In questi giorni si sta consumando quasi nell’indifferenza generale e senza un adeguato risalto una questione sconcertante: mi riferisco alla pretesa del governo di aumentare di imperio da 18 a 24 e a parità di stipendio, il numero di ore di lezione frontale degli insegnanti di medie e superiori dal prossimo anno.

Prima di entrare nel merito della questione, invito a leggere il comma 45 dell’articolo 3 del DDL di stabilità che disciplina la questione:

45. Le disposizioni di cui ai commi dal 42 al 44 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013”.


…Ce n’è abbastanza per protestarvi sopra un mese. Neanche Marchionne ha osato tanto a Pomigliano e non credo di sbagliare se penso che questo provvedimento farà da apripista ad altri successivi atti vandalici.

I dati (Fonte Eurydice 2011) mostrano come i docenti italiani siano perfettamente in linea con i colleghi europei. Chiaramente, stiamo parlando delle sole ore di lezione frontale che per essere erogate richiedono ore e ore di lavoro pomeridiano, spesso ignorato dai non addetti ai lavori: preparazione delle lezioni con raccolta di materiali in forma cartacea e digitale, preparazione di attività di laboratorio, preparazione e correzione delle verifiche e di parte degli elaborati svolti a casa, redazione di relazioni di programmazione per disciplina e per i consigli di classe, compilazione di moduli e richieste per le tante diverse necessità (DSA, libri di testo, acquisto materiali, richieste di visite didattiche), aggiornamento professionale e normativo ecc.

A ciò si deve aggiungere il tempo per il ricevimento dei genitori, per riunioni varie, scrutini, consigli di classe, il tempo per sbrigare le inevitabili pratiche della burocrazia scolastica (archiviazione dei compiti in classe, compilazione di registri, schede e pagelle, redazione e invio di comunicazioni scritte alle famiglie, telefonate per avvertire i genitori di alunni troppo assenti e/o in difficoltà, eventuali colloqui col dirigente, con assistenti sociali, con psicologi, con referenti di progetti…) e spesso tutto quel tempo non quantificabile in cui un professore resta a parlare (come un padre o una madre, a volte) in colloqui individuali con un alunno in difficoltà (non solo scolastiche), o in cui docenti si trattengono, (informalmente ma non per questo meno necessariamente), a discutere le tante situazioni e comportamenti problematici dei loro 80 o 140 o 200 o più alunni. Di somma in somma, arriviamo, a tenerci stretti, a 36-38 ore di lavoro (non lezione, ma lavoro sì: è chiara la differenza?).

E sia chiaro che sia il far lezione sia tutto il resto non è battere i timbri in ufficio, o scaldare la sedia, o premere un pulsante. E’ dimostrato da studi autorevoli che il lavoro degli insegnanti è usurante e soggetto a rischio di burnout; gli insegnanti hanno maggiore probabilità di ammalarsi di depressione e di fare uso di psicofarmaci.

Aumentando da 18 a 24 le ore di lezione frontale, aumenteranno il numero di classi e quindi di alunni da seguire. Saranno loro, gli alunni, le prime vittime di questa (indegna) proposta di legge: noi docenti, inevitabilmente, faremo peggio. Tante cose, nella gestione del nostro lavoro, si dovranno rivedere: certamente ci saranno meno verifiche, meno argomenti di studio, meno attività didattiche, meno progetti, meno laboratori, meno uscite scolastiche, meno approfondimento e aggiornamento, meno disponibilità all’ascolto dei ragazzi, all’osservazione dei loro comportamenti e progressi, meno attenzione alle loro necessità. Forse sarà difficile anche solo ricordare i nomi dei nostri alunni. In sostanza, didattica di minore qualità (a meno che Profumo non trovi il modo di aumentare per DDL anche la durata del giorno terrestre).

Certo, non so come l’Italia possa sperare in un futuro migliore se attribuisce così poco valore al lavoro di quei docenti a cui il Paese affida, con l’educazione dei giovani, proprio il suo futuro.

Monti e Grilli dicono che qualunque cambiamento nel DDL di stabilità, deve essere fatto a saldi invariati (sottolineando così che il problema è quasi irrisolvibile)…. bene, con l’aumento da 18 a 24 ore il governo intende risparmiare per l’anno scolastico 2012/2013 circa 180 milioni, contemporaneamente ha scelto di destinare, per lo stesso anno, alle scuole private 223 milioni di euro…

io un’idea su come modificare il DDL a saldi invariati, a questo punto ce l’avrei…

 

Laura Ciccarese

Insegnante di matematica e scienze, scuola media di Ponsacco (Pisa)

 

 


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5 COMMENTI

  1. Chiarimenti per Gian_paolo.

    Quando si parla non bisogna fare i politici e nemmeno gli avvocati, bisogna dire e descrivere le cose per quelle che sono:

