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Reddito di cittadinanza Fase 2, al via la ricollocazione: assegno e assistenza

Paolo Ballanti
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È partita ufficialmente la fase due del Reddito di cittadinanza. Con la delibera numero 5 del 12 giugno 2019 l’Anpal ha dettato le istruzioni operative per il percorso di assistenza alla ricollocazione nel mondo del lavoro per i soggetti che percepiscono il sussidio statale e abbiano sottoscritto il Patto per il lavoro.

L’intero sistema ruota attorno alla liquidazione da parte di Anpal di un assegno, il cosiddetto AdRdC (“assegno di ricollocazione per i beneficiari del Reddito di cittadinanza”) spendibile per ottenere dai soggetti competenti un servizio di assistenza nella ricerca del lavoro.

Indispensabile per mantenere i rapporti tra i Centri per l’impiego (da cui deve partire l’input per l’erogazione dell’assegno) ed ANPAL e tenere monitorato il comportamento degli assistiti è il portale “MyANPAL”.

Vediamo nel dettaglio come funziona il sistema di ricollocazione.

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Reddito di cittadinanza: come funziona la ricollocazione

Il decreto n. 4/2019 (convertito in legge n. 26/2019) istitutivo del Reddito di cittadinanza, prevede per i beneficiari del sussidio un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro.

La misura, identificata con la sigla AdRdC (letteralmente “assegno di ricollocazione per i beneficiari del Reddito di cittadinanza”) e attiva in fase di prima applicazione del Reddito, comunque non oltre il 31 dicembre 2021, consiste nella liquidazione dell’Assegno di ricollocazione a coloro che sottoscrivono il Patto per il lavoro. L’assegno viene corrisposto dall’Anpal entro trenta giorni dal riconoscimento del Reddito.

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Una volta ricevuto l’assegno, i beneficiari, a pena di decadenza dal sussidio, devono scegliere entro trenta giorni il soggetto che li assisterà nella ricerca di un lavoro, col quale devono concordare un appuntamento.

Il servizio di assistenza intensiva deve necessariamente prevedere:

  • L’assistenza di un tutor e l’impegno da parte del beneficiario a svolgere le attività dallo stesso individuate e ad accettare le offerte di lavoro congrue;
  • Un programma di ricerca intensiva del lavoro;
  • L’obbligo per il soggetto erogatore di comunicare al Centro per l’impiego e all’ANPAL il rifiuto ingiustificato del beneficiario a svolgere le attività concordate o ad accettare le offerte di lavoro congrue, al fine di consentire l’irrogazione delle sanzioni;
  • La sospensione del servizio di assistenza in caso di assunzione a tempo determinato o in periodo di prova con ripresa dell’attività dopo la conclusione del rapporto avvenuta entro sei mesi.

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Reddito di cittadinanza fase 2: destinatari del servizio di assistenza alla ricollocazione 

Hanno diritto al servizio di assistenza i soggetti beneficiari del Reddito di cittadinanza che abbiano stipulato il Patto per il lavoro.

Nessun cambiamento per chi riceve già un servizio analogo di politica attiva, che naturalmente non potrà coesistere con l’AdRdC. Unico adempimento richiesto: gli interessati verranno convocati dai Centri per l’impiego per sottoscrivere il Patto per il lavoro.

Reddito di cittadinanza Fase 2: chi svolge il servizio di assistenza nella ricollocazione lavorativa 

I soggetti autorizzati ad erogare il servizio di assistenza intensiva sono i Centri per l’impiego (è possibile rivolgersi anche ad una sede diversa da quella del luogo di domicilio) e i soggetti accreditati a livello nazionale e regionale a svolgere i servizi per il lavoro.

Reddito di cittadinanza Fase 2: come funziona l’assegno di ricollocazione

Il riconoscimento dell’assegno avviene mediante una collaborazione tra Centri per l’impiego e ANPAL, resa possibile attraverso il portale “MyANPAL”.

L’input parte dal Centro per l’impiego: una volta verificato che il soggetto può stipulare il Patto per il lavoro invia una segnalazione all’ANPAL.

Successivamente, entro sessanta giorni dal riconoscimento del Reddito, il Centro per l’impiego attraverso MyANPAL comunica il via libera all’erogazione dell’assegno. In assenza di comunicazione nei termini citati vale il silenzio assenso e l’ANPAL riconoscerà automaticamente l’AdRdC.

L’ammissione al servizio comporta la sospensione del Patto per il lavoro, anche se permangono le funzioni di controllo attribuite al Centro per l’impiego.

Reddito di cittadinanza e ricollocazione: obbligo di scegliere il servizio di assistenza

Come anticipato sopra, entro trenta giorni dalla comunicazione di attribuzione dell’assegno, il beneficiario dovrà scegliere, a pena di decadenza dal Reddito di cittadinanza, il soggetto che erogherà il servizio di assistenza.

Per trasmettere la scelta, si potranno utilizzare, alternativamente:

  • Portale MyANPAL se in possesso delle apposite credenziali;
  • Rivolgendosi a Centri per l’impiego o patronati (questi ultimi se convenzionati con ANPAL).

Se il soggetto prescelto non fornisce alcun riscontro entro trenta giorni dalla richiesta, il beneficiario dovrà sceglierne un altro.

Reddito di cittadinanza e ricollocazione: il primo appuntamento per l’assistenza

Una volta ricevuta risposta dal soggetto erogatore, l’interessato dovrà recarsi presso lo stesso nella data fissata per il primo appuntamento.

Lo svolgimento del primo incontro, così come le eventuali assenze giustificate o meno dovranno essere segnalate dal soggetto erogatore attraverso il portale MyANPAL.

Dalla data del primo appuntamento decorre il servizio di assistenza intensiva.

Reddito di cittadinanza: durata del servizio di assistenza al lavoro

Il servizio di assistenza intensiva ha una durata di sei mesi prorogabili per lo stesso periodo, previo accordo tra le parti, se al termine del primo step l’importo dell’assegno non è stato interamente speso.

Reddito di cittadinanza fase 2: importo dell’assegno di ricollocazione

L’importo dell’assegno spettante al soggetto erogatore varia in base all’assunzione o meno dell’assistito. Nel primo caso la somma varia da un minimo ad un massimo a seconda dell’indice di profilazione (il grado di difficoltà nell’inserimento lavorativo del soggetto) e del tipo di contratto concluso (se a tempo indeterminato o no e in proporzione alla percentuale di part-time se superiore al 50%).

In caso di mancata assunzione, viene riconosciuta al soggetto erogatore una quota fissa chiamata “Fee4Service”, giustificata dalle attività poste in essere con lo scopo di ricollocare l’assistito.

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