato il tavolo (per un altro impegno), lasciando che i ministri competenti continuassero la discussione con i leader Cgil, Cisl e Uil.

In sostanza le sigle chiedono una riforma più complessiva del sistema previdenziale. Quello che invece Draghi sembra avere in mente è un ritorno (seppure lievemente graduale) alla Fornero con l’uscita a 67 anni. Nulla di così rivoluzionario. Non è bastato neanche l’annuncio della sicura proroga di Opzione donna e Ape social a rasserenare i toni.

Al termine dell’incontro i sindacati hanno sentenziato che l’incontro non è andato bene: non c’è accordo sulle pensioni ma anche sugli ammortizzatori sociali e sul taglio delle tasse, che temono sbilanciato in favore delle imprese. Dopo il varo della legge di bilancio, valuteranno le modalità di una “mobilitazione”. Si parla quindi di sciopero, mentre il governo si appresta giovedì 28 ottobre a varare la Manovra 2022 in un Consiglio dei ministri dedicato.

All’uscita da Palazzo Chigi, dopo tre ore di confronto prima con Draghi, poi con i ministri Franco, Orlando e Brunetta, le parole sono rigide e piene di delusione. Luigi Sbarra della Cisl parla di “grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali”: le misure sono “largamente insufficienti sia per le pensioni, che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza”, aggiunge. Non bastano “soli” 600 milioni, sottolineano Pierpaolo Bombardieri della Uil e Maurizio Landini della Cgil: “non è una riforma degna di questo nome”. Quindi, sciopero generale? “Se giovedì il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione”, ha risposto Landini.

Ad oggi sappiamo quindi solo che verrà confermata Opzione donna così come verrà confermata ed estesa a nuove categorie di lavori gravosi Ape social.

Riforma pensioni 2022: Quota 102 – 104

(**Aggiornamento al 20 ottobre 2021**). Con l’approvazione del Documento Programmatico di Bilancio, ovvero l’ossatura della prossima Manovra, arrivano nuovi dettagli sulla riforma delle pensioni e sulle proposte per il superamento di Quota 100. Il 31 dicembre 2021, infatti, la misura pensionistica introdotta dal governo giallo-verde terminerà.

Vengono stanziati 2 miliardi di euro a tal fine, che andranno a estendere la platea dei lavori gravosi permettendo così l’uscita anticipata dal lavoro a un numero maggiore di lavoratori, mentre potrebbe essere esteso anche il contratto di espansione.

Un’altra proposta sulla quale in governo è ancora al lavoro riguarda Quota 102, che permetterebbe di andare a pensione a 64 anni con 38 anni di contributi. Sarebbe in ogni caso una misura ponte verso Quota 104, che arriverà dal 2023.

Tutto è ancora in discussione, il Ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti ha proposto che questa misura venga applicata solo agli statali. Vedremo quindi i prossimi sviluppi nella stesura della Legge di Bilancio 2022.

Riforma pensioni 2022: nuovi lavori gravosi

(**Aggiornamento al 21 settembre 2021**). Il cantiere della riforma pensioni prende forma con la Commissione istituzionale sui lavori gravosi, presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano, che ha chiuso l’istruttoria sulla revisione dell’elenco dei lavori gravosi, che consentono di andare in pensione anticipata a 63 anni di età con l’assegno ponte Inps dell’Ape social.

Il nuovo elenco delle mansioni gravose passa da 65 a ben 203 attività pesanti: dai macellai ai portantini, dai bidelli ai falegnami fino ai tassisti, insegnanti di scuola primaria e cassieri.

Grazie a questa revisione molti più lavoratori esposti a stress lavorativo potrebbero uscire da lavoro allo scoccare dei 63 anni, anzichè i normali 67 previsti dalla pensione di vecchiaia, grazie all’Ape sociale, che consente l’anticipo della pensione grazie all’assegno ponte Inps.

