Riforma Pensioni 2022: Quota 102, donne, flessibilità, giovani. Ultime notizie

Chiara Arroi 30/12/21
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Cosa succederà alla riforma pensioni con il tramonto di Quota 100? È la domanda che tutti si stanno ponendo in vista del termine di una delle possibilità di uscita anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, concessa fino al 31 dicembre 2021 dall’opzione voluta dalla Lega e introdotta dell’ex governo Conte 1.

Con il Pnrr e la nuova politica previdenziale del governo Draghi, si comincia a parlare di come riformare il sistema pensionistico a partire dal 2022, dell’età giusta per andare in pensione per non far crollare il sistema previdenziale e garantire il giusto turn over nel mercato del lavoro.

I dubbi su cosa accadrà il prossimo anno intanto sono stati sciolti dall’approvazione della Legge di bilancio 2022, con cui sono state introdotte le prime modifiche al sistema: in primis Quota 102 per un anno, rinnovo Opzione donna e Ape social.

Vediamo di seguito tutte le novità del 2022 e le novità sul cantiere riforma avviato di concerto con i negoziati con le sigle sindacali.

Indice dei contenuti

Riforma pensioni 2022: le novità in Legge di bilancio

(** Aggiornamento al 30 dicembre 2021**). La Manovra 2022 è stata approvata in via definitiva il 30 dicembre 2021, al rush finale e con spettro dell’esercizio provvisorio ad incombere. Tra le tante novità confermate (Riforma Irpef, Superbonus, ammortizzatori sociali) c’è anche un primo passo compiuto in direzione della riforma delle pensioni per i prossimi anni.

Con la Legge di di bilancio 2022 sono infatti state approvate le seguenti novità previdenziali:

  • Introduzione di Quota 102 (con Quota 100 scaduta),
  • Proroga dell’anticipo pensionistico Opzione Donna
  • Proroga dell’anticipo pensionistico Ape social (con ampliamento delle attività gravose che ne danno diritto).

Quota 102 è la possibilità per lavoratori dipendenti di poter anticipare la pensione rispetto ai requisiti ordinari, ossia:

  • pensione di vecchiaia: minimo 67 anni d’età, oltre ad almeno 20 anni di contributi;
  • pensione anticipata: 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. L’accesso alla pensione prescinde dall’età anagrafica.

Il meccanismo s’inserisce nell’ambito della flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, consentendo ai lavoratori di poter pensionarsi con:

  • 64 anni d’età;
  • 38 anni di contributi.

Poi Ape social rinnovata di 12 mesi, ma con alcune novità. Innanzitutto, la categoria dei lavoratori gravosi viene allargata ad altre 8 mansioni. Inoltre, viene eliminato il requisito di accesso all’Ape dei 3 mesi dalla fine della NASpI, il sussidio di disoccupazione.

La lista lavori gravosi aumenta: da 15 diventano 23. In soldoni, una platea più ampia di contribuenti potrà ottenere l’anticipo pensionistico grazie all’assegno-ponte dell’INPS.

Per quanto riguarda i requisiti anagrafici, bisogna avere almeno 63 anni d’età. Mentre i contributi minimi richiesti sono 36 anni.

Infine Opzione donna, rinnovata ancora. Per poterne usufruire è necessario possedere determinati requisiti, sia pensionistici che anagrafici: il requisito contributivo è univoco, ossia pari a 35 anni. Diversamente, l’età anagrafica si differenzia in base alla categoria di appartenenza della lavoratrice. Infatti, è necessario avere:

  • un’età pari o superiore a 58 anni, nel caso delle lavoratrici dipendenti;
  • un’età pari o superiore a 59 anni, nel caso delle lavoratrici autonome.

Tali requisiti devono essere posseduti entro il 31 dicembre 2021.

Riforma Pensioni 2022: flessibilità, giovani e donne

(**Aggiornamento del 21 dicembre 2021**). Con tre tavoli tematici ripartirà il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma strutturale del sistema Pensioni per il 2022. Gli incontri si terranno però dopo la pausa delle festività natalizie e avranno come temi centrali: la flessibilità in uscita, le pensioni per i giovani, la pensione per le donne. Ma ci sarà anche spazio per discutere di pensione complementare.

