Non c’è più tempo per i piani triennali anticorruzione. Dopo i continui rinvii, interviene in prima persona il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, chiedendo un’accelerazione nella stesura dei documenti contro le infiltrazioni.

E’ stato rilasciato un comunicato molto esplicito da parte dell’Autorità guidata dall’ex pm anticamorra, dove viene ribadito ancora una volta che le strutture inadempienti potranno essere duramente sanzionate da parte degli organismi preposti.

In particolare, con il comunicato firmato direttamente da Cantone, l’Anac fa riferimento a tutti quegli enti obbligati all’adozione dei piani triennali dallo scorso 31 gennaio e ancora in attesa di espletare questa pratica ritenuta essenziale per la schermatura della pubblica amministrazione dal rischio di inquinamenti malavitosi.


Oggetto del monito di Cantone, sembrano le società partecipate controllate da pubbliche amministrazioni, le fondazioni o le associazioni anch’esse sotto l’egida di enti locali o PA, a cui vanno aggiunti gli istituti pubblici ed economici, come le Aziende di servizi alla persona, che secondo Anac risultano ancora in debito con l’adozione del Piano triennale.

In proposito, si ricorda che 

“L’art. 1, comma 8, della l. 6 novembre 2012, n. 190, stabilisce  che: «l’organo di indirizzo politico, su proposta del responsabile individuato  ai sensi del comma 7, entro il 31 gennaio di ogni anno, adotta il piano  triennale di prevenzione della corruzione». In merito, il Piano Nazionale  Anticorruzione specifica che l’organo di indirizzo politico deve adottare il  P.T.P.C. prendendo a riferimento il triennio successivo a scorrimento. La  sussistenza dell’obbligo in parola discende, dunque, dalla stessa natura del  P.T.P.C. che, in quanto atto programmatorio, non costituisce un insieme  astratto di previsioni e misure, ma tende alla loro concreta attuazione in modo  coordinato rispetto al contenuto di tutti gli altri strumenti di programmazione  presenti nell’amministrazione e, innanzi tutto, rispetto al Piano della  Performance (P.P.), col quale deve essere realizzato un collegamento effettivo  e puntuale. Si tratta, in sintesi, di uno strumento dinamico, che si evolve con  l’evolversi della struttura amministrativa cui pertiene, in relazione al  progredire della strategia di prevenzione.”

E non è tutto: nel comunicato, Cantone e l’Anac rammentano alle amministrazioni “distratte” che di anno in anno il Piano triennale per la prevenzione della corruzione dovrà essere aggiornato con tutte le schede di programmazione relative alle misure da attuare per ridurre il pericolo di fenomeni corruttivi in seno allo svolgimento delle pratiche e nell’impiego di risorse nell’interesse di tutti i cittadini e non di finalità personali o, peggio, di clan orientati al profitto.

La ragione di questa urgenza, sottolinea Anac, è proprio nella natura stessa del Piano che non rappresenta un insieme astratto di norme, ma la concreta attuazione di disposizioni, misure, atti preventivi in maniera coordinata con gli altri atti adottati dalll’amministrazione, a cominciare dal Piano nazionale anticorruzione varato nel 2013.

Gli enti che non provvedano prima possibile a farsi carico del proprio programma per contrastare la corruzione, si troveranno a dover saldare una sanzione da mille a 10mila euro.

Qui il comunicato integrale dell’Anac

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La caratteristica saliente della riforma anticorruzione - di cui il Piano Nazionale Anticorruzione rappresenta la più felice ed innovativa punta di diamante - è di essere contraddistinta da un groviglio di temi, leggi e discipline, in continua evoluzione, non del tutto coerenti tra di loro e...




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1 COOMENTO

  1. Anche questa legge, come molte altre , ha fatto grande rumore, senza alcuna utilità. La Sanzione di ridicola entità è la misura con la quale il legislatore affronta il problema della corruzione. Bastava disporre il commissariamento per l’adempimento e il conseguente scioglimento dell’organo assembleare.

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