Pensioni, lavoratori precoci: Cgil chiede un incontro al Governo

Redazione 28/09/15
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Sulla mancata soluzione che la riforma pensioni non sembra prevedere per i lavoratori precoci, il sindacato torna a pretendere risultati dall’Esecutivo, chiedendo di mettere in calendario un incontro. “Bisogna mettere un tetto e consentire di andare in pensione quando si raggiungere una certa età di contributi” sono state le parole della sindacalista della Cgil, Vera Lamonica. L’opinione del sindacato sottolinea l’esigenza di non superare il tetto dei 41 anni, “mentre oggi occorre lavorare sino a 41 anni e mezzo per le donne e fino a 42 e mezzo per gli uomini” ha dichiarato Lamonica prospettando “uno scenario inaccettabile che colpisce le pensioni da lavoro”.

Stante la situazione che vede di fatto un progressivo quanto inesorabile allungamento dei tempi di permanenza sul lavoro, con ripercussioni negative tanto sul fronte dei lavoratori sottoposti a condizioni difficili o usuranti, quanto su quello del blocco del turn over, la Cgil chiede al Governo di fissare un incontro con le parti sociali.

Incontro reputato necessario per poter stabilire in maniera condivisa oneri e responsabilità intrinsechi ad una riforma che vuole rimettare mano ai criteri di accesso alla pensione. L’Esecutivo già da tempo si sta pronunciando a favore di inserire un intervento di flessibilità nella prossima legge di Stabilità, rendendo così la misura attuabile già a partire da gennaio 2016. Per questo motivo, ha lamentato la sindacalista, “non si capisce perché un tavolo non si apra davvero, fuori dagli slogan e dalle semplificazioni”.

In realtà sono ancora tante le incertezze circa i criteri di apertura, sia anagrafici che contributivi, che verranno scelti, mentre i lavoratori continuano a dubitare che l’operazione sia davvero a costo zero per le casse dell’Inps.

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