    Fatta la premessa che in tutti i posti di lavoro c’è chi lavora seriamente e tanto e c’è chi fa il lavativo e si imbosca, ma questo è un altro discorso e non mettiamo tutto nel calderone creando volutamente confusione, parliamo di chi lavora seriamente altrimenti tutto salta:

    1) dopo 4 – 5 ore al giorno di lezione frontale un insegnante NORMALE che ha davvero spiegato e fatto lezione è stanco, sfinito, senza voce e stressato e non può continuare a spiegare (se invece si è stati solo seduti a riscaldare la sedia se ne possono fare anche 10 di ore e poi alzarsi perchè stanchi di essere seduti da troppo tempo)

    2) non bisogna inserire tutte le ore svolte per le altre attività in una sola generica e superficiale parola CUMULO, che significa cumulo? Elenchiamole e contiamole tutte le attività attribuendo un tempo a ciascuna di esse e, soprattutto, una volta esaurite STOP, si termina ed il resto è straordinario. I consigli le riunioni hanno l’orario di inizio ma non quello di fine. Perchè bisogna lavorare senza fissare un limite da rispettare? Perchè non si deve contare?

    3) Sommiamo le ore dei punti 1) e 2) e abbiamo una misura precisa di quante ore lavora un insegnante e soprattutto non diciamo più la fesseria di 18 ore. Poi eventualmente aggiungiamo le ore mancanti o paghiamo quelle in eccesso rispetto ad un monte ore stabilito prima.

    4) Facciamo lavorare gli insegnanti a scuola fornendo loro tutti gli strumenti necessari al proprio lavoro: locali riscaldati e rinfrescati a seconda delle stagioni come avviene in tutti gli uffici pubblici, scrivanie, comode sedie, computer, libri, stampanti, connessione ad internet , riviste, fogli, borse e perchè no anche penne, matite, gomme, quaderni e spillatrici ecc… Questi strumenti sono generalmente utilizzati dai docenti a proprie spese a casa e utilizzando luce, gas e acqua delle proprie abitazioni.

    5) Basta con le vacanze Natalizie, Pasquali, e i mesi estivi passati a casa, facciamo in modo che le ferie possano essere utilizzate nella quantità e nel MODO in cui ne usufruiscono gli altri lavoratori. Perchè dobbiamo obbligatoriamente NON lavorare nelle feste di Natale e NON possiamo prenderci un periodo di ferie in una o più settimane in qualunque momento dell’anno? Come è bello descrivere le cose solo da un punto di vista.
    ( quest’anno la domanda delle ferie è stata una presa in giro: l’esame di Stato finiva il 13 luglio e il 25 agosto si doveva stare a scuola per gli esami di riparazione, ciò significa ferie obbligate altro che domanda di ferie)

    6) Ultima ma non per questo meno importante cosa da dire: se le risorse economiche per la scuola pubblica non sono sufficienti neanche per la carta igienica perchè finanziare le scuole private? La scuola pubblica per fortuna esiste ed è sufficiente per dare istruzione a tutti. Se qualcuno vuole un’istruzione diversa va nella privata e paga di tasca propria ma non bisogna sottrarre risorse al pubblico.

    Infine aggiungerei che negli ultimi tempi molti professori hanno smesso di insegnare a tempo pieno e trascurano la didattica per svolgere progetti e progettini vari da cui guadagnano altri bei soldini. Come dite ? Sono pochi? Lasciate stare allora e consentite a qualche disoccupato di guadagnare qualcosina, (così non siamo buoni e solidali solo in chiesa).

