Nonostante ci troviamo nel pieno della campagna elettorale, con la bufera liste che si è abbattuta su più di una forza politica all’atto formale della consegna definitiva, il governo, di fronte a un’indifferenza quasi generale, prosegue sulla propria strada.

In particolare, come aveva segnalato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, nei giorni scorsi, restano ancora da licenziare alcuni provvedimenti cruciali per l’attuazione delle ultime leggi firmate dal governo Monti.

Ieri, così, in presenza dello stesso premier, e candidato per “Scelta civica”, si è tenuto il Consiglio dei ministri nel quale è stata approvata una coppia di decreti legislativi per rendere operativa la disciplina contenuta nella legge 190/2012, altrimenti nota come il testo delle “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”.


Regista dell’approvazione, il ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, che aveva assicurato, fin dalle discussioni parlamentari, l’entrata in vigore della normativa anticorruzione nei tempi prefissati.

Con la delega governativa in procinto di scadere, allora, il Cdm ieri ha detto il sì definitivo alle leggi in materia di trasparenza e di accessibilità della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini-utenti.

Così, tra le misure che diventano operative, troviamo l’obbligo di rendere pubbliche le situazioni patrimoniali degli eletti e dei relativi parenti fino al secondo grado.

Nasce, dunque, la “casa di vetro” della PA, aperta al completo e libero accesso a tutte le informazioni relative all’ente, dal quadro più meramente contabile ai progetti che impegnano risorse pubbliche.

Osservazione stretta viene garantita, d’ora in avanti, anche sulle nomine dei direttori generali nei poli della salute, così come alla presentazione dei piani urbanistici locali.

La PA, dunque, si mette a nudo e utilizza come strumento principe di questa rivoluzione il sito internet, che conterrà tutte le informazioni relative sia ai principali funzionari, intendendo con ciò anche gli stipendi di politici e dirigenti, sia sulle opere in corso, in particolare quelle dove vengono messi in conto importanti esborsi di risorse pubbliche.

Tutti gli allegati e le delibere pubblicati online, dovranno essere in formato completo, senza manipolazioni né riduzioni di materiale. Secondo quanto prevede il provvedimento emanato ieri dal Consiglio dei ministri, dovrà essere creata in ogni sito web istituzionale una sezione apposita dal nome “Amministrazione trasparente”, in cui riversare tutti i documenti previsti dal nuovo decreto.

Sul fronte della reperibilità delle informazioni, l’ispirazione arriva da quanto contenuto nel Freedom Act di provenienza Usa, a assoluta garanzia di accesso per qualsiasi cittadino alle informazioni degli enti pubblici, escludendo i casi in cui la disciplina è espressamente vietata, ad esempio per ragioni di sicurezza o, ancora, di ordine pubblico.

Restano, comunque, alcuni steccati che l’operazione trasparenza della PA non potrà valicare, e sono quelli stabiliti dalle normative sulla privacy: risulterà tracciabile, consultabile e dunque classificato nei motori di ricerca qualsiasi dato che non appartenga alle categorie ritenute sensibili o di natura giudiziaria. Ciò, naturalmente, resta valido anche per tutte le attribuzioni di incarichi pubblici.

Allo stesso modo, possono essere i cittadini in prima persona a caldeggiare la pubblicazione di alcuni documenti o atti non ancora resi pubblici da parte degli enti: si tratta del nuovo istituto del diritto di accesso civico, previsto nel provvedimento attuativo a cui ieri è stato dato finalmente l’ok.

Leggi il testo della bozza di decreto legislativo

Vai al testo della legge anticorruzione


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