Costi enti locali, la scure del decreto Monti su Regioni e Province

Redazione 05/10/12
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Tagli ai costi della politica, il governo fa sul serio, o, almeno, così parrebbe. Dopo il diluvio di scandali che ha messo come non mai sulla graticola gli enti locali e, in particolar modo, le Regioni, Mario Monti e i suoi colleghi “tecnici” hanno varato le nuove, pesanti misure tagliasprechi.

Le novità introdotte ieri dal governo sono dirette a tutti i livelli di governo, dalle Regioni ai Comuni passando per le Province. La finalità della politica del governo è quella di riportare sotto controllo i conti in primo luogo degli enti locali, che, secondo gli ultimi resoconti disponibili, hanno maturato solo nelle istituzioni regionali un deficit di 200 miliardi.

Quello che preme all’esecutivo, è che non si ripetano più i casi Fiorito, ossia figure e partiti politici che approfittano di soldi pubblici in quantità, che defluiscono nelle loro tasche senza filtri di alcun genere.

A vigilare sulle spese degli enti locali, sarà la Corte dei Conti, cui vengono affidati specifici compiti in materia di sorveglianza e di controllo. In particolare, qualora la magistratura contabile dovesse ravvisare usi impropri delle finanze conferite agli organi pubblici, ne potrebbe immediatamente disporre la decurtazione, fino all’80% del totale.

Non verrebbe, comunque, scalfito dall’eventuale sanzione della Corte né il trasporto pubblico, né, tanto meno, la sanità, cioè i maggiori comparti di spesa per le Regioni e i servizi che hanno ricadute più diffuse sulla popolazione.

Le amministrazioni sono chiamate a un nuovo sforzo in nome della pubblicità delle risorse utilizzate e della trasparenza, essendo i singoli incaricati per via elettiva obbligati a inserire sul sito web ufficiale tutti i dati relativi a patrimoni e redditi ricevuti.

Si tratta, in sostanza, di un aggiornamento contabile di quanto previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, la riforma, che aveva introdotto il concetto di sussidiarietà, conferendo alle Regioni materie di competenza molto più ampie rispetto al passato, e, dunque, anche finanziamenti ben più sostanziosi per svolgere queste mansioni esclusive.

Una stretta inaudita si verificherà anche sui gruppi consiliari, i quali saranno obbligati ad azioni di trasparenza, con ampi rendiconti sulle agevolazioni e i contributi ricevuti. Viene bandito il sovvenzionamento dei monogruppi che si saranno venuti a costituire a legislatura in corso, mentre continueranno a percepire sovvenzioni le rappresentanze singole uscite direttamente dalle urne.

Leggi le disposizioni del decreto per le Regioni

Leggi le disposizioni sulle Province e i Comuni

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