A costo di apparire come il “bastian contrario” di turno, ci piace per un attimo riflettere sulle motivazioni che stanno alla base dell’ennesimo strappo che riceverà il territorio dell’ex provincia di Enna. E per farlo non si può che ripartire dalla già citata triade del processo identitario di una comunità: territorio, popolo e sovranità.

In forza del “contratto sociale” sottoscritto tra popolo e Stato, l’esercizio della sovranità si manifesta attraverso l’uso di pubblici poteri ai quali viene affidata la cura della “volontà generale”, ovvero dei diversi interessi pubblici. Quell’articolazione di pubblici poteri attraverso la quale lo Stato-apparato risponde quotidianamente ai bisogni del popolo in forza del citato “contratto sociale” ha, ovviamente, un costo. Questo costo, più comunemente noto come “spesa pubblica” viene costantemente alimentato dal medesimo popolo attraverso la fiscalità generale.

Postulato di questo paradigma è che il rapporto tra popolo, territorio e sovranità raggiunge un equilibrio allorquando l’esercizio della sovranità è funzionale ai bisogni del popolo stanziato su un certo territorio.  Ciò significa che al variare di uno dei due elementi costitutivi – territorio e popolo – non può che variare il terzo elemento: la sovranità. Tradotto ed applicato al caso che ci occupa, la variazione in riduzione del dato demografico del popolo non può che sortire un effetto sulle modalità di esercizio della sovranità ed in particolare sui costi che tale esercizio comporta. Orbene, se nei primi del ‘900 l’ex provincia di Enna poteva contare su una popolazione di 250 mila abitanti e dopo un secolo si registrano, all’ultimo censimento ufficiale dell’ottobre 2011, solamente 177 mila abitanti, appare evidente l’esigenza di adeguare le modalità di esercizio della sovranità. Del resto, dovrebbe essere interesse del cittadino-utente-consumatore-contribuente rivedere le condizioni del “contratto sociale” per non continuare a pagare tasse a copertura di funzioni e servizi divenuti sproporzionati rispetto al fabbisogno reale ed effettivo.


Invero, le vane proteste che puntualmente si registrano col “copia incolla” ad ogni strappo che subisce il nostro territorio, prendendo di mira solo la conseguenza del fenomeno involutivo e non anche la  causa, finiscono solo per infastidire il popolo e per aumentare il livello di disaffezione verso la sovranità.

A nostro modo di vedere, anche per quanto sopra argomentato, il problema non è tanto la soppressione della Prefettura di Enna, ma il fatto che tale Ufficio venga accorpato a quello di Caltanissetta. Tutti coloro che in questi giorni stanno protestando si sono chiesti perché non avviene il contrario?


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