Rispetto alle 15 categorie previste finora sono state scelte altre 27 categorie con un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media.

Oggi sono appunto 15 le mansioni gravose a cui è concesso anticipare la pensione. Nella proposta che ora passerà ora al vaglio dei ministeri dell’Economia e del Lavoro guidati da Daniele Franco e Andrea Orlando si passa da 15 a 57 gruppi e da 65 a 203 mansioni.

> Consulta qui il nuovo elenco dei 203 lavori gravosi < 

Riforma pensioni 2022: Ocse contro Opzione donna

(**Aggiornamento al 7 settembre 2021**). Che Quota 100 avrà vita breve lo si è ormai capito, ma ora a essere sotto accusa all’interno del sistema previdenziale italiano (in ottica riforma 2022) è anche Opzione Donna. Grande accusatore è l‘Ocse, che ha bocciato in toto queste due tipologie di anticipo pensionistico introdotte nel Paese.

In occasione della pubblicazione dell’Economic Survey per l’Italia, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico punta il dito sia contro Quota 100, che consente il pensionamento anticipato dai 62 anni d’età con almeno 38 anni di versamenti di contributi sia contro Opzione donna, che invece che dà diritto al pensionamento anticipato con un trattamento calcolato su base contributiva fino a dicembre 2021. Misura che a dire dell’Organizzazione “non andrebbe rinnovata, perché amplifica i rischi di povertà in età avanzata”.

Il consiglio è dunque quello di lasciar perdere anche questa formula pensata per facilitare l’uscita da lavoro delle donne. Meglio puntare sul futuro dei giovani.

Così come è meglio lasciare scadere a dicembre 2021 anche Quota 100. “Se quota 100 fosse adottata su base permanente” – spiegano gli analisti Ocse – la spesa pensionistica registrerebbe un aumento comulativo pari a 11 punti percentuali del Pil tra il 2020 e il 2045. Pertanto sarebbe opportuno lasciar scadere Quota 100 nel dicembre 2021″.

Riforma pensioni 2022: Fornero consulente del governo

(**Aggiornamento al 20 luglio 2021**). Schiaffo di Mario Draghi (o meglio di Bruno Tabacci) a 5 Stelle e Lega in questa lunga strada verso la riforma delle pensioni. Per superare quanto fatto finora con Quota 100, è stata chiamata proprio colei che fu promotrice della precedente Riforma delle pensioni: l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero. Non sarà certo lei ad avere in mano le chiavi della nuova riforma, ma è comunque stata nominata coma parte del tema di consulenza chiamato ad esprimersi (gratuitamente) in merito. Niente potere decisionale ma solo di consulente quindi quello della professoressa madre della più odiata riforma pensionistica introdotta durante il governo Monti.

E non tarda certo la reazione del suo più grande nemico, Matteo Salvini: “La Fornero? Con tutto il rispetto, per me conta men che zero. E’ una consulente del signor Tabacci”.

>> Riforma Fornero: ecco i nomi di tutti i politici che la votarono

Elsa Fornero è entrata nel Consiglio d’indirizzo per la politica economica istituito a Palazzo Chigi, assieme a Mauro Magatti, Silvia Scozzese, Anna Maria Tarantola, Giuseppe De Rita ed altri economisti, sociologi e giuristi, che sono diventati consulenti a Palazzo Chigi per le Politiche economiche.

Questo si legge sul sito del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE). Inevitabilmente il nome Fornero ha subito scatenato polemiche, che hanno amareggiato l’economista: “Dicono che sono entrata nel governo. Una sciocchezza”. Io sinceramente speravo che si fossero già sfogati con i due economisti liberisti, quelli crocefissi sui social”, dice Fornero. “Ci sono dei momenti in cui la politica ci chiama- Forse perché sente che è venuto il momento di compiere scelte impopolari”.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci – si legge sul sito del dipartimento – in forza della delega ricevuta dal presidente Mario Draghi in materia di coordinamento della politica economica e programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale, ha provveduto con due distinti decreti già registrati a istituire un Consiglio d’indirizzo che avrà il compito, a titolo gratuito, di orientare, potenziare e rendere efficiente l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso il DIPE.

