Negli ultimi mesi è ritornato di attualità il cosiddetto Spread, quasi tutti i giorni si sente parlare o si legge sui vari giornali e su internet, dell’andamento di quello che sostanzialmente è un indicatore economico diventato molto importante per l’andamento della situazione economica del paese.

A seguito dei vari annunci e polemiche che si stanno susseguendo con riferimento alla prossima manovra del governo, caratterizzata anche delle prese di posizione dell’Unione Europea, della BCE, e della Banca d’Italia, si riscontra una certa turbolenza dei mercati con una sempre maggiore preoccupazione degli operatori economici. E lo spread è arrivato a sfondare quota 300 punti. 

In tale scenario, osservato speciale risulta essere proprio lo Spread, indicatore la cui ascesa sta generando sfiducia tra gli operatori economici e un clima di generale incertezza dei mercati.

Spread: cos’è

Lo spread come abbiamo detto è innanzitutto un indicatore economico che si misura in punti base. In particolare  è un differenziale tra i rendimenti (tasso di interesse) dei titoli di Stato,  e nel caso specifico è il differenziale di rendimento che i titoli di stato Italiani pagano rispetto a quelli tedeschi a 10 anni.

Più alto è il rendimento e maggiore sarà il rischio che il governo non sia in grado di restituire le cedole sugli interessi e quindi non riesca a rimborsare il capitale in scadenza.

È quello che è successo all’apice della crisi del debito europeo a novembre 2011, quando lo Spread tra Btp e Bund decennali raggiunse 575 punti base.

Più lo Spread è alto e più il livello di rischio del paese, in questo caso l’Italia, sarà proporzionalmente elevato.

Se lo Spread si restringe vuol dire che il mercato valuta meno alto il rischio di default del debito italiano, se si amplia, significa che viene percepito come più rischioso.

Dunque il rendimento dei titoli di Stato è un buon indicatore della salute economica di un paese, più vi è un sistema economico solido, meno i titoli di quel paese sono rischiosi e offrono agli investitori rendimenti più bassi, quindi si pagano meno interessi, e lo Stato sostanzialmente spende di meno per il finanziamento del debito.

In definitiva lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi indica quanto sia più rischioso prestare i soldi all’Italia rispetto alla Germania, il confronto viene fatto con la Germania perché è considerata particolarmente affidabile grazie alla solidità della sua economia e al suo basso debito pubblico.

Per calcolare lo spread si prende un Btp a scadenza 10 anni e si calcola il rendimento, allo stesso modo, si prende un Bund a 10 anni e si calcola il rendimento.

Dalla differenza tra i due rendimenti e si ottiene lo spread,  appunto  la differenza tra rendimento dei Bund e rendimento dei Btp.

Considerando che ogni punto base equivale allo 0.01% se un Btp italiano rende il 3% e quello tedesco (Bund) rende l’1% lo spread sarà del 2%,  200 punti base.

Spread: perché un differenziale elevato è preoccupante per il sistema economico?

L’aumento dello spread, indica che l’economia del Paese è vista più a rischio di quella di altri paesi e per questo non si tratta di una buona notizia per lo Stato italiano.

La crescita dello spread (Btp-Bund) infatti, significa che l’Italia per ricevere dei prestiti è costretta ad offrire dei tassi di interesse più elevati, andando così a far crescere il costo del prestito ricevuto che a sua volta andrà a pesare sul debito pubblico con tutte le conseguenze sulla situazione economica generale.

Quando invece vi è stabilità economica e maggiore certezza nella restituzione dei titoli di Stato, si attrarranno investitori interessati a un basso profilo di rischio, anche con un rendimento minimo, ma comunque accettabile in questo caso lo Stato riuscirà a vendere i suoi titoli con bassi tassi di interesse.

Una delle conseguenze più gravi della salita dello spread tra Btp e Bund, quindi, è quello di un aumento inesorabile del debito pubblico con tutte le conseguenze che ne derivano. L’eccesso di debito, infatti, provoca un’instabilità finanziaria con ricadute sui bilanci di famiglie, banche e aziende ossia di tutti i soggetti che devono finanziarsi.

Spread alle stelle: cosa cambia per i cittadini

La delicata situazione attuale dello spread, porta naturalmente a porsi delle domande su come il suo andamento potrebbe influire sulla vita di cittadini.

Un esempio potrebbe riguardare l’effetto che molti ritengono ci potrebbe essere, sulle rate dei mutui, e ovviamente il problema non riguarda i mutui a tasso fisso i quali sono tutelati dall’andamento del mercato.

Per quanto concerne invece il tasso variabile, allo stato attuale l’impennata intorno a 300 punti base registrata dallo spread non ha avuto alcun impatto sulle rate del mutuo, ma potrebbe averne in futuro.

I mutui a tasso variabile variano a seconda delle oscillazioni di un particolare indice che viene chiamato Euribor, e i valori attuali dell’indice non si discostano molto da quelli di inizio anno, non avendo risentito degli sbalzi di BTp-Bund.

La spiegazione potrebbe anche dipendere dalle decisioni della Bce sul tasso dei depositi, il quale fin quando non verrà alzato, sarà facile aspettarsi Euribor decisamente poco mossi, a tutto vantaggio dei mutui variabili.

L’andamento dei tassi dei Btp non incide, sulle rate dei mutui già sottoscritti, un differente il discorso si deve fare per la stipula di mutui futuri che potrebbero ovviamente risentirne di tale andamento.

Un prolungato aumento dei tassi obbligazionari può influire sul costo di raccolta del denaro delle banche e sulla gestione della tesoreria, aumento che potrà portare gli stessi istituti a decidere di aumentare in futuro i loro spread, quelli che applicano sui mutui e che rappresentano il margine lordo dell’operazione di finanziamento.

In conclusione l’attuale situazione sta creando sicuramente delle apprensioni su mercati che sono dovute ad una possibile ascesa incontrollata dello spread qualora si posizionasse ad un valore di 400-450 punti base.

Tale situazione potrebbe anche scontare, tra le altre variabili, le mosse dei fondi, in particolare quelli più speculativi anche alla luce delle imminenti decisioni per l’Italia da parte delle agenzie di rating.

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