Riforma Pensioni: nuove misure di flessibilità in uscita entro settembre? Ecco quali

Redazione 25/07/16
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L’attesissimo accordo sulla Riforma Pensioni tra Governo e sindacati è atteso entro settembre.

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Nelle prossime settimane verrà inaugurata una nuova fase di negoziati con al centro i temi più caldi in materia di pensioni: APE, lavoratori precoci, ricongiunzioni e le altre ipotesi allo studio.

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Riforma Pensioni nella prossima Legge di Stabilità

Si entra nel vivo dei negoziati tra Governo e sindacati, a seguito dei tavoli tecnici riunitesi nelle scorse settimane, affinché si arrivi entro settembre a varare le nuove misure per la flessibilità in uscita.

Al centro delle trattative saranno il ministero del lavoro, Giuliano Poletti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini e i segretari generali dei sindacati confederali, Susanna Camusso (CGIL) Annamaria Furlan (CISL) e Carmelo Barbagallo (UIL).

Come evidenziato nei giorni scorsi da Nannicini lo scopo è quello di: “Trovare un quadro complessivo più o meno condiviso”. Di toni più cauti è stata, invece, Susanna Camusso: “Siamo lontani dalla risposta fondamentale che vorremmo, che è quella di una modifica strutturale della legge pensionistica e di un sistema che permetta di introdurre la flessibilità”.

Il fatto che ci siano “spunti positivi da approfondire” è visto, infine, positivamente dal leader della UIL, Barbagallo.

I temi più importanti da discutere

1) Al centro dei negoziati sulle pensioni vi è sicuramente l’APE, anticipo pensionistico, ancora allo studio.

L’Esecutivo propone la possibilità di ritirarsi con 3 anni di anticipo sull’età pensionabile, con un trattamento (appunto l’APE), che equivale ad un anticipo sulla pensione. Si tratta di un meccanismo che sarà finanziato dalle banche) e che implica anche assicurazioni contro il rischio di decesso del pensionato prima della restituzione del prestito, erogato dall’INPS.

Dovrebbe avvenire in 20 anni la restituzione dell’anticipo pensionistico, essendo anche previsto un meccanismo di detrazioni fiscali volto ad alleggerire il peso della rete per le fasce più deboli, fino ad azzerarle.

Tra le altre opzioni in discussione vi sono poi: il trattamento per i disoccupati di lunga durata che non sarebbe a carico delle banche ma del privato, e la contemplazione del caso che vede il prepensionamento causato da crisi aziendali con relative procedure di esodo, in cui il finanziamento spetterebbe alle imprese.

2) Tra le altre proposte formulate invece dai sindacati figurano:

– la possibilità di accedere alla pensione anticipata per i lavoratori precoci, carriere discontinue, lavori usuranti;

– un eventuale bonus contributivo per i lavoratori precoci pari a 4 o 6 mesi per ogni anno di lavoro fra i 14 e i 18 anni;

– un’ipotetica revisione del sistema di adeguamento alle speranze di vita, facendolo scattare non più ogni 2 anni (dal 2019), ma con maggiori intervalli maggiori;

– la previsione di evitare di applicare un adeguamento in presenza di anzianità contributive elevate;

– un’eventuale proroga dell’Opzione Donna e novità sul fronte delle ricongiunzioni dei contributi.

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