Tale organismo sarà presieduto dallo stesso sottosegretario Tabacci con il coordinamento del capo del DIPE, professor Marco Leonardi”. “Sono stati dunque nominati e ne fanno parte: Antonio Calabrò, Patrizia De Luise, Giuseppe De Rita, Elsa Fornero, Giuseppe Guzzetti, Alessandra Lanza, Mauro Magatti, Alessandro Palanza, Alessandro Pajno, Monica Parrella, Paola Profeta, Silvia Scozzese, Alessandra Servidori, Anna Maria Tarantola, Mauro Zampini”.

Riforma pensioni 2022: le proposte dell’Inps

(**Aggiornamento al 12 luglio 2021**) Durante la presentazione del XX Rapporto annuale Inps a Montecitorio, tenutasi il 12 luglio, il Presidente dell’Istituto Pasquale Tridico ha illustrato la relazione annuale sulle attività dell’ente in tema di welfare nazionale. Nel rapporto è stato poi dedicato un capitolo ad hoc a 3 proposte di riforma pensioni che Inps mette sul tavolo.

In particolare queste le proposte che emergono dal XX Rapporto annuale Inps:

  • 41 anni di contribuzione: si riduce il requisito dell’anzianità contributiva a 41 di anni di contribuzione23 per l’accesso alla pensione anticipata sia per gli uomini che per le donne (lasciando inalterata la finestra trimestrale per la decorrenza della pensione) favorendo coloro che hanno un numero elevato di anni di contribuzione indipendentemente dal requisito anagrafico. La proposta non prevede modifiche al metodo di calcolo della pensione.
  • opzione al calcolo contributivo: si introduce un requisito di flessibilità che permetta a tutti l’uscita anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori del sistema contributivo (64 anni di età e almeno 20 di anzianità contributiva con un importo minimo della pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale). A causa della limitata possibilità di accesso per i lavoratori autonomi e per le donne, si propone in alternativa un requisito di almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza il limite sul valore dell’assegno. La proposta prevede la modifica al calcolo della pensione che viene effettuato con le regole dell’opzione al contributivo.
  • anticipo della quota contributiva della pensione: si permette ai lavoratori del sistema misto l’anticipo pensionistico della sola quota di pensione contributiva al raggiungimento dei seguenti requisiti: almeno 63 anni di età, almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento del requisito di vecchiaia al lavoratore viene riconosciuta anche la quota retributiva della pensione.

Dall’approfondimento emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo”, ha specificato Tridico. “La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi”.

> Scarica qui il XX Rapporto annuale Inps 

Riforma pensioni 2022: contratto di espansione ampliato

(**Aggiornamento al 27 maggio 2021**). Mentre negoziati e proposte restano per ora sui tavoli di parti sociali e governo, l’ultima news in tema di pensioni si avvicenda all’esigenza di occupazione dei giovani nel mondo del lavoro. Sarà più facile infatti accedere al contratto di espansione nelle aziende, per andare in pensione in anticipo. In particolare via libera anche alle medie aziende.

La platea dei destinatari cresce notevolmente perché l’accesso allo strumento è ora previsto anche alle piccole e medie imprese. Dopo le richieste delle parti sociali, si abbassa la soglia per l’accesso al contratto di espansione alle aziende con almeno 100 dipendenti. 

Questo in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla Legge di bilancio 2021 e, soprattutto dal Decreto Crescita, che aveva già abbassato la soglia a 250 dipendenti per 5 anni.

In sostanza il Decreto Sostegni bis, all’articolo 39 stabilisce che possono approfittare di questo scivolo pensionistico anche i lavoratori delle aziende con 100 unità.

