Proprio mentre il governo Letta sta per varare i primi provvedimenti su Imu e Cassa integrazione, nella maggioranza scoppia la prima crisi sul tema giustizia. Da una parte, infatti, il Pdl ha presentato due disegni di legge per riproporre la stretta sulle intercettazioni, mentre, dall’altra, il Pd ha rilanciato prepotentemente sull’ineleggibilità di Berlusconi.

Insomma, clima tesissimo tra i due partiti maggiori che supportano l’esecutivo di Enrico Letta. Una tensione che è figlia delle contestazioni – e degli scontri – avvenuti sabato a Brescia, durante la manifestazione del Popolo della libertà, con tanto di comizio di Silvio Berlusconi contro le toghe politicizzate. Un appuntamento, però, che è stato oggetto delle incursioni e dei cori, mischiati alla folla, di gruppi ostili al centrodestra e, soprattutto, al suo leader in perenne contrasto con giudici e magistrati.

Così, negli ultimi giorni è tornato d’attualità uno dei tormentoni dell’epoca berlusconiana, quella riforma delle intercettazioni che non ha mai visto piena luce, ma è sempre rimasta in cima ai pensieri dello zoccolo duro Pdl. Naturalmente, il contenuto è sempre lo stesso: giro di vite sul ricorso allo strumento delle intercettazioni ambientali e punizioni severe per chi ne favorisce la divulgazione e la pubblicazione sui media.

I disegni di legge, sostanzialmente identici, sono stati presentati uno alla Camera e l’altro al Senato, quasi per favorire almeno l’iter di uno dei due, nel caso di Commissioni non troppo ostili al famoso “bavaglio”. I firmatari dei due provvedimenti sono, da una parte, Maurizio Bianconi e, dall’altra, l’inossidabile Domenico Scilipoti, entrambi, naturalmente, eletti tra le file del Pdl. C’è poi un terzo disegno di legge, dai contenuti simili e con promotore il deputato Pisicchio.

Ci sono due coincidenze che lasciano più di qualche sospetto sull’operazione anti intrusioni di media e magistrati: da una parte, il fatto che i due testi ricalchino quasi perfettamente la famosa legge Alfano del 2010, approvata dal Senato e poi finita su un binario morto. Dall’altra, la corrispondenza temporale sembra tutto fuorché fortuita, visto che proprio nel giorno della consegna delle nuove proposte sulla legge bavaglio, sono arrivate alla Camera le richieste di autorizzazione per l’utilizzo delle intercettazioni a carico di Denis Verdini, Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri – tre esponenti storici del Pdl – nell’ambito dell’inchiesta P3.

Insomma, il Pdl ha forse voluto dare un avvertimento, ben consapevole di non avere i numeri a disposizione per arrivare all’approvazione della legge: il messaggio, in breve, spiega che, se si andrà a toccare la giustizia, il governo Letta potrebbe avere vita breve.

Un orecchio dal quale, però, il Pd – o almeno parte di esso – pare non sentirci se è vero che in giornata il capogruppo al Senato Luigi Zanda ha ribadito il no assoluto all’ipotesi di nomina a senatore a vita proprio di Silvio Berlusconi, addirittura arrivando ad affermare che il Cavaliere “secondo la legge italiana, in quanto concessionario, non è eleggibile”. Il leader dei senatori democratici ha richiamato alla memoria la famosa legge 361 del 1957, che prevede l’impossibilità per i concessionari statali di essere eletti in Parlamento. “E’ ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui”, ha chiuso Zanda con una punta di stizza. La guerra della giustizia, nella maggioranza di governo, è appena cominciata ma le larghe intese iniziano già a stringersi.

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