  2. Insegno Informatica (e materie affini). Quest’anno sono passato di ruolo.
    Come prima considerazione c’è da dire che un precario, se non è molto che insegna, cambia spesso sede e materia insegnata e quindi l’impegno a casa per preparare compiti e lezioni è davvero notevole. Un insegnante che ormai è stabile immagino che abbia un impegno decisamente inferiore.
    Sul discorso ferie è vero: soprattutto d’estate sono davvero molte, oserei dire quasi troppe.
    Personalmente ho impiegato molto del mio tempo per programmare software didattico, creare reti da utilizzare in classe, studiare argomenti che ritenevo importanti ma che magari sui libri mancavano, scrivere appunti per gli studenti (certi libri sono fatti davvero male) etc. Nessuno mi ha mai dato un euro per il mio lavoro extra né mi sono mai aspettato alcun tipo di riconoscimento. Alcune delle cose che ho realizzato non sono propriamente bruscolini…: per il sw più complesso che ho realizzato una società esterna avrebbe probabilmente chiesto qualche decina di migliaia di euro, sempre che fosse in grado di realizzarlo, cosa di cui dubito fortemente data la quantità di maneggioni che c’è in giro…
    Certamente con 24 ore di lezione frontale non avrei avuto il tempo di fare quel che ho fatto. Oberare di lavoro tutti gli insegnanti priva inevitabilmente quegli insegnanti “volenterosi” del tempo necessario per aggiornarsi e per realizzare progetti innovativi.
    Veniamo al riconoscimento economico.
    Per diventare insegnante ho preso una laurea quinquennale in Informatica (non è una passeggiata), una abilitazione all’insegnamento dell’Informatica alla SSIS (neppure quella è una passeggiata) e visto che c’ero anche in Matematica (per me è stato durissimo). Ho insegnato SOLO cinque anni come precario (sono pochissimi rispetto alla media) e sto facendo un ulteriore anno di prova, il tutto ovviamente con stipendio bloccato che si aggira sui 1380 euro netti al mese…
    Ora, so che nell’Italia delle pezze al c..o non c’è da lamentarsi, ma faccio notare che per accedere a tale faraonico bottino, ho studiato sette (…) anni (laurea spesata dai miei, specializzazione a mio carico) dopo le superiori. Ho studiato materie come logica, fondamenti della matematica, complessità, computabilità, architettura degli elaboratori, sistemi operativi. Conosco una decina di linguaggi di programmazione diversi, so progettare e realizzare modificare e interrogare database relazionali, per non parlare di cose molto più terra terra come la capacità di rivoltare un pc come un calzino e rimetterlo a nuovo dopo averlo messo a mollo in lavatrice, installare uno, due, tre, cinque, otto, tredici sistemi operativi diversi etc. etc.
    Ora, quello che so fare e che insegno, non è roba che che si trova facilmente a buon mercato. Io non timbro cartellini: trasferisco le mie conoscenze a classi di 30 adolescenti che qualche volta preferirebbero essere fuori a giocare a pallone e le mie conoscenze non sono le quattro vaccate di cui parlano i nostri politici in tv… quindi l’esorbitante cifra che guadagno è del tutto inadeguata (infatti i nostri omologhi europei guadagnano mediamente molto di più a fronte di un impegno comparabile).
    Io però sono buono e mi accontento, perché so che c’è chi sta molto peggio. Mi accontento in cambio di una certa libertà che effettivamente questo mestiere offre. A me sta bene così.
    Se i papaveri che ci governano ritengono che io lavoro troppo poco, possono aumentarmi le ore di lavoro ma il mio stipendio deve aumentare PIU’ che proporzionalmente. Tradotto in termini monetario significa che per 24 ore di lezione FRONTALE possono bastare 2000 euro netti al mese che per dei professionisti con i titoli e le competenze di un insegnante medio sono davvero pochi.
    E’ giusto che io guadagni TANTO perché so, so fare e so insegnare cose che pochi sanno, pochissimi sanno fare e quasi nessuno sa insegnare. Il resto è demagogia.

  3. Capisco i politici che si sono lanciati in una crociata contro il ministro: la scuola è una grande serbatoio elettorale. Io sono pensionato, un ex insegnate, quando sono passato dalla fabbrica alla scuola mi sono ritrovato con un mare di tempo,libero (Natale, Pasqua, estate, festività varie, ponti, santi patroni, sciopero studenti, neve, orari ridotti ecc). Ho sempre partecipato ad esami di stato, ma alla fine si risolvono in una decina di giorni d’impegno nell’abito del mese. Anche tutte le attività collegiali, gli esami, la preparazione/correzione compiti, la preparazione lezioni, alla fine si risolvono in un cumulo di ore, che sommato all’insegnamento diretto, è comunque molto inferiore a quello che sostenevo come progettista disegnatore, poi come addetto alla sicurezza in cantieri. Inoltre non si differenzia, né si incentiva adeguatamente l’insegnate serio da chi da scuola scappa via appena finita la lezione per cucinare, seguire un secondo lavoro, dedicarsi alla politica o a hobby vari. Io ero figura obiettivo, coordinavo attività esterne, corsi per allievi e docenti, orari dei docenti, progetti vari, ma rispetto al collega fannullone guadagnavo poco più. Nessuno controlla gli insegnanti che ripropinano stantie lezione ormai da 20-30 anni rifiutandosi di effettuare alcun aggiornamento.

  4. ….e, aggiungo, non beneficiano nemmeno di circa quattro mesi all’anno di vacanza. Qualche volta, prima di lamentarsi, bisognerebbe pensare un momento a chi sta peggio( tipo molti dipendenti delle province che non sanno se a partire dal prossimo gennaio avranno ancora il loro posto di lavoro) e forse si capirebbe quanto si è stati fortunati nella vita.

  5. L’on. Bersani, Segretario del PD, ha già fatto sapere che se non verranno ritirate le disposizioni che riguardano la scuola (in particolare l’aumento dell’orario settimanale delle lezioni) il suo partito non voterà la legge di stabilità…..Peccato che abbia viceversa allegramente votato le norme che prevedono il licenziamento degli altri dipendenti pubblici (….con esclusione, guarda caso, di quelli della scuola….) che per la cronaca di ore settimanali ne fanno 36 guadagnando pure meno……….

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