Il contratto di espansione consente di avviare piani concordati di esodo per i lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi (5 anni) dal conseguimento del diritto alla pensione.

Ai lavoratori aderenti il datore di lavoro eroga un’indennità mensile di esodo, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto fino alla prima decorrenza utile della pensione.

Da questa somma viene dedotto l’importo di NASPI che sarebbe spettato al lavoratore per tutto il periodo di spettanza dell’indennità di disoccupazione.

Riforma pensioni 2022: flessibilità in uscita

(**Aggiornamento al 7 maggio 2021**). Si muovono intanto le parti sociali. I sindacati in pressing chiedono un programma per superare quota 100, a partire dal 2022. Lo slogan scelto è molto chiaro: “Cambiare le pensioni adesso“. Con questa iniziativa i tre leader confederali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri puntano i piedi e rivendicano una proposta per rendere l’uscita da lavoro più flessibile, come da tempo si parla.

Lo spauracchio è il gap pensionsitico che verrebbe a crearsi dal 2022, con gli ultimi pensionati che escono a 62 anni di età e 38 di contributi e il ritorno alla normale pensione di vecchiaia con 67 anni di età (Riforma Fornero). Uno scalone di ben 5 anni causato dal ritorno alla Legge Fornero secca. 

>> Tutti coloro che votarono la Legge Fornero

L’idea che circola da diverso tempo è di introdurre una flessibilità in uscita dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, in entrambi i casi senza ricalcolo contributivo della pensione.

Riforma pensioni: dopo Quota 100?

Quota 100 scade il 31 dicembre 2021: una delle misure introdotte con la Legge di Bilancio 2019, in via sperimentale aveva appunto disposto nuove disposizioni sui requisiti di accesso e decorrenza della pensione anticipata, per determinate categorie di cittadini.

Secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio, con la quota 100 era consentita l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti gli italiani con almeno:

  • 38 anni di contributi;
  • un’età anagrafica di almeno 62 anni;

senza subire alcuna penalizzazione sull’assegno, se non quella del calcolo interamente contributivo, che potrebbe abbassare l’importo della pensione.

Quando Quota 100 terminerà la sua corsa potrebbe essere sostituita con altri meccanismi: ad esempio Quota 41 o Quota 102. La discussione governo sindacati sulle misure della fase 2 della flessibilità in uscita è stata comunque rimandata. ma ora torna sul tavolo con l’inziativa delle parti sociali, che chiedono a gran voce la flessibilità.

> Pensioni 2021: tutte le opzioni, criteri e trattamenti pensionistici <

Riforma pensioni: le ultime notizie dal governo 

Il governo Draghi per ora ha stabilito solo le proroghe di strumenti di anticipo pensionistico per alcune categorie che già esistono:

  • ape sociale
  • opzione donna.

Ha inoltre messo in cantiera un ampliamento lavori gravosi ed usuranti, per accedere alle modalità di pensione anticipata.

A tal proposito entro fine 2021 si dovrebbe chiudere il cerchio sui lavori delle due Commissioni paritetiche sui lavori gravosi, con lo scopo di strutturare l’età pensionabile in modo diversificato a seconda della gravosità dei lavori svolti dai cittadini. 

Il ministro del lavoro e le politiche sociali Andrea Orlando si è però detto aperto alla ripresa del confronto con le parti sociali per arrivare presto a una riforma del sistema previdenziale. In pratica a breve il tavolo negoziale ripartirà.