Con i sindacati abbiamo avuto un confronto costruttivo sulla riforma delle pensioni. È l’inizio di un percorso attraverso il dialogo che continua, come ho sempre auspicato, e che può contribuire a far fare passi avanti per i diritti di lavoratrici e lavoratori”. Con queste parole il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha salutato la pacificazione con le sigle sindacali Cgil, Csil e Uil, che riceveranno ora un calendario di incontri durante i quali piantare i primi paletti per una riforma strutturale di parziale revisione della Legge Fornero.

Positivo il giudizio dei rappresentanti sindacali. “Oggi siamo di fronte ad una dichiarazione ufficiale sulla disponibilità del governo a fare una discussione sulla riforma della legge Fornero. Cosa mai avvenuta prima in questi 10 anni”, ha spiegato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Per Luigi Sbarra della Uil invece: “È stato un incontro importante. Il governo ha accolto la nostra impostazione per avviare una fase di confronto per negoziare una riforma complessiva, strutturale delle pensioni. Domani ci invieranno un calendario di incontri”.

“Un appuntamento importante. Si è deciso di aprire finalmente il cantiere per discutere della riforma della legge Fornero. Con tre confronti: sulla flessibilità in uscita, sulla previdenza per giovani e donne e sulla previdenza complementare. Abbiamo concordato il metodo”. Così il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri.

Riforma Pensioni 2022: primo step governo-sindacati

(**Aggiornamento del 17 novembre 2021**). E’ durato poco più di due ore l’incontro del 16 novembre tra le sigle sindacali e il premier Mario Draghi su Riforma Pensioni e Fisco. E questa volta il premier è rimasto seduto al tavolo, rendendosi disponibile ad aprire una discussione sulle pensioni, con incontri che verranno fissati “a breve, già a partire da dicembre”.

Il succo è che nella prossima Manovra di bilancio 2022 non ci sono i soldi per introdurre una riforma previdenziale corposa: “non ci sono le risorse per affrontare una riforma strutturale delle pensioni”, hanno affermato fonti di governo al termine della riunione. L’orizzonte temporale per vedere qualcosa di concreto sembra essere il prossimo anno con il nuovo Documento di economia e finanza per la preparazione della Legge di bilancio 2023, come ha confermato il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri.

Tradotto: per il 2022 restano Opzione donna, Quota 102, Ape social allargata. Tutto il resto invece viene rimandato: quindi il futuro della pensione di garanzia per i giovani, del ritorno alla Fornero, del pensionamento con 41 anni di contributi e dei nuovi lavori usuranti che danno diritto al pensionamento anticipato probabilmente verranno discussi per il 2023.

“Visto che il confronto sulle pensioni parte a dicembre ho domandato a Draghi se terminerà in tempi brevi o se l’orizzone è il Def” atteso tra fine marzo e inizio aprile “, ha detto Bombardieri, “e lui ha confermato che quello è il tempo previsto. Poi gli ho chiesto – ha raccontato lo stesso segretario Uil – se lo faremo ancora con lui e ha risposto: sì, lo farete come me”.

C’è stato un confronto su due temi principali: le pensioni e il fisco. “Su fisco – ha continuato Bombardieri – hanno ascoltato le nostre tesi, ci siamo confrontati e si apre un confronto anche con simulazioni tecniche. E abbiamo preso l’impegno ad aprire i primi giorni dicembre un confronto su riforma legge Fornero. Intanto si avvierà un confronto con i ministri Franco e Orlando per capire se e dove ci sono spazi per intervenire nella manovra in corso”. Un confronto “per capire se ci sono disponibilità economica e volontà politica”.

Sull’insieme dei temi relativi a pensioni e fisco “abbiamo registrato una disponibilità ad un confronto” da parte del governo. “C’è la certezza dei risultati? No. Ad oggi abbiamo la possibilità di un confronto che non era scontata”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi. “Dobbiamo vedere quali saranno le risposte”, intanto gli “approfondimenti” partiranno a breve, sottolinea.

Riforma Pensioni 2022: requisiti di età fissi fino al 2024

(**Aggiornamento al 11 novembre 2021**). Nulla cambia sui requisiti di età per accedere alla pensione di vecchiaia, almeno fino al 2024. E’ stato pubblicato il decreto del MInistero dell’economia, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 10 novembre, sull’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.

