assicurazione danni terremoto

Abbiamo ancora davanti agli occhi le terribili immagini dei comuni del centro Italia devastati dal sisma che ha colpito il nostro paese lo scorso ottobre. In molti, all’indomani del terremoto, si sono chiesti se non sia il caso di prevedere una copertura assicurativa obbligatoria per i danni causati dal terremoto, una ipotesi allo studio anche da parte di Ania (Associazione italiana degli assicuratori) e delle forze politiche in Parlamento.

L’Italia tra i paesi europei meno assicurati contro i danni

C’è da dire che l’introduzione di un obbligo di questo tipo sarebbe sicuramente difficoltoso: l’Italia è, infatti, tra i paesi europei meno assicurati contro i danni, nonché tra i meno assicurati in senso assoluto. Basti pensare che, secondo i dati emersi dall’edizione 2016 del Real Estate Innovation Forum tenutosi lo scorso 11 novembre a Roma, non arriva nemmeno all’1% la quota delle abitazioni assicurate per il caso di eventi catastrofali, e in Italia circa il 70% delle abitazioni si trova in aree a rischio sismico.

Tecnicamente si tratterebbe di introdurre l’obbligo per tutti i cittadini di assicurare la propria abitazione contro i danni per gli eventi sismici (con costi, secondo l’Ania, che dovrebbe mantenersi sotto i 150 euro all’anno), copertura che già oggi è possibile prevedere come estensione della polizza sul proprio fabbricato.


Se davvero lo Stato introducesse l’obbligo di assicurare le abitazioni contro gli eventi sismici sarebbe lecito domandarsi se le compagnie si impegnerebbero ad assicurare realmente qualunque abitazione. Nel nostro paese è facile trovare comuni e interi agglomerati urbani composti prevalentemente da costruzioni centenarie, che sono solitamente le prime a cedere di fronte alla violenza di un terremoto.

Il problema dei criteri assuntivi

Quali sarebbero, usando una terminologia propria del linguaggio assicurativo, i criteri assuntivi adottabili dalle compagnie? Per “criteri assuntivi” si intende l'”assicurabilità” di un bene, i requisiti che ciò che viene assicurato deve avere per poter essere “assicurabile”. Una compagnia assicurerebbe per la RC Auto una autovettura priva di freni? Ovviamente no, perchè inevitabilmente causerebbe incidenti. Allo stesso modo, chi assicurerebbe una abitazione con evidenti carenze strutturali che, in caso di terremoto, rovinerebbe all’istante magari determinando la morte di tutti coloro che vi abitano?

Ovvio che, se tale copertura assicurativa diventa obbligatoria, ci troviamo di fronte ad un bel problema da risolvere. Indirettamente nascerebbe un obbligo a ristrutturare, demolire, riedificare per poi potersi assicurare ed essere in regola. Ma chi abita in una casa vecchia e non antisismica, il più delle volte, non ha queste disponibilità economiche, e facilmente tenderà ad eludere l’obbligo, dichiarando che la propria casa è costruita a regola d’arte, per poi vedersi negato il risarcimento in caso di crollo.

Quali potrebbero essere i reali costi per i cittadini?

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Una questione, evidentemente, soprattutto di costi. Più a rischio è un’abitazione, più costerebbe per il proprietario assicurarla, dato che il pericolo di danni è maggiore.

Dovremmo poi domandarci se sia corretto pretendere che tutti i proprietario di abitazioni sottoscrivano una polizza contro il rischio terremoti, anche chi magari ha già investito molto denaro per rendere sicura la propria abitazione, o si trova in una zona con minore rischio sismico.

Se la polizza contro gli eventi sismici dovesse davvero diventare un obbligo (ma, direi, anche contro gli uragani e gli allagamenti, perché escluderli dall’obbligatorietà?) rischieremmo di avere un risultato paradossale: chi è più a rischio dovrebbe pagare una fortuna, e chi ha già speso fior di quattrini per stare al sicuro, dovrebbe comunque assicurarsi.

Preoccupante, inoltre, anche la probabile facilità con la quale le compagnie potranno far valere cause di esclusione della copertura assicurativa, così da evitare di pagare in caso di crollo. E’ evidente che, dopo un terremoto, ciò che resta sono soltanto le macerie, e se la compagnia dovesse contestare una presunta irregolarità della struttura che, magari a seguito di una presunta ristrutturazione, non corrispondeva più ai criteri assuntivi iniziali, rischierebbe di aprirsi una infinita battaglia nelle aule di tribunale, vista la difficoltà di dimostrare la realtà dei fatti.

E di sicuro chi rimane vittima di un terremoto non ha nè il tempo, nè la voglia, nè le disponibilità per incaricare un perito o un avvocato di tutelarlo, avendo in quel momento, evidentemente, preoccupazioni ben più gravi.


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1 COOMENTO

  1. Si ricomincia a discutere di un problema che è spuntato già col terremoto del 1980. Da quella data lo Stato ha già tirato fuori una marea di danaro per far fronte ai danni del terremoto avvenuti in continuazione. Ovviamente la carta del rischio sismico potrebbe essere la carta di tornasole, ma va fatta una verifica sul campo per accertare se il patrimonio edilizio è stato realizzato e adeguato ai valori delle fasce ufficiali. A questo punto lo Stato potrebbe fare un ragionamento di necessità e di convenienza, contribuendo ai costi delle polizze con parametri decifrati. Sicuramente si risparmierebbe una grande fetta di costi di interventi e si terrebbero lontano gli occhi appetitosi di camorra, mafia e corruzione.

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