> Che pensione mi spetta: il vademecum Inps per orientarsi <

Riforma pensioni: cosa chiedono i sindacati

Il chiaro progetto “Cambiano le pensioni adesso” dei sindacati uniti stringe il governo attorno alle tenaglie della flessibilità pensionistica subito e non solo. Le parti sociali chiedono con questa iniziativa:

  • Flessibilità in uscita a 62 anni (in continuità con l’attuale Quota 100);
  • pensione anticipata per tutti coloro che hanno 41 anni di contributi;
  • il riconoscimento della gravosità dei lavori (la platea andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita);
  • il lavoro di cura delle donne, che subirebbero maggiormente gli effetti dello scalone che verrebbe a crearsi con lo stop a Quota 100 (da cui peraltro sono risultate abbastanza escluse). Si pensa a un anticipo di 12 mesi per ogni figlio;
  • una pensione di garanzia per i giovani (di cui già si era parlato con il precedente governo Conte)
  • di estendere la 14esima a una platea più ampia;
  • di rilanciare la previdenza complementare.

Pensioni: proposta del sottosegretario Durigon

Esprime apprezzamento il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, che all’Adnkronos afferma: “Bene la proposta della piattaforma sindacale per Quota 41”. 

Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla Legge Fornero”, sottolinea il sottosegretario leghista, spiegando che “Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero”. Adesso “aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno”, afferma Durigon.

“Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica”, a questo puntava Quota 100. “La crisi farà parecchi licenziamenti quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita”.

Pensioni: proposta di Pasquale Tridico Inps 

Interviene anche il presidente Inps Pasquale Tridico con un’intervista al quotidiano La Stampa. La sua proposta è quella di “andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo”. Un’idea che prevede un assegno pensionistico diviso in 2:

  • solo la parte contributiva potrebbe il via ad una uscita sui i 62-63 anni con 20 anni di contribuzione e al relativo pagamento. In questo caso si potrebbe fare un orario ridotto per lasciar spazio all’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani;
  • la parte retributiva si aggiungerebbe al raggiungimento dei 67 anni. E qui si potrebbe anche parlare di sconto di anni per l’uscita a favore delle donne con figli (anticipo di 1 anno per ogni figlio per le donne lavoratrici oppure 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi).

Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”. I sindacati però hanno subito bocciato questa idea per il rischio di avere assegni troppo bassi.



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28 COMMENTI

  1. Poi la proposta indecente di avere prima la parte contributiva della pensione fino a 67 e poi il calcolo retributivo. Tanto fanno quello che vogliono con i nostri soldi visto che già lo hanno fatto con le liquidazioni che bisogna aspettare tre anni almeno per ricevere gli accantonamenti degli anni versati. Ma la cosa ridicola non sono tanto le somme versate dal datore di lavoro ma la quota parte nostra cioè quella che versiamo noi lavoratori che avrebbero dovuto corrispondervi mensilmente. È come se faccio un piano di accumulo con un’assicurazione privata e dopo 40 anni che gli ho dato le quote al momento del riscatto mi sento dire – te li diamo non prima di 3 – anni. Una truffa statale bella e buona. Solo in Italia succedono queste schifezze

  2. Siamo all’improvvisazione totale. Incompetenti mentecatti che non sanno cosa fare. Solo prendersela con i lavoratori. A 65 anni avrò più di 44 anni di contributi. Pazzesco lavorare con responsabilità delicate e lucidità ridotta che comporta maggiori rischi di fare cavolate. Ma perché non modulano dai 40 anni di contributi con l’età . Cioè 102 con 40 anni e 62 età anagrafica. Ma sono cerebrolesi questi? O, fanno finta di non capire? Che schifezza

  3. E’ un ingiustizia, il governo si accinge a fare l’ennesimo sgarro ai lavoratori, ho 41 anni e due mesi di contributi e 61 anni e quattro mesi di età, sono donna e mamma di due figli è una vita che viaggio per recarmi al lavoro, quando potrò andare in pensione? sono stanca e non parlate di opzione donna che ti darebbero una miseria di pensione, “vorrei vedere i nostri politici cosa prendono di pensione al mese”, come me ci sono tante persone che vorrebbero fare spazio ai giovani, ma se la pensione non è adeguata come si fa a vivere visto che ogni giorno ci sono sempre aumenti di ogni genere, BASTA INGIUSTIZIE FATECI ANDARE IN PENSIONE CON 41 ANNI DI CONTRIBUTI

  4. Io sarei di fare come vuole il governo, purché quello che vale per noi valga anche per loro. Senza eccezioni. E chi é andato in pensione prima (leggi Sig. Fornero) torni a lavorare. Meno parole e più esempi.

