La condotta contestata era l’aver utilizzato i tre giorni di permesso retribuiti dall’Inps a scopo feriale, essendosi recata all’estero. Quindi i permessi non possono essere utilizzati come ferie per il recupero psico-fisico? Vediamolo insieme.
Per approfondire, leggi: Legge 104, chi sono i beneficiari dei permessi? Quando c’è reato di truffa?
Legge 104/92: quale funzione hanno i permessi retribuiti dall’Inps?
Ci si chiede se i giorni di permesso retribuiti, riconosciuti dall’Inps al lavoratore, autonomo o dipendente, che presti assistenza ad un parente disabile grave, siano da intendersi come posti nell’interesse della persona handicappata, al fine di garantirle una assistenza con ancora maggiore continuità, oppure a beneficio di coloro che assistono i parenti disabili.
Legge 104 permessi: qual è la ratio legis?
L’unico modo per dare soluzione al caso di specie è partire dall’analisi di quella che è la ratio legis della norma. Alla luce della stessa, infatti, l’istituto de quo appare configurabile come uno “strumento di politica socio assistenziale” teso a supportare le famiglie che si aggravano dell’impegno che comporta l’assistenza a un parente disabile.
Già nella sentenza n. 4106/16, la Cassazione aveva sottolineato come tale istituto fosse da interpretare a favore sia dei disabili gravi sia di coloro che li assistono in via continuativa.
In concreto, quindi, i permessi retribuiti erano da utilizzarsi sia al fine di conferire una maggior continuità nell’assistenza del parente disabile, sia allo scopo di assicurare ritagli di tempo al lavoratore, per lo svolgimento di esigenze personali e di quel “minimo di vita sociale” di cui gli è impedito godere durante i normali giorni lavorativi.
- Potresti leggere anche: Pensioni e Legge 104, tra le agevolazioni per i disabili c’è la quota 41
Legge 104: diritto del lavoratore ad un “minimo di vita sociale”
Di conseguenza, non può ritenersi illegittimo lo svolgimento di altre attività durante il suddetto arco temporale: sarebbe irragionevole, infatti, vincolare il momento dell’assistenza dovuta al parente disabile a una fascia oraria non necessariamente indicata per i casi di specie.
Ciò soprattutto se si riflette sul fatto che, durante quelle ore, nel resto dei giorni il parente è sempre privo di assistenza. L’unico criterio con cui indirizzare i momenti dell’assistenza da fornire è l’effettivo giovamento alla persona affetta da disabilità.
[su_button url=”https://www.leggioggi.it/tags/legge-104/” target=”blank” style=”flat” background=”#009ac0″ color=”#ffffff” size=”10″ wide=”yes” center=”yes” icon=”icon: hand-o-right” desc=”Approfondisci Speciale Legge 104″ title=”Approfondisci Speciale Legge 104″][/su_button]
Cassazione: inammissibile il solo ristoro psico-fisico
Il fine della norma è la migliore assistenza continua del disabile la Cassazione ha espressamente escluso che sia possibile interpretare, alla luce della ratio legis dell’art.33 comma 3, nonché della L. 104/92 complessivamente intesa, i tre giorni mensili riconosciuti ai lavoratori che assistano parenti disabili gravi come occasione di ristoro psico-fisico che prescinda dal continuare a prestare assistenza a questi ultimi.
- Potrebbe interessarti anche: Legge 104 e le agevolazioni sull’auto
Figuriamoci, poi, se il riposo preteso dal lavoratore sia trascorso addirittura all’estero. I lavoratori hanno a loro disposizione istituti ad hoc disciplinati dai contratti di lavoro (ferie, permessi, malattia).
In conclusione, dunque, i permessi riconosciuti dai beneficiari della Legge 104/92 devono essere utilizzati per fornire al disabile grave una migliore assistenza in termini di continuità e presenza, nonché per garantire al dipendente un tempo sufficiente, nell’arco mensile, a curare la propria persona e a coltivare quel “minimo di vita sociale” fortemente limitato dal suo dedicare i restanti giorni del mese al parente assistito e al lavoro.
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento