Pur ritenendo “apprezzabili” le misure “tese a determinare una riduzione dei costi della politica nelle Regioni” e notando “l’opportunità di un rafforzamento della leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali in merito al contenimento delle spese”, la Commissione bicamerale considera, nonostante questo, “insufficiente l’impianto complessivo del provvedimento e di non piena compatibilità con le prescrizioni del Titolo V della Costituzione”. E’ con queste parole, dolci solo all’inizio, che la Commissione bicamerale per gli Affari Regionali respinge, fermamente, al mittente, per i profili concernenti la propria competenza, il decreto sui tagli ai costi della politica di Regioni ed Enti locali.

Ad inizio ottobre, il decreto era stato approvato in Consiglio dei ministri, complice l’onda lunga dello scandalo della regione Lazio e della Giunta Polverini, solo l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie riguardante le amministrazioni delle Regioni italiane. In sostanza ciò che il testo del decreto propone sono misure finalizzate a tagliare e ad imporre limiti agli stipendi di consiglieri e assessori, a bloccare vitalizi facili (Minetti docet), a ridurre le poltrone, a spingere la Corte dei Conti a vigilare sulle attività degli enti locali mediante l’utilizzo della Guardia di Finanza. Altri obiettivi sono poi rappresentati dal pareggio di bilancio, dal fatto che sia vietato a quegli amministratori, protagonisti negativi del disastro finanziario dell’ente, di ricandidarsi, che vengano monitorate le attività partecipate e, dulcis in fundo, la definizione del 31 ottobre come termine ultimo per modificare le aliquote Imu.

Ciò che, soprattutto, ha spinto la bicamerale a negare l’approvazione del decreto sono i “controlli della Corte dei conti sugli atti delle Regioni, dei gruppi consiliari e delle assemblee regionali e di enti locali” in quanto “la carenza di incisive modalità di interazione e interlocuzione con le autonomie territoriali in relazione all’esigenza di una graduale modulazione degli interventi in materia di rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria degli enti territoriali, di tipologia dei controlli interni agli enti locali, di procedure di riequilibrio finanziario e di sviluppo degli strumenti di controllo della gestione finalizzati all’applicazione della revisione della spesa presso gli enti locali”.


I commissari, inoltre, hanno evidenziato nel loro parere “specifici profili di criticità” sui “controlli di legittimità della Corte dei conti sugli atti regionali, ai fini della verifica del rispetto dei vincoli finanziari, nonché in relazione alla parificazione del rendiconto della Regione, alla tipologia delle coperture finanziarie delle leggi di spesa, alla proposta di bilancio di previsione e alla legittimità regolarità delle gestioni, in quanto comprimono eccessivamente la sfera di competenza propria delle autonomie regionali”.

I parlamentari, del resto, in merito al decreto ritengono che “incide fortemente sull’autonomia organizzativa e gestionale degli enti locali” considerate le norme sulla “revoca dell’incarico di responsabile del servizio finanziario; in tema di controllo della Corte dei conti sugli enti locali in ordine alla regolarità della gestione finanziaria, agli atti di programmazione e all’efficacia dei controlli interni di ciascun ente; in merito alle funzioni del responsabile del servizio finanziario dell’ente locale”.

Una nota della magistratura contabile riporta la notizia che i controlli degli atti di Regioni ed enti locali sono già cominciati da parte della Corte dei Conti che non ha esitato a mettere in atto la proposta presente nel dl. Un primissimo bilancio dei nuovi compiti è stato fatto oggi durante una riunione della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti per deliberare i primi indirizzi applicativi per l’attuazione dei nuovi compiti e delle nuove funzioni.

La nota della magistratura ha poi reso noto che i Presidenti delle Sezioni regionali di controllo hanno comunicato che l’attuazione della maggior parte delle disposizioni previste dal predetto decreto sono già in opera, con l’avvio delle operazioni di controllo degli atti di Regioni ed enti locali. Del resto quest’ultimi hanno riferito in linea con la piena disponibilità manifestata dalle amministrazioni regionali e locali a collaborare per una rapida ed ottimale attuazione delle nuove norme.

La sezione, all ’esito dei lavori, ha stabilito un calendario degli step da seguire e dei primi indirizzi interpretativi per attuare il decreto, nella fattispecie, sono state analizzate le disposizioni riguardanti l’esame dei bilanci di previsione delle Regioni, le verifiche infrannuali in virtù delle relazioni dei Presidenti delle Regioni, il controllo preventivo di legittimità su atti delle Regioni, le verifiche infrannuali fondate sulle relazioni dei Sindaci e Presidenti delle Province.

Decreto Legge Salva Enti locali, testo e relazione illustrativa


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