  5. Vergogna ! I soldi per coprire le banche ci sono ma per le pensioni mancano .Ciò che mi addolora è che per la sinistra vanno bene le iniziative vergognose di Draghi sul pensionamento . Se la legge non può essere retroattiva per “i pensionati d’oro ” di noi fanno carne da macello !!!! . Ingiustizia totale

  6. io ho 60 anni precoce con 41 e 6 mesi di contributi, non licenziato ma finito contratto a termine,la legge non prevede che passo come precoce perche’ non licenziato ,ma non è tanto, troppo discriminatorio nel mondo lavorativo che avete creato voi, ma non vi vergognate a fare leggi discriminatorie……………………….. io cosa faccio mi cerco un contratto determinato a 60 anni?

  7. 41 anni di lavoro e 61 anni di età. Cosa vogliono di piu. Ricalcolo solo contributivo. È da ladri. Quello a te 95 e’ un f
    Diritto acquisito. Allora andiamo a rivedere tutto. Pensioni con 14 anni 6 mesi e gg. 1 riscosse da 30 anni. Oppure chi è andato con l’ultima retribuzione e riscuotono la pensioni da 35 anni più la reversibilità del marito più L’ accompagnatoria. Scusate ma io devo fare la fame con 1.000 euro al mese e chiedere aiuto ai miei figli. 41 anni di lavoro effettivo senza nessun Riscatto di periodi figurativi! Forse il ministro Franco o il presidente dell’ inps non conoscono la differenza.

  8. dipendenti pubblico con 62 anni e a dicembre 37 anni 10 mesi e 15 giorni in pratica per 1 mese e 20 giorni dovrei lavorare per altri 5 anni

  9. a vedere tutta questa gente che vuole andare un pensione senza avere versato i contributi mi viene la rabbia……
    ho quasi 41 anni di contributi, ma devo continuare fino a 41 anni e 10 mesi, se non allungano di nuovo, sono anni che ogni volta che vedo avvicinarsi la pensione fanno una riforma allungando l’età per raggiungerla.
    E inspiegabilmente fanno riforme in cui puoi andare con 38 anni – quota 100- o danno altre scappatoie a qualcuno- e io devo continuare a lavorare perchè ho incominciato da giovane e quindi non ho ancora 62 anni.
    Dovrebbero considerare solo gli anni che uno ha versato, non continuare a far lavorare e pagare chi ha un lavoro per mantenere chi continua a stare al bar o a lavorare in nero quando gli va per avere il reddito di cittadinanza… e troppo comodo….. conosco un mucchio di imprenditori che cercano personale per alberghi e ristoranti o officine, con contratti in regola, ma non trovano nessuno disponibile….gli orari sono troppi impegnativi…..certo è duro lavorare 8 ore ed eventualmente di più in caso di necessità, per chi non è abituato…..

    • Concordo in pieno con Pippa, anche io medesima situazione con 41 anni di contributi, 60 di età e l’obiettivo del pensionamento sempre più lontano …, ma perchè non viene prevista una propria situazione con tutti i contributi versati piuttosto che questo fluttuare a coprire situazioni di chi ha lavorato poco evitando, o magari per propria scelta, di versare quanto dovuto per garantirsi un domani dignitoso? Concordo anche su posizioni lavorative che non si coprono … perchè andare a lavorare quando esiste un sostentamento fornito dallo stato (quindi tutti noi) a categorie come parlamentati e notai (anche mafiosi disoccupati ?!?) che hanno fruito di fondi a sostegno delle partite iva in difficoltà o reddito di cittadinanza? C’è qualcosa che non funziona e …. intanto noi con reddito certo paghiamo!!!

