Pensione in anticipo? Tutto su nuovo APE: quando, per chi, come richiederlo, quali tagli

Redazione 23/05/16
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Nonostante il documento esecutivo sia ancora in fase di limatura, lo schema base non varia: il nuovo APE (Anticipo pensionistico) che consente di andare prima in pensione agli over 63 prevede un taglio tra l’1 e il 3% per ogni anno di anticipo, con la possibilità di raggiungere quota 4% per gli assegni più alti.

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PENSIONE IN ANTICIPO? ECCO COSA CAMBIA

Domani approda al tavolo ministeriale la versione dell’Ape (Anticipo pensionistico) che verrà presentata ai sindacati e che, come anticipato sopra, mette in conto un taglio dell’assegno pensionistico che può variare tra l’1 e il 3% per ogni anno di uscita anticipata, potendo anche raggiungere quota 4% per gli assegni più elevati.

APE: CHI PAGA?

L’operazione verrà finanziata par la maggior parte da istituti bancari ed assicurazioni, chiamati ad erogare mediante l’INPS le porzioni di pensioni anticipate per effetto del cosiddetto “prestito”. Quest’ultimo dovrà, poi, essere reso dal pensionato ratealmente seguendo un preciso iter pluriennale che partirà dal momento in cui sarà verrà maturato il requisito per la pensione di vecchiaia.

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APE: QUALI INTERESSI?

Saranno, invece, a carico non dei pensionati ma dello Stato gli interessi da garantire a banche e assicurazioni, per un costo complessivo che dovrebbe essere compreso tra gli 800 milioni e il miliardo di euro.

APE: I BENEFICIARI

Ne beneficeranno in via permanente gli over 63 dal 2017 e si tratterà comunque di una misura strutturale.

LE RICHIESTE DEI SINDACATI

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Continuano le rivendicazioni dei sindacati: Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp- Uil con la manifestazione nazionale indetta a Roma hanno, infatti, riproposto una piattaforma per tutelare il potere d’acquisto delle pensioni e il recupero di quanto perduto con il blocco della rivalutazione 2012-2013 per le pensioni superiori a 3 volte il minimo.

Hanno anche chiesto il ritocco della legge Fornero al fine di permettere l’uscita flessibile e così incentivare il ricambio generazionale nel mondo del lavoro, l’estensione del bonus di 80 euro mensili agli assegni pensionistici più esigui e l’equiparazione della no tax area tra pensionati e lavoratori.

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