15 maggio 2013: una data segnata in rosso per i cittadini italiani. Il 15 maggio prossimo scandisce, infatti, la scadenza del mandato presidenziale settennale di Giorgio Napolitano. Non di rado la corsa al Quirinale è stata accostata, per intensità e qualità di manovre, ad una partita di scacchi. Il progetto di rieleggere un presidente della Repubblica uscente costituisce la classica mossa di apertura che segna di fatto l’avvio della competizione, e serve altresì a tener celata l’attenzione mediatica sui nomi dei reali contendenti. I grandi spostamenti per la successione sono in corso da tempo, e questa volta la confutazione di un’ipotetica ricandidatura da parte dell’attuale Capo dello Stato per un secondo mandato, ha fatto confluire nuova linfa al processo accelerante la corsa.

La più alta carica dello Stato, non molto tempo addietro relegata a mera istituzione simbolica, già con Ciampi prima e soprattutto con Napolitano poi, è assurta a centro nevralgico del sistema politico nazionale. Tra i più papabili aspiranti al titolo figurano nomi quanto mai divergenti. Uno dei profili indubbiamente più quotati è quello di Romano Prodi che dopo cinque anni di silenzio politico, si ripresenta sulla scena. Il ritorno del Professore emiliano è stato segnato dalla comparsata di domenica scorsa, al fianco di Pierluigi Bersani, con un intervento a Milano in piazza Duomo. E’ opinione di molti che il discorso di appoggio al candidato Premier del Pd abbia formalizzato l’ufficializzazione della rispettiva candidatura al Quirinale. Persino i bookmaker internazionali non rimangono indifferenti al “richiamo” del Professore, tanto da risultare, il nome di Prodi, tra i più favoriti sulla lavagna della sigla Betaland, nella scommessa sul prossimo Presidente della Repubblica. La scalata di Prodi al Colle, aggiorna Agipronews, si gioca a 1,70.

L’avversario più temibile che ad oggi potrebbe ostacolarne la corsa è Gianni Letta, tuttavia già offerto  a 4 volte la scommessa. A 5,00 compare a sorpresa il nome di Marco Pannella, a cui fa seguito a ruota quello di un altro esponente di area radicale: Emma Bonino, offerta a 7,00. Lo stesso Napolitano si era al riguardo pronunciato favorevole, esplicitando come un’ipotetica nomina “rosa” al Quirinale rappresenterebbe un apprezzabile segnale innovatore.


Ormai remota pare invece l’opzione Mario Draghi (quotato dai bookmaker a 15,00), dichiaratosi già precedentemente restio alla candidatura a fronte della difficile conciliazione tra il rispettivo ruolo in Bce e la presidenza della Repubblica. Con quota 20,00 si punta poi sul premier uscente Mario Monti. Nei suoi confronti tutto pareva già scritto: l’elezione a Senatore a vita, la consecutiva nomina alla presidenza del Consiglio di un governo tecnico incaricato di “sanare” l’Italia, la provvidenziale scadenza del mandato proprio in concomitanza con il termine presidenziale. La conclusione sembrava essere soltanto una: Mario Monti come prossimo presidente della Repubblica, proprio quella Repubblica che lo stesso Monti avrebbe contribuito a togliere dal baratro. La coronazione di una delle più fulminee carriere politiche della storia nostrana, in realtà, sembra ora non avere affatto questo epilogo. Il nome del Professore bocconiano è difatti completamente uscito dal dibattito quirinalesco. Sono in tanti a sperare in una continuazione politica attiva di Monti anche dopo il 2013, ed è lui stesso ad affidarsi alle scelte elettorali degli italiani, declinando implicitamente (forse) l’invito al Colle.

