Tagli ai costi della politica, il governo fa sul serio, o, almeno, così parrebbe. Dopo il diluvio di scandali che ha messo come non mai sulla graticola gli enti locali e, in particolar modo, le Regioni, Mario Monti e i suoi colleghi “tecnici” hanno varato le nuove, pesanti misure tagliasprechi.

Le novità introdotte ieri dal governo sono dirette a tutti i livelli di governo, dalle Regioni ai Comuni passando per le Province. La finalità della politica del governo è quella di riportare sotto controllo i conti in primo luogo degli enti locali, che, secondo gli ultimi resoconti disponibili, hanno maturato solo nelle istituzioni regionali un deficit di 200 miliardi.

Quello che preme all’esecutivo, è che non si ripetano più i casi Fiorito, ossia figure e partiti politici che approfittano di soldi pubblici in quantità, che defluiscono nelle loro tasche senza filtri di alcun genere.


A vigilare sulle spese degli enti locali, sarà la Corte dei Conti, cui vengono affidati specifici compiti in materia di sorveglianza e di controllo. In particolare, qualora la magistratura contabile dovesse ravvisare usi impropri delle finanze conferite agli organi pubblici, ne potrebbe immediatamente disporre la decurtazione, fino all’80% del totale.

Non verrebbe, comunque, scalfito dall’eventuale sanzione della Corte né il trasporto pubblico, né, tanto meno, la sanità, cioè i maggiori comparti di spesa per le Regioni e i servizi che hanno ricadute più diffuse sulla popolazione.

Le amministrazioni sono chiamate a un nuovo sforzo in nome della pubblicità delle risorse utilizzate e della trasparenza, essendo i singoli incaricati per via elettiva obbligati a inserire sul sito web ufficiale tutti i dati relativi a patrimoni e redditi ricevuti.

Si tratta, in sostanza, di un aggiornamento contabile di quanto previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, la riforma, che aveva introdotto il concetto di sussidiarietà, conferendo alle Regioni materie di competenza molto più ampie rispetto al passato, e, dunque, anche finanziamenti ben più sostanziosi per svolgere queste mansioni esclusive.

Una stretta inaudita si verificherà anche sui gruppi consiliari, i quali saranno obbligati ad azioni di trasparenza, con ampi rendiconti sulle agevolazioni e i contributi ricevuti. Viene bandito il sovvenzionamento dei monogruppi che si saranno venuti a costituire a legislatura in corso, mentre continueranno a percepire sovvenzioni le rappresentanze singole uscite direttamente dalle urne.

Leggi le disposizioni del decreto per le Regioni

Leggi le disposizioni sulle Province e i Comuni


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6 COMMENTI

  1. […] Ora il Paese è incredulo e tremante di fronte all’attuale situazione di “ingovernabilità”, ma dov’era il Presidente mentre questo accadeva? Aveva il potere di impedirlo? Sicuramente no, ma con molte probabilità qualcosa poteva fare. E cosa? Chiederete voi. Giorgio Napolitano è stato frequentemente citato, durante questi periodo, per i ripetuti inviti alle forze politiche a cercare un accordo e giungere ad una serie di provvedimenti che permettessero all’Italia di arrancare fuori dalla situazione economica attuale . Ma se invece di mosci sermoni avesse usato la sua possibilità di esternare per puntare il dito contro crimini alla democrazia di vergognosa fattura? Mentre Silvio Berlusconi mandava le lettere promettendo la restituzione dell’Imu usufruendo di un prestito che la Svizzera aveva chiaramente dichiarato che non sarebbe stato concesso, Napolitano dov’era? Dov’era mentre si compravano i voti di cittadini ingenui, ignoranti e fuori dal mondo, e che Dio li fulmini, autorizzati ad influire sulla mia vita con la loro scheda elettorale? Ma se invece di accettare Grillo alle consultazioni per formare il nuovo governo, facendo le cose alla Carlona come piace all’Italietta, avesse accettato solo i membri del partito eletti? Invece no, si è dovuto dare adito al ruolo ambiguo di CapoPolitico che non governa, ma fa governare i suoi vassalli.E mentre infuriava una campagna mediatica della vecchia politica contro il governo tecnico, accusandolo di aver portato avanti scelte e leggi che servivano solo a colpire il povero cittadino indifeso, il Presidente in una delle sue mille esternazioni non poteva ricordare all’elettorato che QUEL governo tecnico era divenuto una necessità dopo le nefandezze dei predecessori. Non avrebbe potuto ricordare all’italiano, che come ho ribadito nel precedente articolo ha una memoria politica nulla, che il governo tecnico ha avuto i numeri per legiferare fino a che non ha iniziato a proporre tagli alla casta? […]

  2. […] e, conseguentemente, più ostacolati di questo governo tecnico; il riordino delle province. Se il decreto legge è in rampa di lancio e a novembre verrà discusso nel primo consiglio dei ministri, è anche vero […]

  3. […] dei Ministri di novembre sarà una assemblea storica perché all’ ordine del giorno avrà il decreto legge che ridisegna la geografia politica italiana; se il decreto passa diremo addio alle province per […]

  4. […] La priorità della legge di Stabilità concerne però la spesa per gli enti territoriali, già oggetto del decreto legge sui costi della politica locale, che ha percepito una stretta che si aggira intorno ai 400 – 500 milioni di euro. Di 1 – 1,2 miliardi, invece, il taglio sui grandi flussi di spesa per le Regioni ed una cifra simile è quella che tocca alle Autonomie speciali, in contemporanea ad una riduzione dei fondi già erogati per l’attuazione del Federalismo. Il recupero di altri 500 milioni, inoltre, è stimato dal governo nei riguardi degli enti locali. […]

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