Nuovi concorsi pubblici in arrivo: il Dipartimento della Funzione Pubblica ha reso nota la pubblicazione del DPCM 2 luglio 2026, adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, che autorizza 22 amministrazioni statali, agenzie ed enti pubblici non economici ad avviare procedure di reclutamento e ad assumere complessivamente 3.742 unità di personale a tempo indeterminato per il 2026.
Per chi si prepara ai concorsi pubblici, il provvedimento offre una mappa preziosa: indica dove nasceranno davvero nuove opportunità dall’esterno e dove, invece, i grandi numeri si tradurranno soprattutto in scorrimenti di graduatoria e mobilità interna. In questo articolo trovi il quadro complessivo dei posti autorizzati, i bacini più interessanti per chi punta a un nuovo concorso, i tempi di attuazione e le risposte alle domande più frequenti sul provvedimento.
Indice
- Concorsi pubblici in arrivo nel 2026: per chi ha fretta
- Concorsi pubblici 2026: cosa prevede il DPCM di luglio e a chi si rivolge
- I numeri complessivi: come si dividono i 3.742 posti
- Dove si concentrano i nuovi concorsi
- Gli enti che assumono soprattutto per scorrimento e mobilità
- Tempistiche e prossimi passi
Concorsi pubblici in arrivo nel 2026: per chi ha fretta
- Il DPCM 2 luglio 2026, di concerto con il MEF, autorizza 3.742 assunzioni a tempo indeterminato in 22 amministrazioni, agenzie ed enti pubblici non economici.
- Il decreto è firmato ma non ancora efficace: attende la registrazione della Corte dei conti e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
- Circa la metà dei posti (1.753) arriva da nuovi concorsi pubblici; il resto è coperto da scorrimenti di graduatoria, mobilità volontaria e progressioni tra le aree.
- I bacini più consistenti per nuovi bandi: Ministero dell’Interno (759 posti), Agenzia delle Entrate (735 posti) e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (181 posti).
- In assenza di diversa indicazione, i concorsi saranno organizzati come concorso unico, gestito con il supporto della Commissione RIPAM.
- I singoli bandi con requisiti, prove e scadenze saranno pubblicati successivamente su inPA: al momento il decreto autorizza le assunzioni, non apre le domande.
- Testo del decreto e tabelle allegate disponibili sul sito del Dipartimento della Funzione Pubblica.
Concorsi pubblici 2026: cosa prevede il DPCM di luglio e a chi si rivolge
Il decreto trova fondamento nell’articolo 35, comma 4, del d.lgs. 165/2001, la norma che disciplina l’autorizzazione all’avvio delle procedure concorsuali e delle relative assunzioni per le amministrazioni statali, le agenzie e gli enti pubblici non economici. Porta la firma digitale del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con marcatura temporale del 2 luglio 2026.
Le facoltà autorizzate riguardano soprattutto l’annualità 2026, calcolate sui risparmi da cessazioni avvenute nel 2025; alcune tabelle recuperano invece budget residuo del 2025. A questo si aggiunge un elemento normativo che spiega la portata del provvedimento: dal 2026 la capacità assunzionale delle amministrazioni con più di 20 dipendenti sale dal 75% al 100% delle cessazioni, per effetto dell’articolo 1, comma 823, della legge di bilancio 2025. È uno dei motivi per cui i numeri di questo decreto risultano più ampi rispetto alle annualità precedenti.
Il provvedimento coinvolge realtà molto diverse tra loro per dimensione e ruolo: dal Consiglio di Stato e l’Avvocatura Generale dello Stato ai grandi ministeri (Interno, Cultura, Giustizia, Agricoltura, Lavoro, Ambiente, Affari Esteri), dalle agenzie fiscali (Entrate, Dogane e Monopoli) all’INPS, fino a enti di dimensioni più contenute come i parchi nazionali e le autorità di bacino distrettuale. Per ciascuna amministrazione il decreto rinvia a una tabella allegata, che riporta qualifiche, numero di posti, modalità di reclutamento e oneri a regime.
