Riforma pensioni e piano giovani: il lavoro part time può aiutare Letta

Redazione 24/06/13
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Nella settimana decisiva del piano giovani sul lavoro, si torna a parlare anche delle pensioni e di come le ultime riforme sulla previdenza abbiano inciso sull’elevatissimo tasso di disoccupazione attuale tra gli under 35. Il premier Letta ha ribadito che la priorità restano gli esodati, ma la situazione lavorativa dei giovani ha già una scadenza fissata: il Consiglio europeo di venerdì e sabato.

In quella occasione, infatti, il governo dovrà presentare le misure per il rilancio della disoccupazione, insieme ai partner europei, per una piaga che sta colpendo indiscriminatamente il vecchio continente e in particolare i Paesi del Mediterraneo, in economie fino a pochi anni fa ritenute tutto sommato al sicuro sul fronte occupazionale.

E invece, la crisi economica globale e gli attacchi speculativi hanno contribuito in maniera elevatissima ad accrescere enormemente il divario in termini di rapporti di lavoro tra chi entrava nel mondo del lavoro dieci anni fa e chi si trova costretto ad affrontare l’attuale mare in tempesta. Tutto ciò, beninteso, nel momento in cui le casse dei singoli Stati piangono miseria e la situazione previdenziale di milioni di persone è sempre più in bilico.

Ne sia d’esempio la marea di esodati che ha generato la riforma Fornero, oltre 300mila secondo le stime ufficiali, di cui,a  distanza di un anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge, soltanto 12mila hanno trovato l’agognata uscita dal lavoro. Tutti gli altri si trovano a metà del guado tra pensione e carriera professionale, da cui sono stati esclusi in seguito all’ingresso nelle liste di mobilità o ad accordi collettivi, individuali e così via.

A questo proposito, proprio la legge previdenziale dell’ex ministro del Welfare, è stata stroncata in pieno da uno dei più prestigiosi atenei del Paese, quello della Sapienza di Roma, la cui facoltà di Economia ha stilato un “Rapporto sullo Stato sociale 2013” tutt’altro che benevolo nei confronti della riforma varata dal governo Monti. Secondo gli studiosi, la riforma sta avendo effetti devastanti sul sistema socio-economico italiano, con alta probabilità di limitazione all’osso del turnover tra anziani e giovani.

Dunque, è fuori discussione che un piano di lavoro efficace rivolto ai disoccupati in età post scolare debba tenere conto anche di chi dal lavoro sta cercando di uscirne, per maturare i requisiti minimi richiesti dalle norme. E proprio in base al turnover dovrebbe nascere la nuova riforma – o, forse, modifica – alla legge sulle pensioni. Con la proposta Damiano sul tavolo della Commissione Lavoro alla Camera – flessibilità per le uscite in anticipo dai 62 anni, con penalizzazioni fino a 65 e bonus entro i 70, più la possibilità anche del part time per i più anziani prima dell’addio al posto – il governo potrebbe stringere i tempi per introdurre qualche primo correttivo alla legge vigente, e arrivare al Consiglio europeo di venerdì con una proposta completa, a largo raggio, in grado di tutelare sia le nuove leve del mondo del lavoro che coloro che attendono il meritato riposo. A ben vedere, anzi, un’uscita soft anche in termini di carico orario, potrebbe essere davvero un primo input per uscire dall’impasse: ancora pochi giorni e si alzerà il velo sulle decisioni del governo.

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