Da anni si parla anche delle ambizioni presidenziali di Pierferdinando Casini (giocato ora a 25,00), rileggendone in quest’ottica tutte le scelte politiche avanzate proprio negli ultimi anni: dagli slogan sulla pace (“Non litigate”), allo sforzo di presentarsi sempre con posizioni di riconciliazione, passando per il costante ed incondizionato sostegno mostrato a Monti e Napolitano. Chiudono in coda il tabellone Silvio Berlusconi (a 30,00) e Roberto Maroni (a 50,00). Il leader del Pdl probabilmente ambisce da tempo alla sedia del Quirinale, ma l’ambizione si è del tutto inabissata tra scandali, inchieste e clamorose gaffe internazionali. Il Capo dello Stato, inoltre, da sempre ricopre un’imprescindibile funzione unificatrice e centralizzante; far rivestire il ruolo ad una figura politica che al contrario continua a spaccare in due l’Italia non si rivela, dunque, la più conveniente delle ipotesi. Il segretario della Lega, dal suo conto, si espone invece a favore di una nomina femminile candidando la democratica Anna Finocchiaro.

A ottobre si è vociferato pure su Rosy Bindi, anche se con la vittoria elettorale del Pd potrebbe correre per la presidenza della Camera. Purtroppo non sono tante le esponenti del gentil sesso che possono ambire a contribuire alla storia del nostro Paese in qualità di primo Capo dello Stato “a fiocco rosa”. Le donne che fanno parte dello scenario politico italiano, interpellate al riguardo, non hanno celato per nulla un diffuso senso di scetticismo; in realtà, dopo la nomina di tre donne a capo rispettivamente di ministero del Lavoro, Confindustria e Cgil, i tempi per un cambiamento di sesso nella repubblica italiana sembrano piuttosto maturi.

Al momento, sul fronte del centro-sinistra, sembrano in ribasso anche le chance di Giuliano Amato. La figura di Marini, lanciata da Pannella, potrebbe invece configurare un gesto di apertura a Berlusconi, dal momento  che l’ex presidente del Senato, nonché ex sindacalista, ha da sempre conservato un canale di raffronto con il Cavaliere. Nei giorni scorsi è intervenuto anche “il rivoluzionario” Antonio Ingroia, il quale ha lanciato l’idea di un Presidente costituzionalista, ed ha proposto la nomina di Gustavo Zagrebelsky. La proposta, al di là dello specifico nome, risulta comunque scarsamente realizzabile, essendo l’uscita di un giurista un’ipotesi che avrebbe luogo soltanto qualora dovesse formarsi un Parlamento incapace di progettare convergenze istituzionali: un Presidente della Repubblica “tecnico” rimane pertanto una congettura difficilmente  immaginabile.

Da ricordare infine la proposta del leader M5s, Beppe Grillo, che avalla la designazione di Dario Fo. L’idea, non affatto ignorata, sembra però riscuotere perplessità già da parte dello stesso nobel alla letteratura. A complicare ulteriormente i piani, al di là delle mosse ideologiche, si è paventato il rischio dell’ “ingorgo costituzionale”. Come noto, e come già accaduto nel 2006, infatti, il termine del mandato presidenziale viene a coincidere con la scadenza delle Camere, rischiando il cortocircuito istituzionale, essendo il Presidente eletto dal Parlamento, ed allo stesso tempo, essendo il Parlamento incapace di funzionare senza il presidente. Ecco spiegato l’anticipo di Napolitano dello scioglimento delle Camere. La situazione a incastro, però potrebbe celare nuove “insidie” proprio in caso di pareggio elettorale.

 


6 COMMENTI

  1. caro antonio chichierchia, Ilda Bocassini ha paura della sua stessa ombra, anche Bersani sarebbe meglio di lei

  2. Se vogliamo riscattarci un poco di credibilità, lasciamo perdere tutti questi nomi e diamo merito al Presidente che riesce a vedere in EMMA BONINO UNA OTTIMA RAPPRESENTANTE PER QUESTA ITALIA COLABRODO.

  3. L’unica donna che ha le carte in regola per fare il Capo dello Stato è Rosy Bindi. È ora di una donna come Presidente, un segnale dell’Italia all’Europa. La Bindi insieme a Prodi sono gli unici due che possono essere all’altezza. Spero nella Bindi peró. Sarebbe ottimo Grillo come premier e la Bindi come Capo dello Stato

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