I numeri complessivi: come si dividono i 3.742 posti
Sulle 26 tabelle allegate al decreto, le 3.742 unità autorizzate si distribuiscono tra sei diverse modalità di reclutamento. Poco meno della metà passa da nuovi concorsi pubblici; l’altra metà è coperta da scorrimenti di graduatorie vigenti e mobilità volontaria, canali che non generano nuove opportunità di partecipazione dall’esterno.
A queste cifre si aggiungono 50 posti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, indicati a titolo meramente ricognitivo e non imputati come onere, e 9 posti che il Consiglio di Stato è autorizzato a bandire per la magistratura amministrativa nel triennio 2026-2028, al di fuori del conteggio principale.
| Modalità di reclutamento | Unità |
|---|---|
| Concorso pubblico (nuovi bandi, incl. RIPAM) | 1.753 |
| Scorrimento di graduatorie vigenti | 961 |
| Mobilità volontaria | 928 |
| Corso-concorso SNA (dirigenti) | 28 |
| Progressioni tra le aree (art. 52 d.lgs. 165/2001) | 60 |
| Altre modalità (avviamento, ricostituzione rapporto) | 12 |
| Totale | 3.742 |
Dove si concentrano i nuovi concorsi
Per chi si prepara ai concorsi pubblici, la parte più utile del decreto è capire dove si apriranno davvero nuovi bandi accessibili dall’esterno. I nuovi concorsi risultano concentrati in pochi grandi enti, mentre molte altre amministrazioni coprono numeri elevati quasi solo con scorrimenti e mobilità.
Il Ministero dell’Interno rappresenta il singolo bacino più consistente: su 1.086 unità autorizzate, 759 arrivano da concorso pubblico, distribuite tra 25 elevate professionalità, 378 funzionari, 347 assistenti e 9 operatori. Segue l’Agenzia delle Entrate, che su 1.022 unità totali apre 735 posti a concorso (400 funzionari e 335 assistenti). L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli autorizza invece 181 nuovi posti da funzionario su un totale di 449 unità.
Con numeri più contenuti ma comunque aperti dall’esterno figurano il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (39 posti tra funzionari e assistenti sui ruoli Agricoltura e ICQRF) e l’INPS (7 posti tra dirigenza ed elevate professionalità, mentre tutto il personale sanitario e tecnico-professionale arriva per mobilità). Sul fronte dirigenziale, il canale prevalente resta il corso-concorso SNA, con 28 posti complessivi distribuiti tra il X, l’XI, il XII e il XIII corso, insieme ai concorsi unici gestiti dalla Commissione RIPAM.
| Amministrazione | Posti a nuovo concorso pubblico | Unità totali autorizzate |
|---|---|---|
| Ministero dell’Interno | 759 | 1.086 |
| Agenzia delle Entrate | 735 | 1.022 |
| Agenzia delle Dogane e dei Monopoli | 181 | 449 |
| MASAF (ruoli Agricoltura e ICQRF) | 39 | 65 |
| INPS | 7 | 145 |
Gli enti che assumono soprattutto per scorrimento e mobilità
Non tutte le tabelle del decreto raccontano la stessa storia. Alcune amministrazioni movimentano numeri molto alti senza aprire quasi nessuna opportunità di partecipazione dall’esterno. Il caso più evidente è il Ministero della Cultura: a fronte di 482 unità autorizzate, i nuovi concorsi si limitano a 5 dirigenti di seconda fascia tramite concorso unico RIPAM, mentre 400 posti tra funzionari e assistenti derivano da scorrimenti di graduatoria e altri 71 da mobilità.
Situazione simile per il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia, dove tutte le 144 unità arrivano da corso-concorso, scorrimento di graduatoria e mobilità, senza alcun nuovo bando per le aree. Lo stesso vale per il MAECI, che su 66 unità non prevede concorsi ordinari: gran parte della copertura passa dalla mobilità di 63 assistenti. Anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con 60 unità, chiude la propria disponibilità residua a zero senza attivare nuovi concorsi per le aree.
