L’Assemblea regionale siciliana nella seduta del 28 dicembre 2013, presieduta dal Presidente Giovanni Ardizzone, ha discusso e bocciato a scrutinio segreto con 32 voti favorevoli, 33 contrari e nessun astenuto il disegno di legge governativo “Norme transitorie in materia di proroga delle gestioni commissariali provinciali”, finalizzato a consentire una proroga degli attuali commissariamenti delle Province regionali in attesa di dare attuazione all’istituzione dei Liberi consorzi di comuni in luogo delle Province. Al Dott. Massimo Greco, componente del gruppo regionale di studio sulla riforma dell’ente intermedio, poniamo alcuni quesiti in ordine agli effetti tecnici di siffatto arresto legislativo.

Quindi gli attuali Commissari cesseranno le rispettive funzioni il 31 dicembre 2013?

Certo, ma questo non significa che le Province rimarranno prive di governance. Il dato è più politico che tecnico atteso che fino a quando gli Enti non si doteranno di nuovi organi di governo, la Regione dovrà garantire la continuità istituzionale attraverso la nomina di nuovi Commissari che potranno anche essere gli stessi.


E’ verosimile ipotizzare un ritorno al voto democratico per la prossima primavera?

Qualora l’ARS non dovesse legiferare in attuazione della norma programmatica n. 7/2013, l’Assessorato regionale alle Autonomie locali sarebbe obbligato ad indire i comizi elettorali a fine febbraio per consentire il voto nel tradizionale mese di giugno. Il termine del 31 dicembre 2013 entro il quale varare una nuova riforma dell’ente intermedio è infatti da considerarsi ordinatorio.

Il Presidente della I° Commissione dell’ARS On. Cracolici ha dichiarato che l’ARS a questo punto dovrà correre per approvare la riforma entro 45 giorni, è corretto?

No, i 45 giorni servono più al Governo che all’ARS, nel senso che il Governo in assenza della norma attuativa, cioè dell’annunciata riforma, entro dei tempi tecnici (fine febbraio) deve indire le elezioni con la vigente disciplina prevista per il rinnovo degli organi elettivi. C’è da dire che l’indizione dei comizi elettorali è una volontà che viene veicolata dall’Assessorato regionale alle Autonomie locali attraverso un atto amministrativo che, come tale, può essere revocato in presenza di una norma sopravvenuta, come del resto già accaduto per le Province di Caltanissetta e Ragusa lo scorso marzo 2012. Ciò significa che l’ARS ha in pratica molto più tempo dei citati 45 giorni per approvare una riforma ed impedire il rinnovo degli organi con il vecchio sistema. Il termine ultimo per l’approvazione della riforma non coincide con la decretazione dei comizi elettorali ma con l’avvio vero e proprio della campagna elettorale. Quindi fino a tutto il mese di aprile l’ARS avrà certamente tempo per approvare la riforma.

All’ARS sembra essere cambiato il clima politico…

Solo il Governatore Crocetta sembra non essersi accorto di questo. Molti Deputati hanno cominciato a riflettere su questa riforma e hanno compreso che si possono raggiungere gli obiettivi di riduzione dei costi della politica senza eliminare i presidi di democrazia locale. Le scorciatoie mediatiche tanto care al Governatore non sempre stanno dando i frutti sperati. Coloro che, e continuano ad aumentare, ragionano freddamente e con la dovuta serenità, stanno pervenendo ad una triplice conclusione: 1) le Province non vanno svuotate ma riempite di competenze e funzioni di area vasta a cominciare da quelle ancora oggi esercitate dagli ATO idrici e rifiuti; 2) il numero degli Assessori e dei Consiglieri deve essere ridotto del 50%; 2) i compensi spettanti agli Amministratori delle Province (Presidente, Assessori, Consiglio) devono essere drasticamente ridotti.

 


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