Il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, ha confermato la necessità di prevedere un’ottava salvaguardia per “chiudere definitivamente” il capitolo esodati.

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In risposta alle recenti dichiarazioni del Presidente dell’Inps ,Tito Boeri, sulla mancata predisposizione nella manovra di Stabilità 2016 (VAI AL TESTO) di una misura volta ad intervenire strutturalmente a favore della flessibilità in uscita, Damiano ha ribattuto sottolineando l’inutilità delle continue lamentele: “A questa scelta ha contribuito anche l’Inps con una valutazione dei costi della proposta del PD presentata già nella scorsa legislatura (equivalente all’uscita a partire dai 62 anni con 35 di contributi e l’8% di penalizzazione), – ha affermato il Presidente della Commissione Lavoro – a mio avviso sbagliata: 8 miliardi di costo iniziale”.


Le valutazioni effettuate dall’Istituto di previdenza in riferimento alle proposte di tutela avanzate da Damiano, secondo lo stesso esponente della minoranza Dem, non sono adeguate prendendo in considerazione “il 100% dei potenziali fruitori della norma”: un quadro che per Damiano è del tutto infondato ma che, tuttavia, “ha contribuito a convincere il Governo a rimandare la norma“.

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“Il Presidente dell’Inps –  ha spiegato Damiano– ha anche il dovere di dare una corretta informazione: gli 11,6 miliardi di euro accantonati con sei salvaguardie sono il frutto di una dura battaglia parlamentare che è iniziata nel 2012, con la quale abbiamo posto un parziale riparo agli errori della riforma delle pensioni voluta dal Governo Monti, quando non si è tenuto conto di alcuna gradualità”. “Le risorse per la settima salvaguardia non sono, come sembra dire Boeri, nuove risorse impegnate – prosegue Damiano – ma semplicemente l’utilizzo dei risparmi realizzati nel Fondo degli esodati. Con la Stabilità si salvaguardano altri 31mila lavoratori e, secondo le stime dell’Inps diretta da Boeri, ne rimangono ancora esclusi altri 20mila”.

L’indagine condotta da SWG per Confesercenti  conferma l’ipotesi della Commissione Lavoro: “Per fortuna ci aiuta, oltre che il buon senso, l’indagine di Confesercenti e di SWG – ha precisato l’Onorevole Damiano -che ci spiega che soltanto il 49% degli interessati utilizzerebbe una flessibilità che prevede un taglio permanente dell’assegno pensionistico”.

Stando al campione dei soggetti intervistati, infatti, quasi il 50% dei lavoratori si pronuncia disposto ad accettare una penalizzazione sulla rispettiva mensilità in cambio di un anticipo per accedere al pensionamento. La stima evidenzia, quindi, come soltanto una porzione della platea dei potenziali beneficiari dell’operazione di uscita anticipata acconsentirebbe al rispettivo prepensionamento.

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1 COOMENTO

  1. …Ma Renzi, non ha promesso che la flessibilità in uscita, la tratta nel 2016?
    Che c’entra adesso il 2017?????????

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