Il decreto fissa a 67 anni di età per tutti (uomini e donne) l’età minima per accedere ai trattamenti pensionistici.

A decorrere dal 1° gennaio 2023, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all’art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall’ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, non sono ulteriormente incrementati”, specifica l’articolo 1 del decreto Mef.

La decisione è legata al mancato aumento della speranza di vita. Il provvedimento ricorda infatti che già a partire dal decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, è previsto il collegamento tra requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita registrati ogni anno dall’ISTAT, da effettuarsi con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Ciò va fatto almeno 12 mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento, in modo omogeneo per tutti i regimi pensionistici.

Nel decreto in questione viene certificata una variazione Istat negativa (-0,25 di anno, pari a tre mesi), registrata dalla popolazione residente all’età di 65 anni, per effetto del Covid.

Ora è ufficiale quindi: fino al 31 dicembre 2024 non ci sarà nessun aumento dell’età pensionabile. Tradotto quindi:

  • per i contributivi puri si va in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi effettivi, e a 71 anni con un minimo di 5 anni di contributi effettivi;
  • per la pensione di vecchiaia resta l’età minima di 67 anni.

Riforma pensioni 2022: Opzione Donna a 58 anni

L’iniziale ipotesi di innalzare l’età minima per accedere a Opzione donna a 60 anni è sfumata. L’ulteriore gradino che avrebbe aumentato la soglia minima dai 58 anni ai 60 per le dipendenti e da 59 a 61 per la autonome, è stato ufficialmente messo da parte con una riunione sulla Manovra di bilancio, tenutasi il 9 novembre a Palazzo Chigi.

A quanto si apprende la riunione si è chiusa con un accordo sulla modifica della norma contenuta in Legge di bilancio. La soglia d’età torna quindi ad essere abbassata, come aveva anche anticipato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando.

Nella ipotesi iniziale l’età per Opzione donna si alzava a 60 anni: con questo accordo invece vengono confermati gli attuali requisiti di pensionamento anticipato con 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome.

Riforma pensioni 2022: le novità della Legge di bilancio

Negli scorsi giorni si è consumato lo scontro con i sindacati, che hanno contenstato la mancanza di un orizzonte chiaro per la prossima riforma del sistema previdenziale.

Le novità sulla riforma pensioni inserite in Legge di bilancio ed enunciate dal ministro Andrea Orlando durante la conferenza stampa sulla Manovra non lasciano però spazio a dubbi sugli obiettivi del governo Draghi:

  • cancellazione di Quota 100 al 31 dicembre 2021;
  • introduzione per il 2022 del pensionamento con Quota 102;
  • graduale ritorno alla riforma Fornero (tutti in pensione a 67 anni di età).

“Per le pensioni l’impegno del governo è tornare in pieno al contributivo. Si prevede una transizione al Quota 102, abbiamo rafforzato opzione donna e Ape sociale e ampliato la gamma dei soggetti che possono utilizzarla”, ha spiegato Draghi nelle prime battute della conferenza stampa di presentazione della Manovra economica, tenutasi nella serata del 28 ottobre.

A ciò il ministro Orlando ha aggiunto una rassicurazione sull’Ape sociale: “Sulle pensioni l’ape sociale è stata integrata con una serie di categorie sulla base del criterio della gravosità”.

Si legge infatti all’articolo 23 del testo della Manovra: ““I requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui al primo periodo del presente comma sono determinati in 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva per i soggetti che maturano i requisiti nell’anno 2022. Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2022 può essere esercitato anche successivamente alle predette date, ferme restando le disposizioni del presente articolo”.

In poche parole non si andrà più in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, bensì con 64 di età e 38 di contributi: ecco perchè Quota 102.

Riforma pensioni 2022: stallo governo-sindacati

(** Aggiornamento 27 ottobre 2021**). Non è andato affatto bene l’incontro governo-sindacati sulla riforma del sistema pensioni da inserire in Manovra e su altri aspetti della tematica lavoro, tenutosi il 26 ottobre. Per dirla tutta il premier Mario Draghi si è alzato e ha abbandonato il tavolo (per un altro impegno), lasciando che i ministri competenti continuassero la discussione con i leader Cgil, Cisl e Uil.

