taglio pensioni d'oro

Come annunciato da tempo ormai, il governo sembra voler mantenere la parola data sulla questione del taglio pensioni d’oro. La misura, che s’inserisce nell’ambito della decurtazione dei vitalizi degli ex deputati, che vedranno i loro assegni ricalcolati in base al metodo contributivo, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, mette la parola fine a tutte quelle pensioni che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto a un importo previdenziale elevato.

La novità è stata inserita con un emendamento nel Disegno di Legge di Bilancio 2019, attualmente in stand-by al Senato. Sempre secondo il vicepremier del Movimento 5 Stelle, il taglio servirà innanzitutto per ristabilire una questione di equità sociale, inoltre verranno recuperate risorse finanziarie utili per aumentare il fondo dedicato al reddito di cittadinanza e alle pensioni minime che saranno aumentate grazie all’altra misura gemella, ossia la pensione di cittadinanza, che partiranno anch’esse dal prossimo anno. La stima del taglio alle pensioni d’oro è attorno a un miliardo di euro. Ma chi colpirà e come funziona il taglio pensioni d’oro?

Consulta lo speciale Legge di bilancio 2019

Pensionati d’oro: chi e quanti sono 

In Italia esiste un esercito di pensionati che riceve trattamenti previdenziali molto alti, addirittura oltre 10 volte il trattamento minimi INPS, ossia sopra i 5.018,19 euro in poi. In base alle prime stime, i titolari di queste pensioni sono 158.347. Ciascun pensionato d’oro riceve un importo medio annuo di circa 85.151,15 euro, per un importo complessivo che impatta sulle casse dello Stato di 13.483.428.870 euro.

Numeri folli che il vice premier, Luigi Di Maio, vuole arginare a tutti i costi mediante un taglio netto per chi non ha versato i corrispondenti contributi che giustifichi un importo così alto.

Taglio pensioni alte: chi colpirà 

Attualmente non vi sono ancora dati certi per quanto riguarda le modalità attraverso le quali il governo intende intervenire per risolvere il problema, ma l’accordo raggiunto con l’Ue e soprattutto il maxiemendamento pronto per la discussione in Senato hanno messo un punto sui numeri della Manovra 2019 e sulle misure adottate: tra cui proprio il taglio pensioni d’oro. Certo è che tutto dipenderà da dove, ossia da quale importo il governo intende tagliare le pensioni troppo alte.

Secondo l’emendamento depositato in commissione Bilancio al Senato, che ha come primo firmatario il capogruppo M5s a Palazzo Madama Stefano Patuanelli, il taglio avrà innanzitutto una durata limitata. Infatti, la sforbiciata durerà 5 anni, con percentuali dal 10% al 40%, e colpirà le pensioni d’oro con importo annuo superiore ai 100.000 euro (in precedenza era 90.000 euro).

Resterebbero invece esonerati dal taglio, e quindi non vengono toccati dalla Manovra:

  • i trattamenti interamente liquidati con il sistema contributivo;
  • gli assegni di invalidità;
  • gli assegni ai superstiti e alle vittime del terrorismo.

Inoltre, la norma non riguarderà gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti.

Taglio pensioni d’oro: come funziona?

Ma come funziona il taglio alle pensioni d’oro? Innanzitutto, la decurtazione sarà proporzionale alla pensione percepita. Più alta è la pensione, più consistente sarà il taglio. In particolare, la riduzione sarà:

  • del 15% per le pensioni da 100mila a 130mila euro lordi;
  • del 20% dai 130mila fino ai 200mila euro;
  • del 25% tra 200mila e 350mila euro;
  • del 30% da 350mila a 500mila euro;
  • del 40% per gli assegni oltre i 500mila euro.

La filosofia è quella di decurtare tutte quelle pensioni che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto a un importo previdenziale così alto. L’intervento – come più volte spiegato da Luigi DI Maio – si basa su due livelli:

  1. taglio di tutte quelle pensioni sopra i 4.500 euro netti per chi non ha mai versato i contributi. Per chi invece ha versato correttamente tutti i contributi che giustificano un importo elevato, le pensioni non verranno toccate;
  2. adeguamento delle pensioni d’oro all’inflazione. Se si è stati ingiustamente pensionati d’oro per molti anni senza aver versato i contributi, il governo pretenderà anche gli importi arretrati che l’INPS non doveva erogare.

Taglio alle pensioni d’oro: rischio ricorsi

Come accennato, l’obiettivo è colpire le rendite previdenziali il cui importo risulta sproporzionato rispetto ai contributi versati dall’ex lavoratore nel corso di tutta la carriera. L’intervento del governo, però, ha effetto retroattivo, andando a toccare diritti acquisiti. Pertanto, ci sarebbe anche il rischio che la Corte Costituzionale, fra qualche anno, bocci gli ennesimi tagli del governo alle pensioni d’oro.

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