Decreto “salva Italia”: cade la privacy per le società

Redazione 07/12/11
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Nascosta tra le pieghe del Decreto “salva Italia” [n.d.r. l’auspicio è che il nome di battesimo giornalistico porti bene più che al Decreto all’Italia] c’è una piccola disposizione sfuggita agli analisti economico-finanziari che, nelle ultime ore, hanno passato al setaccio, riga per riga, il Decreto che, di fatto, sancisce la definitiva ed integrale – o quasi – sottrazione delle società, enti ed associazioni dall’ambito di applicazione del Codice Privacy e, dunque, dalla relativa disciplina.

L’art. 40 del Decreto, infatti, ridelinea i confini delle definizioni di “dato personale” e di “interessato” contenute nel Codice Privacy stabilendo che non sono dati personali quelli di “persone giuridiche, enti ed associazioni” e che questi ultimi non vanno considerati quali “interessati” ai fini dell’applicazione del Codice.

Tutte le altre modifiche apportate al Codice Privacy, riflettono, sostanzialmente, questo cambiamento.

E’ giallo – probabilmente a causa di una svista nella redazione del provvedimento – sulla sorte della disciplina del telemarketing in relazione a società, enti ed associazioni.

Il Decreto “salva-Italia”, infatti, non è intervenuto sulla definizione di “abbonato” con la conseguenza che “persone giuridiche, enti ed associazioni” continuano a dover essere considerati abbonati.

Un’interpretazione rigorosa e letterale delle norme, pertanto, potrebbe portare alla conclusione che società, enti ed associazioni che hanno, ormai, perduto ogni tutela, sotto il profilo della privacy, in relazione ai propri dati, conservano, ancora, intatti i loro diritti quando si tratti di telemarketing.

Ai sensi dell’art. 130 del codice privacy, in materia di “comunicazioni indesiderate”, tuttavia, le società, gli enti e le associazioni possono, certamente, già da oggi essere destinatari di comunicazioni effettuate attraverso “l’uso di sistemi automatizzati di chiamata senza l’intervento di un operatore”, giacché non possono più considerarsi tra i soggetti “interessati” che, a norma di tale disposizione possono prestare o non prestare il consenso al trattamento.

Muovendo da tale presupposto, sembra difficile sostenere – come pure l’interpretazione letterale suggerirebbe – che società, enti ed associazioni, continuino a beneficiare della tutela loro, originariamente, riconosciuta con la disciplina del telemarketing.

Questa volta, dunque – dopo tante semplificazioni incomplete e imperfette – si cambia davvero: niente privacy per le persone giuridiche.

Sarà il tempo a dire se, questa scelta – che, peraltro, ci allinea al quadro normativo europeo dove le persone giuridiche sono, da tempo, sottratte all’ambito di applicazione della disciplina sulla privacy – premierà o meno il nostro Paese.

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