In sostanza le sigle chiedono una riforma più complessiva del sistema previdenziale. Quello che invece Draghi sembra avere in mente è un ritorno (seppure lievemente graduale) alla Fornero con l’uscita a 67 anni. Nulla di così rivoluzionario. Non è bastato neanche l’annuncio della sicura proroga di Opzione donna e Ape social a rasserenare i toni.

Al termine dell’incontro i sindacati hanno sentenziato che l’incontro non è andato bene: non c’è accordo sulle pensioni ma anche sugli ammortizzatori sociali e sul taglio delle tasse, che temono sbilanciato in favore delle imprese. Dopo il varo della legge di bilancio, valuteranno le modalità di una “mobilitazione”. Si parla quindi di sciopero, mentre il governo si appresta giovedì 28 ottobre a varare la Manovra 2022 in un Consiglio dei ministri dedicato.

All’uscita da Palazzo Chigi, dopo tre ore di confronto prima con Draghi, poi con i ministri Franco, Orlando e Brunetta, le parole sono rigide e piene di delusione. Luigi Sbarra della Cisl parla di “grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali”: le misure sono “largamente insufficienti sia per le pensioni, che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza”, aggiunge. Non bastano “soli” 600 milioni, sottolineano Pierpaolo Bombardieri della Uil e Maurizio Landini della Cgil: “non è una riforma degna di questo nome”. Quindi, sciopero generale? “Se giovedì il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione”, ha risposto Landini.

Ad oggi sappiamo quindi solo che verrà confermata Opzione donna così come verrà confermata ed estesa a nuove categorie di lavori gravosi Ape social.

Riforma pensioni 2022: Quota 102 – 104

(**Aggiornamento al 20 ottobre 2021**). Con l’approvazione del Documento Programmatico di Bilancio, ovvero l’ossatura della prossima Manovra, arrivano nuovi dettagli sulla riforma delle pensioni e sulle proposte per il superamento di Quota 100. Il 31 dicembre 2021, infatti, la misura pensionistica introdotta dal governo giallo-verde terminerà.

Vengono stanziati 2 miliardi di euro a tal fine, che andranno a estendere la platea dei lavori gravosi permettendo così l’uscita anticipata dal lavoro a un numero maggiore di lavoratori, mentre potrebbe essere esteso anche il contratto di espansione.

Un’altra proposta sulla quale in governo è ancora al lavoro riguarda Quota 102, che permetterebbe di andare a pensione a 64 anni con 38 anni di contributi. Sarebbe in ogni caso una misura ponte verso Quota 104, che arriverà dal 2023.

Tutto è ancora in discussione, il Ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti ha proposto che questa misura venga applicata solo agli statali. Vedremo quindi i prossimi sviluppi nella stesura della Legge di Bilancio 2022.

Riforma pensioni 2022: nuovi lavori gravosi

(**Aggiornamento al 21 settembre 2021**). Il cantiere della riforma pensioni prende forma con la Commissione istituzionale sui lavori gravosi, presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano, che ha chiuso l’istruttoria sulla revisione dell’elenco dei lavori gravosi, che consentono di andare in pensione anticipata a 63 anni di età con l’assegno ponte Inps dell’Ape social.

Il nuovo elenco delle mansioni gravose passa da 65 a ben 203 attività pesanti: dai macellai ai portantini, dai bidelli ai falegnami fino ai tassisti, insegnanti di scuola primaria e cassieri.

Grazie a questa revisione molti più lavoratori esposti a stress lavorativo potrebbero uscire da lavoro allo scoccare dei 63 anni, anzichè i normali 67 previsti dalla pensione di vecchiaia, grazie all’Ape sociale, che consente l’anticipo della pensione grazie all’assegno ponte Inps.

Rispetto alle 15 categorie previste finora sono state scelte altre 27 categorie con un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media.

Oggi sono appunto 15 le mansioni gravose a cui è concesso anticipare la pensione. Nella proposta che ora passerà ora al vaglio dei ministeri dell’Economia e del Lavoro guidati da Daniele Franco e Andrea Orlando si passa da 15 a 57 gruppi e da 65 a 203 mansioni.

> Consulta qui il nuovo elenco dei 203 lavori gravosi < 

Riforma pensioni 2022: Ocse contro Opzione donna

(**Aggiornamento al 7 settembre 2021**). Che Quota 100 avrà vita breve lo si è ormai capito, ma ora a essere sotto accusa all’interno del sistema previdenziale italiano (in ottica riforma 2022) è anche Opzione Donna. Grande accusatore è l‘Ocse, che ha bocciato in toto queste due tipologie di anticipo pensionistico introdotte nel Paese.