      • concordo in pieno anche io ho la stessa situazione ho iniziato da giovane ha lavorare mi mancano poche mesi per raggiungere 41 anni di contributi quanti anni ancora devo lavorare .
        ho gia dato tutto adesso non c’e la faccio piu a lavorare . il governo deve fare le riforme giuste non quellle che non servono e che questi politici aprono gli occhi.

    • PIENAMENTE D’ACCORDO…CHI COME ME HA INIZIATO A LAVORARE A 16/17 ANNI,DEVE LAVORARE ANCHE PER CHI HA VERSATO SOLO 25/30 ANNI DI CONTRIBUTI? ALCUNE DI NOI,SI TROVA A VERSARE 45/46 ANNI DI CONTRIBUTI,E TANTE COME ME,FANNO LAVORI USURANTI, HANNO A CARICO FIGLI CHE NON SONO INDIPENDENTI,E DEVONO ASSISTERE A GENITORI NON AUTOSUFFICIENTI.
      CHI COME ME LAVORA IN OSPEDALE,CHE QUALITA’ PUO’ GARANTIRE ALLA SANITA’ E AL CITTADINO?

  10. Buongiorno, quest’anno ho i requisiti per andare in pensione con l’opzione donna, ma prima di un anno non percepirò la pensione, chiedo se posso richiederla l’anno prossimo anche se caso mai non la rinnovassero o in tal caso perdo i dritti acquisiti.
    Ringrazio e porgo cordiali saluti
    franca

  11. Mia moglie ha perso il lavoro il 30 marzo 2020 , con 33 anni di contributi , e un età di 58 anni . Quando potrà pensare di andare in pensione , anche perchè nessuno mai la assumerà. Abbiamo tre figli. Sarebbe doveroso permettere una finestra , per tutti coloro che sono in una situazione analoga

  12. Molte persone, di oltre 60 anni, sono disoccupate da vari anni e non troveranno più un lavoro quindi deve essere previsto un sistema di flessibilità anche per tutti i disoccupati. A partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi ognuno deve poter scegliere come e quando utilizzare i contributi versati.
    E precisamente sono in questa situazione ormai insostenibile….Ho 64 anni e mezzo e solo 23 anni di contributi versati, sono disoccupata da 10 anni e non ho altra speranza che la pensione se un giorno la vedro’…..
    Giuliana

  13. 30 anni di contributi a regime misto (privato e pubblico ) età 61 quale possono essere le mie aspettative per la pensione. Speravo nella proposta di Del Rio ma non se ne parla più.

  14. una vergogna TOTALE! ho un anno di lavoro privato ’82-’83 e dall’83 in poi sono una dipendente pubblica. In totale nel 2022 avrei ben 40 anni di GAL…. ehm lavoro ma sono del ’60 quindi non rientro per tre mesi nella quota 100 perchè non ho l’età. Se dovessero decidere per quota 102 con 64 anni di età neanche ci potrei essere: dovrei aspettare, da fine 2021, altri 3 anni ma compirei ben 43 anni di GALE… ehm di contributi. Ho chiesto per l’opzione donna perchè sono veramente stanca: non del lavoro! ma di sopportare le angherie dei superiori che ogni qualvolta un collega va in pensione credono sia tu l’ereditiera (o l’ereditiere) perchè loro intanto, devono continuare a prendere gli obiettivi sulle tue spalle pur non avendo gli attributi per comandare e/o organizzare il lavoro… a loro riesce solo metterci gli uni contro gli altri senza mai comparire. Dicevo opzione donna! dopo 40 anni di versamenti, sbattimenti, rispetto degli orari, cresci figli, bada alla famiglia e sapete quant’altre difficoltà i conti erano di 700.00 EURO di pensione !!!!!! ecco cosa ci donano! Anche i governi ci mettono gli uni contro gli altri vedi Brunetta – guerra tra cittadini e lavoratori pubblici oppure lavoratori pubblici contro lavoratori privati – oppure vedi reddito di cittadinanza ottenuto tranquillamente fuori i bar o sul divano di casa …… Non avrei mai voluto fare tali paragoni perchè ero una sostenitrice di tale civiltà ma così no! proprio non mi va giù….. Ah p.s. dimenticavo che l’anno che ho lavorato privatamente non ritorna nel conto mi hanno detto che varrà al compimento dei 67 anni!!!!!! quindi, nel 2022 non avrò 40 anni, bensì 39! che razza di modi….. e loro aspettano il semestre bianco!

