riforma pensioni 2016

In tema di Riforma Pensioni, tra le ipotesi attualmente al vaglio dei tecnici di Palazzo Chigi e in vista del secondo vertice tra Governo e Sindacati fissato per il prossimo 14 giugno (Leggi anche: Esodati ultime notizie, quanto manca e come funziona l’Ottava Salvaguardia), sembra che l’unico modo per poter introdurre nel vigente sistema pensionistico una maggiore flessibilità in uscita sia quello di trovare una soluzione che stia nel mezzo tra la proposta di Cesare Damiano, il nuovo meccanismo di anticipo pensionistico (Ape) e il fondo di solidarietà.

SPECIALE PENSIONI: scopri qui l’eBook di 82 pagine in formato PDF con 1 anno di aggiornamenti inclusi inviati direttamente tramite email!

Riforma Pensioni 2016-2017: una soluzione condivisa?

Potrebbe rivelarsi uno strumento positivo implementare un dialogo condiviso tra Esecutivo e i rappresentanti delle 3 sigle sindacali (CISL, CGIL, UIL) affinché si attivi concretamente una riforma delle pensioni, già entro il prossimo anno, che consenta a chi è rimasto ‘bloccato’ dalla Riforma Fornero del 2011 di poter accedere alla pensione in anticipo senza eccessive decurtazione del rispettivo assegno pensionistico.


Leggi anche: Quando andare in pensione? Le proposte e le penalizzazioni previste

Come anticipato, infatti, proprio in vista dell’incontro del 14 giugno tra i segretari sindacali, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo e i rappresentanti del Governo, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Tommaso Nannicini, sembra sempre più probabile che si arrivi ad una soluzione di mezzo per consentire misure di flessibilità in uscita.

Riforma pensioni: le posizioni di Governo e sindacati

Attualmente, Governo e sindacati, in tema di flessibilità in uscita, hanno posizioni diverse. Proporre una soluzione mediana tra quanto proposta da Cesare Damiano, il prestito bancario e il fondo di solidarietà, secondo alcuni potrebbe rivelarsi lo strumento più utile per garantire la pensione alle varie categorie di lavoratori che sono rimasti in attesa.

Leggi anche: Riforma Pensioni. Le proposte del Governo, cosa chiedono i Sindacati

Un Fondo di solidarietà come per i bancari

In passato, ad esempio, il fondo di solidarietà nel settore bancario ha visto inserire nel cosiddetto fondo esuberi, con 5 anni di anticipo, più di 300mila soggetti. Questo con una contribuzione dello 0,33%, peraltro già in corso, prelevata sia dalla bilateralità, che da altri strumenti attinenti la disoccupazione. L’impresa, ppi, che utilizza tale fondo dovrebbe investirci a sua volta delle risorse.

Lavoratori precoci e Quota 41

In merito alla Quota 41, che è stata richiesta dai lavoratori precoci, stando ad alcune ultime proposte dovrebbe essere tolto il riferimento all’aspettativa di vita, facendo sì che tale categoria di lavoratori, entrati nel mondo del lavoro in giovane età, di poter andare in pensione con 40-41 anni di contributi, soprattutto per quanto riguarda chi non svolge mansioni intellettuali.

Leggi anche: Pensioni e lavoratori precoci, la protesta per chiedere la Quota 41

APE, part-time agevolati e fondo esuberi

Per quanto riguarda le 3 soluzioni adottabili per la Riforma Pensioni, Ape, part-time in uscita e fondo esuberi, dovrebbero anche comportare costi contenuti  per lo Stato.

Proposta Damiano

Stesso discorso, invece, almeno inizialmete, non sembra applicabile alla proposta Damiano, la sola che implicherebbe una spesa iniziale, tuttavia nei successivi anni dalla rispettiva fruizione il costo dovrebbe estinguersi.


CONDIVIDI
Articolo precedenteLa Riforma Costituzionale: ecco cosa prevede, i punti principali
Articolo successivoArticolo 18 e Lavoro Pubblico: le non condivisibili conclusioni della Cassazione

3 COMMENTI

  1. Il prestito dovremmo farlo noi pensionandi allo stato, in questo modo: lo stato anziché farci aspettare 2 anni per incassare la buonuscita o trattamento di fine rapporto, utilizza questi denari (che sono del lavoratore) per anticipare la pensione, che viene calcolata in base agli anni effettivamente prestati, cioè se io esco con 40 anni di servizio anziché 42 e 10 mesi, perdo la quota di pensione che avrei maturato con gli anni previsti (come abbiamo detto 42 anni e 10 mesi), quindi si percepisce una pensione ridotta ma non si avrà debito con le banche, ma credito nei confronti dello stato che ci dovrà restituire quella quota del TFS o TFR che abbiamo utilizzato, in rate mensili per 10 anni supponiamo. Quindi avremo la nostra pensione decurtata per i 3 anni non maturati, ma avremo indietro i soldi nostri mese per mese, nei 10 anni successivi alla pensione. Facciamo per chiarezza una simulazione: supponiamo che il pensionando debba prendere con 42 anni e 10 mesi una pensione di 2000 euro netti, ma mancando circa 3 anni la pensione viene ridotta a 1700 euro al mese, dai miei soldi del TFS o TFR, mi vengono anticipati 1700 euro per 3 anni che fanno contando 13 mensilità (1700 x39= 66.300 euro), quindi continueremo a prendere i 1700 euro per sempre, ma lo stato ci aggiunge ogni mese circa 500 euro per 10 anni per restituirci a rate quei soldi (nostri) che abbiamo utilizzato per anticipare di 3 anni la pensione. Quindi il pensionato prenderà 1700 di pensione + 500 circa di restituzione TFS o TFR e quindi per 10 anni percepirà circa 2200 euro mensili. E poi 1700 fino alla fine della poca vita che gli rimarrà. Potrebbe essere un’idea per non farci indebitare con le banche che già ci spolpano abbastanza.

  2. E cosa dire della buonuscita nel pubblico impiego? Semplicemente vergosgoso imporre 2 anni di tempo prima di rientrare in possesso dei propri soldi ecc ecc

  3. Quota 96 senza tagli per gli invalidi disoccupati ,licenziati per chiusure e decentramento.Governanti si chiede solo un minimo di sensibilità.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here