In occasione della pubblicazione dell’Economic Survey per l’Italia, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico punta il dito sia contro Quota 100, che consente il pensionamento anticipato dai 62 anni d’età con almeno 38 anni di versamenti di contributi sia contro Opzione donna, che invece che dà diritto al pensionamento anticipato con un trattamento calcolato su base contributiva fino a dicembre 2021. Misura che a dire dell’Organizzazione “non andrebbe rinnovata, perché amplifica i rischi di povertà in età avanzata”.

Il consiglio è dunque quello di lasciar perdere anche questa formula pensata per facilitare l’uscita da lavoro delle donne. Meglio puntare sul futuro dei giovani.

Così come è meglio lasciare scadere a dicembre 2021 anche Quota 100. “Se quota 100 fosse adottata su base permanente” – spiegano gli analisti Ocse – la spesa pensionistica registrerebbe un aumento comulativo pari a 11 punti percentuali del Pil tra il 2020 e il 2045. Pertanto sarebbe opportuno lasciar scadere Quota 100 nel dicembre 2021″.

Riforma pensioni 2022: Fornero consulente del governo

(**Aggiornamento al 20 luglio 2021**). Schiaffo di Mario Draghi (o meglio di Bruno Tabacci) a 5 Stelle e Lega in questa lunga strada verso la riforma delle pensioni. Per superare quanto fatto finora con Quota 100, è stata chiamata proprio colei che fu promotrice della precedente Riforma delle pensioni: l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero. Non sarà certo lei ad avere in mano le chiavi della nuova riforma, ma è comunque stata nominata coma parte del tema di consulenza chiamato ad esprimersi (gratuitamente) in merito. Niente potere decisionale ma solo di consulente quindi quello della professoressa madre della più odiata riforma pensionistica introdotta durante il governo Monti.

E non tarda certo la reazione del suo più grande nemico, Matteo Salvini: “La Fornero? Con tutto il rispetto, per me conta men che zero. E’ una consulente del signor Tabacci”.

>> Riforma Fornero: ecco i nomi di tutti i politici che la votarono

Elsa Fornero è entrata nel Consiglio d’indirizzo per la politica economica istituito a Palazzo Chigi, assieme a Mauro Magatti, Silvia Scozzese, Anna Maria Tarantola, Giuseppe De Rita ed altri economisti, sociologi e giuristi, che sono diventati consulenti a Palazzo Chigi per le Politiche economiche.

Questo si legge sul sito del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE). Inevitabilmente il nome Fornero ha subito scatenato polemiche, che hanno amareggiato l’economista: “Dicono che sono entrata nel governo. Una sciocchezza”. Io sinceramente speravo che si fossero già sfogati con i due economisti liberisti, quelli crocefissi sui social”, dice Fornero. “Ci sono dei momenti in cui la politica ci chiama- Forse perché sente che è venuto il momento di compiere scelte impopolari”.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci – si legge sul sito del dipartimento – in forza della delega ricevuta dal presidente Mario Draghi in materia di coordinamento della politica economica e programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale, ha provveduto con due distinti decreti già registrati a istituire un Consiglio d’indirizzo che avrà il compito, a titolo gratuito, di orientare, potenziare e rendere efficiente l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso il DIPE.

Tale organismo sarà presieduto dallo stesso sottosegretario Tabacci con il coordinamento del capo del DIPE, professor Marco Leonardi”. “Sono stati dunque nominati e ne fanno parte: Antonio Calabrò, Patrizia De Luise, Giuseppe De Rita, Elsa Fornero, Giuseppe Guzzetti, Alessandra Lanza, Mauro Magatti, Alessandro Palanza, Alessandro Pajno, Monica Parrella, Paola Profeta, Silvia Scozzese, Alessandra Servidori, Anna Maria Tarantola, Mauro Zampini”.

Riforma pensioni 2022: le proposte dell’Inps

(**Aggiornamento al 12 luglio 2021**) Durante la presentazione del XX Rapporto annuale Inps a Montecitorio, tenutasi il 12 luglio, il Presidente dell’Istituto Pasquale Tridico ha illustrato la relazione annuale sulle attività dell’ente in tema di welfare nazionale. Nel rapporto è stato poi dedicato un capitolo ad hoc a 3 proposte di riforma pensioni che Inps mette sul tavolo.

