disabili

La sentenza n°25379 del 12 dicembre 2016 della Corte di Cassazione fa giurisprudenza ed innova la Legge 104: il lavoratore che convive e assiste continuativamente un familiare disabile entro il terzo grado, non può essere trasferito dal datore di lavoro in una diversa sede, se non con il suo consenso.

Trasferimento: cosa prevede la Legge 104?

Questa previsione era già stata introdotta dalla Legge 104/1992, la legge-quadro in materia di assistenza, integrazione e diritti delle persone diversamente abili e, congiuntamente, dei parenti che se ne prendono cura.

Infatti, all’art. 33 della stessa, è previsto che il genitore o il familiare convivente con un parente entro il terzo grado handicappato, che lo assista con continuità, ha diritto “a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio” e “non può essere trasferito senza il suo consenso in altra sede”.

Applicare la legge 104/1992

Applicare la legge 104/1992

Marta Bregolato, 2015, Maggioli Editore

Questa nuovissima Guida pratica sull’applicazione della Legge n. 104/92 - Legge-quadro dedicata interamente alle persone affette da handicap (diritti per l’integrazione sociale, per assicurarne l’assistenza e la tutela e per...



Ma qual è l’innovazione della sentenza della Cassazione?

La grande novità introdotta dai giudici della Corte riguarda i requisiti con cui poter accedere al trattamento riservato dalla Legge 104 ai familiari di disabili: in particolare, se fino ad ora, per esercitare tale diritto, era necessario che fosse intervenuto un riconoscimento della disabilità come grave, dal 12 dicembre non sarà più richiesto. Infatti, il diritto è stato riconosciuto ai parenti in questione indipendentemente dal grado di gravità dell’handicap.

L’unico caso in cui rimarrà possibile il trasferimento da parte del datore di lavoro nei confronti del dipendente sarà quello di comprovati motivi gravi ed urgenti.

Speciale LEGGE 104: AGEVOLAZIONI E PERMESSI, LA GUIDA.

Il caso

Una dipendente rifiuta il trasferimento in altra sede imposto dal proprio datore di lavoro, ed è per questo licenziata. La lavoratrice aveva opposto rifiuto in quanto assisteva la madre disabile, ma a quest’ultima non era ancora stato riconosciuto ufficialmente un handicap grave.

La Suprema Corte ha ritenuto che anche in questo caso il trasferimento sia stato illegittimo.

Ciò è stato possibile grazie all’ambiguità del testo di legge, suscettibile di diverse interpretazioni: nel tempo, la giurisprudenza si è orientata nel riconoscere l’estensibilità del diritto in questione anche ai familiari di disabili non gravi. La gravità, infatti, non deve essere stabilita in relazione allo stato di salute del soggetto, ma “in funzione della tutela della sua persona”.

Manuale pratico  dell’amministrazione  di sostegno

Manuale pratico dell’amministrazione di sostegno

Francesca Sassano, 2016, Maggioli Editore

Il  testo è un’analisi pratica dell’amministrazione di sostegno, istituto posto a tutela della persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche...



LA PROTEZIONE PATRIMONIALE DEI SOGGETTI DISABILI

LA PROTEZIONE PATRIMONIALE DEI SOGGETTI DISABILI

Giammatteo Rizzonelli - Piero Bertolaso Brisotto, 2017, Maggioli Editore

Con il decreto attuativo interministeriale, firmato il 23 novembre 2016, è divenuta operativa la Legge 22 giugno 2016, n. 112 – nota come legge sul “Dopo di noi” – volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia dei soggetti con...



La certificazione della disabilità

L’aspetto ancora più sorprendente, che fa sì che questo caso venga aggiunto a quelli in cui la giurisprudenza crea diritto, consiste nel fatto che l’istanza della lavoratrice è stata accolta, nonostante non gli fossero stati ancora riconosciuti i benefici attribuiti dalla Legge 104.


1 COOMENTO

  1. Non è vero che i dipendenti non possono essere trasferiti quando assistono un disabile, io né assisto due invalide al100% di cui una mia moglie con problemi oncologici e l’altra mia madre 94 anni , sono stato trasferito a spese mie dannegiandomi economicamente è togliendo tempo alla famiglia forse perché lavoro alle poste e li i dirigenti hanno poca sensibilità per i dipendenti che hanno familiari disabili.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here