La Commissione regionale antimafia cambia veste e diventa una sorta di Anac regionale. Mentre la struttura presieduta da Raffaele Cantone è, però, un’autorità indipendente, la Commissione istituita in Sicilia è un organismo politico-parlamentare.

La nuova “Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia” che emerge dalle modifiche apportate dalla legge 28 febbraio 2018, n. 3, pubblicata sulla G.U.R.S. n. 11 del 9 marzo 2018, dovrà occuparsi, infatti, di attività di prevenzione e di contrasto della corruzione, della concussione ed in genere di tutti i reati contro la pubblica amministrazione e delle illegalità nella Regione e negli enti del sistema regionale.

Nell’ampia ed incerta definizione di “enti del sistema regionale” dovrebbero rientrare sia le strutture partecipate dalla Regione sia gli Enti locali siciliani.

Alla Commissione parlamentare spetterà contribuire ad assicurare la piena ed efficace adozione delle misure di prevenzione della corruzione previste al Piano Nazionale Anticorruzione approvato dall’Autorità Nazionale AntiCorruzione.

La nuova Commissione dovrà contribuire a rafforzare il controllo sull’effettiva applicazione e sull’efficacia delle misure adottate dalla Regione e dagli “enti del sistema regionale” per prevenire e contrastare la corruzione e l’illegalità e sul rispetto delle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa.

La Commissione sarà chiamata ad esprimere pareri ai soggetti istituzionali (quindi anche Comuni, Liberi consorzi e Città metropolitane) che ne faranno richiesta, accostandosi alle Prefetture alle quali la L. 190/2014 affida un compito si assistenza e supporto rispetto agli enti locali.

L’Anac esercita poteri ispettivi mediante richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti alle pubbliche amministrazioni, e ordina l’adozione di atti o provvedimenti richiesti dai piani anticorruzione e dalle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa.

La legge n. 190/2012 prevede, inoltre, già un coinvolgimento attivo delle Prefetture, sia per la loro funzione di rappresentanza generale del Governo sul territorio, sia per i compiti di supporto che esse sono chiamate a svolgere a favore delle Autonomie locali, secondo le modalità declinate nell’ intesa sancita dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie del 24 luglio 2013.

La Commissione parlamentare siciliana dovrà svolgere la propria attività all’interno di tale cornice normativa, evitando inutili duplicazioni e dannose sovrapposizioni. Un compito sicuramente non facile ma se svolto correttamente potrebbe dare un nuovo contributo alla lotta alla corruzione.

Gli altri interventi rimessi alla Commissione riguardano la verifica della congruità della normativa vigente e l’iniziativa legislativa per rendere più coordinata ed incisiva l’iniziativa della Regione e degli enti locali nella lotta contro la mafia e le altre forme di criminalità organizzata.

Restano nell’alveo delle prerogative tipiche della Commissione antimafia le altre attività previste dal novellato articolo 3: indagini sul rapporto mafia e politica, indagini sulle modalità di selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature alle assemblee elettive, monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali, promozione di iniziative finalizzate ala diffusione di una cultura di contrasto e superamento di fenomeni mafiosi.

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