In particolare queste le proposte che emergono dal XX Rapporto annuale Inps:

  • 41 anni di contribuzione: si riduce il requisito dell’anzianità contributiva a 41 di anni di contribuzione23 per l’accesso alla pensione anticipata sia per gli uomini che per le donne (lasciando inalterata la finestra trimestrale per la decorrenza della pensione) favorendo coloro che hanno un numero elevato di anni di contribuzione indipendentemente dal requisito anagrafico. La proposta non prevede modifiche al metodo di calcolo della pensione.
  • opzione al calcolo contributivo: si introduce un requisito di flessibilità che permetta a tutti l’uscita anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori del sistema contributivo (64 anni di età e almeno 20 di anzianità contributiva con un importo minimo della pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale). A causa della limitata possibilità di accesso per i lavoratori autonomi e per le donne, si propone in alternativa un requisito di almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza il limite sul valore dell’assegno. La proposta prevede la modifica al calcolo della pensione che viene effettuato con le regole dell’opzione al contributivo.
  • anticipo della quota contributiva della pensione: si permette ai lavoratori del sistema misto l’anticipo pensionistico della sola quota di pensione contributiva al raggiungimento dei seguenti requisiti: almeno 63 anni di età, almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento del requisito di vecchiaia al lavoratore viene riconosciuta anche la quota retributiva della pensione.

Dall’approfondimento emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo”, ha specificato Tridico. “La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi”.

> Scarica qui il XX Rapporto annuale Inps 

Riforma pensioni 2022: contratto di espansione ampliato

(**Aggiornamento al 27 maggio 2021**). Mentre negoziati e proposte restano per ora sui tavoli di parti sociali e governo, l’ultima news in tema di pensioni si avvicenda all’esigenza di occupazione dei giovani nel mondo del lavoro. Sarà più facile infatti accedere al contratto di espansione nelle aziende, per andare in pensione in anticipo. In particolare via libera anche alle medie aziende.

La platea dei destinatari cresce notevolmente perché l’accesso allo strumento è ora previsto anche alle piccole e medie imprese. Dopo le richieste delle parti sociali, si abbassa la soglia per l’accesso al contratto di espansione alle aziende con almeno 100 dipendenti. 

Questo in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla Legge di bilancio 2021 e, soprattutto dal Decreto Crescita, che aveva già abbassato la soglia a 250 dipendenti per 5 anni.

In sostanza il Decreto Sostegni bis, all’articolo 39 stabilisce che possono approfittare di questo scivolo pensionistico anche i lavoratori delle aziende con 100 unità.

Il contratto di espansione consente di avviare piani concordati di esodo per i lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi (5 anni) dal conseguimento del diritto alla pensione.

Ai lavoratori aderenti il datore di lavoro eroga un’indennità mensile di esodo, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto fino alla prima decorrenza utile della pensione.

Da questa somma viene dedotto l’importo di NASPI che sarebbe spettato al lavoratore per tutto il periodo di spettanza dell’indennità di disoccupazione.

Riforma pensioni 2022: flessibilità in uscita

(**Aggiornamento al 7 maggio 2021**). Si muovono intanto le parti sociali. I sindacati in pressing chiedono un programma per superare quota 100, a partire dal 2022. Lo slogan scelto è molto chiaro: “Cambiare le pensioni adesso“. Con questa iniziativa i tre leader confederali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri puntano i piedi e rivendicano una proposta per rendere l’uscita da lavoro più flessibile, come da tempo si parla.

Lo spauracchio è il gap pensionsitico che verrebbe a crearsi dal 2022, con gli ultimi pensionati che escono a 62 anni di età e 38 di contributi e il ritorno alla normale pensione di vecchiaia con 67 anni di età (Riforma Fornero). Uno scalone di ben 5 anni causato dal ritorno alla Legge Fornero secca. 

>> Tutti coloro che votarono la Legge Fornero

L’idea che circola da diverso tempo è di introdurre una flessibilità in uscita dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, in entrambi i casi senza ricalcolo contributivo della pensione.

Riforma pensioni: dopo Quota 100?

