La normativa italiana (D.P.R. n. 180/1950) consente ai dipendenti di contrarre prestiti da estinguere non con un prelievo in conto corrente ma direttamente in busta paga con una trattenuta operata dal datore di lavoro. Si parla infatti di cessione di quote dello stipendio, o cessione del quinto.
Tra gli obiettivi primari del legislatore figura la tutela del benessere economico del dipendente, in modo da evitare che si trovi a far fronte a trattenute mensili eccessivamente onerose.
Analizziamo quindi in dettaglio i limiti imposti dalla normativa alla cessione dello stipendio.
Indice
Chi può ottenere la cessione del quinto dello stipendio?
La cessione del quinto dello stipendio è destinata a tutti i lavoratori dipendenti, siano essi a tempo indeterminato o, al contrario, titolari di un contratto a termine.
Tuttavia, a seconda della tipologia di contratto, cambia la durata del piano di ammortamento.
Dipendenti a tempo indeterminato. I lavoratori con rapporto a tempo indeterminato possono contrarre prestiti da estinguere grazie alla cessione di quote della retribuzione per un periodo non superiore a dieci anni.
Dipendenti con contratto a termine. I dipendenti titolari di un contratto a tempo determinato che, alla sua scadenza, si risolve naturalmente (salvo proroga dello stesso o trasformazione a tempo indeterminato) possono anch’essi contrarre prestiti con cessione del quinto dello stipendio.
In tal caso, tuttavia, la durata della cessione non può eccedere il periodo di tempo che, al momento dell’operazione di finanziamento, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto.
Si assume pertanto a riferimento, come limite di durata del piano di ammortamento, il periodo che intercorre tra la data del prestito e quella di scadenza del contratto.
Dipendenti prossimi alla pensione. Un limite specifico di durata al piano di ammortamento è altresì previsto per i dipendenti cui manchino, per conseguire il diritto alla pensione, meno di dieci anni.
Quest’ultimo, infatti, non può contrarre un prestito superiore alla cessione di tante quote mensili quanti sono i mesi necessari per il conseguimento del diritto al collocamento a riposo.
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Cessione del quinto: limite di importo
A tutela del benessere economico del dipendente, la cessione di quote dello stipendio non può eccedere un quinto della retribuzione.
Il calcolo avviene considerando la retribuzione netta, ottenuta una volta sottratte le trattenute operate in busta paga a titolo di:
- Contributi previdenziali e assistenziali a carico dipendente;
- Ritenute fiscali per IRPEF e addizionali regionali e comunali.
La quota da trattenere al dipendente è recuperata dal datore di lavoro nei dodici cedolini ordinari da gennaio a dicembre, con esclusione delle eventuali buste paga aggiuntive elaborate per la liquidazione della tredicesima / quattordicesima.
Il datore di lavoro procede pertanto a:
- Trattenere in busta paga la quota mensile fissa calcolata in base alla retribuzione netta del dipendente e indicata nel contratto di finanziamento;
- Versare con bonifico bancario al creditore, la quota trattenuta in busta paga.
Cosa succede se cambia la retribuzione?
Essendo il prestito con cessione del quinto un evento che si sviluppa su un arco di tempo particolarmente lungo (più annualità) può accadere che la retribuzione del dipendente, nel frattempo, subisca delle variazioni, in aumento o in diminuzione.
Se la riduzione del compenso netto è pari o inferiore a un terzo, la trattenuta in busta paga continua secondo l’importo originariamente notificato al datore di lavoro e riportato nel contratto di prestito.
In caso di superamento del limite di un terzo, la trattenuta non può comunque eccedere la soglia di un quinto della retribuzione netta.
Il datore di lavoro deve comunicare tale circostanza al creditore.
Sulla riduzione dello stipendio assumono importanza le clausole del contratto di prestito, le quali possono, ad esempio, prevedere una sospensione del piano di ammortamento al verificarsi di determinati eventi che incidono in maniera rilevante sulla retribuzione del lavoratore.
Come può essere il caso degli ammortizzatori sociali.
Assicurazioni sulla vita
I contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio devono essere garantiti da un’assicurazione sulla vita e altri rischi, in modo da permettere il recupero delle somme anche se non è possibile la continuazione del piano di ammortamento o il saldo del credito residuo a causa di:
- Interruzione o riduzione della retribuzione;
- Liquidazione di un trattamento pensionistico insufficiente.
Contrarre una nuova cessione
Sempre nell’ottica di proteggere la salute finanziaria del debitore, quest’ultimo può contrarre una nuova cessione solo se sono trascorsi almeno:
- Due anni dall’inizio della cessione stipulata per una durata di cinque anni;
- Quattro anni dall’inizio di una cessione contratta per una durata di dieci anni.
Fanno eccezione le ipotesi (particolarmente diffuse nella pratica) di stipula di un nuovo contratto di finanziamento dietro estinzione del precedente.
In tali situazioni può essere stipulato un nuovo prestito, a patto che sia trascorso almeno un anno dall’estinzione anticipata.
Cessazione del rapporto
In caso di cessazione del contratto viene meno la possibilità per il datore di lavoro di trattenere le quote mensili della cessione.
I contratti di finanziamento di norma prevedono, a fronte dell’interruzione del rapporto di lavoro, l’obbligo dell’azienda di trattenere l’intero TFR sino a concorrenza del debito residuo del dipendente.
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