Continuano a tenere banco le Province, l’ente di secondo livello che il governo ha promesso di voler abolire e il cui destino sta infuocando il dibattito tra esperti, accademici ed esponenti delle forze politiche. In giornata, non solo è stato presentato un emendamento sulle Province in legge di stabilità, ma si è anche chiuso il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl Delrio, che delle Province dovrebbe sancire l’atto finale.

Sono stati presentati ben 900 emendamenti, di cui 12 dichiarati inammissibili dalla commissione della Camera in cui si trova il disegno di legge firmato dal ministro ed ex presidente Anci. Addirittura, in chiusura della finestra per la presentazione delle modifiche, sono stati ben 400 i subemendamenti avanzati per modificare un testo che sta facendo parecchio discutere.

Non a caso, allora, anche in legge di stabilità 2014 sta per essere inserito un emendamento che consentirà, se approvato nel testo finale, di procrastinare la durata dei commissariamenti provinciali fino al 3o giugno 2014, insomma allontanando la possibilità di elezioni.


Peccato, però, che negli ultimi giorni voci non proprio accomodanti abbiano espresso giudizi sulla riforma Delrio, tra tutte la Corte dei conti che ha confermato il rischio di un surplus di esborsi e, insieme, di caos normativo. Un po’ come, nel parere espresso in audizione alla Camera e pubblicato in esclusiva da Leggioggi, il giurista Pietro Ciarlo ha ricordato nell’esprimere forti perplessità sull’impianto del riassetto istituzionale.

Quasi a risposta di questi dubbi espressi da personalità accademiche ed enti dello Stato, il ministro Delrio ha difeso la “sua” legge, ricordando come esistano “anche se non quantificati dalla Corte dei conti – ha detto il ministro, in riferimento a un approfondimento dell’Università Bocconi per conto dell’Upi – diversi studi, che attestano come la riorganizzazione degli enti locali a cui lavora il governo porterà a sostanziali risparmi per le casse dello Stato.” A suo avviso, infatti la riforma ”viene fatta per ridurre la sovrapposizione di competenze e garantire un’organizzazione più armonica e efficiente degli enti locali”.

Vai al parere di Pietro Ciarlo sul ddl Delrio e l’abolizione delle Province

 

 

 


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2 COMMENTI

  1. è ora di finirla di prendere in giro il popolo italiano.
    le province,le regioni, i privilegi che hanno tutti quelli della casta politica sia in carica che in penzione il troppo numero dei parlamentari.
    i parlamentari italiani sono i più pagati al mondo e sono anche di gran numero in proporzione al territorio.
    negli stati uniti d’america sono di meno con un territorio vastissimo forse dieci o venti volte l’italia.
    la storia ci insegna che i valori non vengono dallo sperpero di soldi pubblici, perchè la formica visse a lungo e la cicala morì di freddo.
    ora vorrei dire che comportarsi bene, significa voler bene a coloro che verranno ( figli nipoti ecc.
    popolo votato dai cittadini cercate di vivere ed agire in modo da non dover mai arrossire
    perchè se uno pensa di andare avanti sempre in questo modo si arriverà o meglio si ritornerà indietro di cento anni.
    anche l’impero romano era tanto forte eppure con la corruzzione e con gli abusi di potere è finito, non dico altro ma AMATE L’ITALIA

  2. Francamente sul fatto che l’abolizione delle province così come di molti tribunali d’Italia comporterà una riduzione della spesa pubblica ho forti dubbi.
    Da un lato certamente il trasferimento delle funzioni e delle competenze della provincia nelle città, le c.d. città metropolitane, mi crea forti perplessità stante il TOTALE FALLIMENTO DEL PROGETTO DI CITTA’ METROPOLITANA (basti pensare a Roma, al cattivo uso e sperpero dei soldi pubblici, all’inefficienza dei servizi, al privilegio di certe zone rispetto ad altre nella distribuzione delle risorse; basti pensare al fatto che nelle città non metropolitane, nei comuni, ad esempio Ciampino, Forli, Pescara, Arezzo, Udine, Avellino, eccetera, tutto funziona meglio, sia i servizi che la distribuzione delle risorse; basti pensare al fatto che l’Italia nel passato, non a caso, era l’Italia dei comuni, delle frazioni, finanche dei rioni, e ciò ha contraddistinto e contraddistingue questa nazione per la sua bellezza, varietà e vastità di cultura e tradizioni).
    Sulla riduzione dei Tribunali, porto solo un esempio concreto.
    Tempo fa parlavo con un cancelliere del Tribunale di Lanciano (destinato a chiudere con il trasferimento e l’accorpamento degli uffici a favore del Tribunale di Chieti) il quale, essendo ubicato a Lanciano uno dei più grandi supercarceri della regione, semplicemente mi faceva riflettere su quanto lo Stato avrebbe speso di più per le quotidiane trasferte (Carcere di Lanciano – Tribunale di Chieti, quasi 100 km fra andata e ritorno) dei carcerati per le udienze o per essere sentiti dai magistrati, in fatto di mezzi, carburante, uomini e sistemi di sicurezza. Senza pensare al disagio che ciò creerà ai professionisti, ai cittadini tutti, costretti a sobbarcarsi centinaia di chilometri ogni giorno. Mi domando: il Parlamento, il Governo, prima di legiferare sull’abolizione delle Province e sulla riduzione dei Tribunali ha nell’effettività ponderato tutto? Credo di no.
    Avv. Gianluca Tucci

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