Quota 100 scade il 31 dicembre 2021: una delle misure introdotte con la Legge di Bilancio 2019, in via sperimentale aveva appunto disposto nuove disposizioni sui requisiti di accesso e decorrenza della pensione anticipata, per determinate categorie di cittadini.

Secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio, con la quota 100 era consentita l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti gli italiani con almeno:

  • 38 anni di contributi;
  • un’età anagrafica di almeno 62 anni;

senza subire alcuna penalizzazione sull’assegno, se non quella del calcolo interamente contributivo, che potrebbe abbassare l’importo della pensione.

Quando Quota 100 terminerà la sua corsa potrebbe essere sostituita con altri meccanismi: ad esempio Quota 41 o Quota 102. La discussione governo sindacati sulle misure della fase 2 della flessibilità in uscita è stata comunque rimandata. ma ora torna sul tavolo con l’inziativa delle parti sociali, che chiedono a gran voce la flessibilità.

> Pensioni 2021: tutte le opzioni, criteri e trattamenti pensionistici <

Riforma pensioni: le ultime notizie dal governo 

Il governo Draghi per ora ha stabilito solo le proroghe di strumenti di anticipo pensionistico per alcune categorie che già esistono:

  • ape sociale
  • opzione donna.

Ha inoltre messo in cantiera un ampliamento lavori gravosi ed usuranti, per accedere alle modalità di pensione anticipata.

A tal proposito entro fine 2021 si dovrebbe chiudere il cerchio sui lavori delle due Commissioni paritetiche sui lavori gravosi, con lo scopo di strutturare l’età pensionabile in modo diversificato a seconda della gravosità dei lavori svolti dai cittadini. 

Il ministro del lavoro e le politiche sociali Andrea Orlando si è però detto aperto alla ripresa del confronto con le parti sociali per arrivare presto a una riforma del sistema previdenziale. In pratica a breve il tavolo negoziale ripartirà.

> Che pensione mi spetta: il vademecum Inps per orientarsi <

Riforma pensioni: cosa chiedono i sindacati

Il chiaro progetto “Cambiano le pensioni adesso” dei sindacati uniti stringe il governo attorno alle tenaglie della flessibilità pensionistica subito e non solo. Le parti sociali chiedono con questa iniziativa:

  • Flessibilità in uscita a 62 anni (in continuità con l’attuale Quota 100);
  • pensione anticipata per tutti coloro che hanno 41 anni di contributi;
  • il riconoscimento della gravosità dei lavori (la platea andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita);
  • il lavoro di cura delle donne, che subirebbero maggiormente gli effetti dello scalone che verrebbe a crearsi con lo stop a Quota 100 (da cui peraltro sono risultate abbastanza escluse). Si pensa a un anticipo di 12 mesi per ogni figlio;
  • una pensione di garanzia per i giovani (di cui già si era parlato con il precedente governo Conte)
  • di estendere la 14esima a una platea più ampia;
  • di rilanciare la previdenza complementare.

Pensioni: proposta del sottosegretario Durigon

Esprime apprezzamento il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, che all’Adnkronos afferma: “Bene la proposta della piattaforma sindacale per Quota 41”. 

Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla Legge Fornero”, sottolinea il sottosegretario leghista, spiegando che “Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero”. Adesso “aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno”, afferma Durigon.

“Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica”, a questo puntava Quota 100. “La crisi farà parecchi licenziamenti quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita”.

Pensioni: proposta di Pasquale Tridico Inps 

Interviene anche il presidente Inps Pasquale Tridico con un’intervista al quotidiano La Stampa. La sua proposta è quella di “andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo”. Un’idea che prevede un assegno pensionistico diviso in 2:

  • solo la parte contributiva potrebbe il via ad una uscita sui i 62-63 anni con 20 anni di contribuzione e al relativo pagamento. In questo caso si potrebbe fare un orario ridotto per lasciar spazio all’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani;
  • la parte retributiva si aggiungerebbe al raggiungimento dei 67 anni. E qui si potrebbe anche parlare di sconto di anni per l’uscita a favore delle donne con figli (anticipo di 1 anno per ogni figlio per le donne lavoratrici oppure 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi).

Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”. I sindacati però hanno subito bocciato questa idea per il rischio di avere assegni troppo bassi.

Chiara Arroi

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