Per chi valuta dove investire tempo di preparazione, questa distinzione è più utile del solo numero complessivo di posti annunciati: un ente con poche centinaia di assunzioni ma quasi tutte a concorso pubblico offre più occasioni concrete di un ente che sposta molte più unità, ma quasi interamente per via interna.
Tempistiche e prossimi passi
Al momento il decreto è firmato ma non ancora efficace: l’entrata in vigore resta subordinata alla registrazione da parte della Corte dei conti e alla successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Solo da quel momento le amministrazioni potranno formalmente avviare le rispettive procedure di reclutamento e i concorsi troveranno pubblicazione su inPA, con requisiti, prove e scadenze specifiche di ciascun bando.
Il decreto stesso fissa alcune condizioni operative da tenere presenti. L’avvio delle nuove procedure resta subordinato all’immissione in servizio dei vincitori delle graduatorie vigenti nella stessa amministrazione, alla presenza di posti effettivamente vacanti e al rispetto dei limiti di spesa di ciascun ente. Le facoltà assunzionali autorizzate per il 2025 e il 2026 hanno inoltre una validità massima di tre anni e, allo scadere di tale termine, non sono prorogabili: un incentivo per le amministrazioni a bandire senza eccessivi ritardi.
Da segnalare anche la riserva minima del 15% destinata alla mobilità per i piani che prevedono almeno 10 assunzioni, introdotta dal 2026: è una delle ragioni per cui quasi tutte le tabelle del decreto riportano una quota di posti assegnata a questo canale prima di attivare un nuovo concorso.
Quando usciranno i bandi dei nuovi concorsi previsti dal DPCM?
Il DPCM autorizza le amministrazioni ad avviare le procedure e ad assumere, ma non apre di per sé alcuna finestra per presentare domanda. Prima serve la registrazione della Corte dei conti e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che rendono il decreto efficace. Solo a quel punto ciascuna amministrazione potrà pubblicare i propri bandi su inPA, con requisiti, prove e scadenze specifiche. I tempi effettivi variano da ente a ente e dipendono anche dalla disponibilità di posti vacanti al momento dell’emanazione di ciascun bando.
Cosa significa che i concorsi saranno organizzati come “concorso unico”?
Il decreto stabilisce che, in assenza di diversa specificazione, le autorizzazioni a bandire si intendono riferite al concorso unico. Significa che più amministrazioni con lo stesso profilo professionale possono confluire in un’unica procedura selettiva, spesso gestita con il supporto della Commissione RIPAM, la struttura che da anni organizza i concorsi unici per il pubblico impiego. Per i candidati questo si traduce in bandi che coprono contemporaneamente più sedi ed enti, con una graduatoria unica da cui le amministrazioni interessate attingono per le proprie assunzioni.
Perché molti enti indicano centinaia di assunzioni ma pochi nuovi concorsi?
Le tabelle allegate al decreto contano tutte le forme di reclutamento autorizzate, non solo i nuovi bandi: scorrimento di graduatorie già approvate, mobilità volontaria tra amministrazioni, progressioni interne tra le aree e corso-concorso per la dirigenza. Enti come il Ministero della Cultura o la Giustizia Minorile mostrano numeri complessivi elevati proprio perché coprono gran parte del fabbisogno con questi canali, riservando ai concorsi pubblici solo una quota marginale dei posti autorizzati.
Le facoltà assunzionali autorizzate hanno una scadenza?
Sì. In base all’articolo 35, comma 4, del d.lgs. 165/2001, le facoltà assunzionali relative agli anni 2025 e 2026 autorizzate con questo decreto hanno una validità massima di tre anni e, una volta scadute, non possono essere prorogate. È uno degli elementi che spinge le amministrazioni a bandire le procedure concorsuali entro tempi relativamente contenuti, pur restando l’avvio subordinato alla disponibilità di posti vacanti e al rispetto dei limiti di spesa di ciascun ente.
Fonti ufficiali: Dipartimento della Funzione Pubblica – DPCM 2 luglio 2026 · Testo del DPCM 2 luglio 2026 (PDF)
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Foto di copertina: iStock/Robert Moore
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