  15. PATRIZIA
    In questo grande caos ad oltranza di ingiustizie pensionistiche, mi sembra sensata e corretta la proposta fatta da Di Maio. Tutti in pensione a 65 anni e largo ai giovani sul lavoro ma per davvero!!
    Non se ne può più!!

  16. Salve, a novembre sono 63 anni con oltre 36 di contributi e svolgendo servizi di pulizie rientro nell’ape sociale.
    LA domanda è: sono obbligato a fare i tre mesi di disoccupazione per averne beneficio? Grazie

  17. Buongiorno, io ho iniziato a lavorare all’età di 17 anni sono del 1956 a novembre avro’ 65 anni. Posso usufruire dell’opzione donna? Mi costera’ tanto il fattore contributivo? A oggi ho 36 anni di contributi. Nel 2020 ne ho fatto 35. Quindi in teoria potrei.
    Sono del settore pubblico. Non so se mi conviene. Grazie

  18. Mai come ora sarebbe valida la proposta fatta da Di Maio qualche tempo fa, età pensionistica a 65 anni per tutti. Si ridurrebbe solo d di 2 anni rispetto alla legge Fornero, ma darebbe ampio spazio ai giovani.

  19. sono pienamente d’accordo con quanto afferma il sig.massimo, io sono una donna di 62 anni compiuti e mi trovo disoccupata .dal 2012.

    • Anch’ io condivido: i disoccupati a partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi devono poter scegliere come e quando andare in pensione. Quindi gradirei che si parlasse anche di coloro che hanno già perso il lavoro e non lo troveranno più.

  20. Ma come fa il presidente Inps Pasquale Tridico a fare una proposta così assurda ed indecente????
    Penso che dopo aver versato 41 anni di contributi una persona abbia tutti i diritti di andare in pensione??? lui quando ci andrà quanti ne avrà versati??? e con che pensione ci andrà?????

  21. Penso che la proposta del presidente dell’INPS di uscita anticipata (con relativa riduzione -anche importante – da pareggiare al compimento dei 67 anni di età) sia molto di buon senso e sarebbe anche utile per far entrare nel ciclo lavorativo persone giovani e sicuramente più dinamiche.

  22. Ho 63 anni svolgo un lavoro molto faticoso trasloghi e montaggi mobili, mi rendo conto che non c’è l’ha faccio più, la domanda è questa: potrei uscire dal mondo del lavoro con la pensione anticipata con 32 anni di contributi?
    Vi ringrazio anticipatamente aspettando una vostra pronta risposta.

    • Gentile Luciano, attualmente l’età minima richiesta per andare in pensione è di 67 anni per quella di vecchiaia. Per quota 100, invece, non arriva ai contributi minimi richiesta, pari a 38 anni. Quindi, allo stato attuale, non ha ancora le condizioni minime per andare in pensione. Cordiali saluti.

  23. Molte persone, di oltre 60 anni, sono disoccupate da vari anni e non troveranno più un lavoro quindi deve essere previsto un sistema di flessibilità anche per tutti i disoccupati. A partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi ognuno deve poter scegliere come e quando utilizzare i contributi versati.

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