Da alcuni anni, si parla ormai comunemente della forza prorompente con cui il privato ha fatto breccia nella sfera pubblica e istituzionale, specie negli ultimi venticinque anni di storia politica. Un fenomeno che, a ben vedere, non è solo italiano come di primo acchito si potrebbe pensare e che, anzi, l’universo moderno dei social network sta contribuendo a diffondere su svariate latitudini. Ne discutiamo con Marco Mazzoni e Antonio Ciaglia, autori del volume “Il gossip al potere”recente uscita di Maggioli Editore.

 

In che modo il gossip distoglie dalla reale importanza dei problemi?


Il gossip, in teoria, non nasce per distogliere il pubblico dai problemi reali, o, per utilizzare un’espressione abusata, come arma di distrazione di massa. Il gossip, preso nella sua neutralità, è il linguaggio alla base del funzionamento di determinati mezzi di comunicazione, come le riviste di gossip (appunto) e i rotocalchi televisivi. Mezzi il cui obiettivo principale è intrattenere, prima ancora che informare, i propri pubblici. La novità degli ultimi anni è piuttosto quella in base alla quale mentre in precedenza questo linguaggio ruotava intorno a determinati profili o personalità (come, ad esempio, star hollywoodiane, calciatori, e personaggi televisivi), oggi vede i politici emergere con prepotenza in veste di protagonisti e attori-chiave all’interno di questo processo. Ovviamente i politici hanno il loro interesse nel far sì che tale processo abbia luogo, così come lo hanno le riviste di gossip, che nei politici trovano nuovi personaggi in relazione a cui narrare storie o svelare arcani. Poi, tuttavia, è vero che il gossip ha sempre una certa presa, indipendentemente dalla tipologia di mezzo in questione. A tal riguardo, non sono infrequenti richiami ad articoli che Chi o Oggi dedicano a personalità politiche sulle pagine (o sulla colonna destra del sito web) del Corsera o di Repubblica.

 

C’è una correlazione tra esplosione del gossip politico e recessione economica, come abbiamo assistito negli ultimi anni?

Difficile dire se la crisi economica possa rappresentare o meno un incentivo affinché determinate forme di comunicazione politica pop raggiungano un’audience più numerosa rispetto al consueto. Ciò che, tuttavia, emerge chiaramente dal capitolo 4 del nostro volume è che la crisi spesso e volentieri può essere usata in chiave strumentale dai media dell’intrattenimento per dar forma, e quasi legittimare, una determinata tipologia di coverage. La crisi può essere utilizzata, in altri termini, come una sorta di espediente argomentativo per promuovere una determinata immagine, e, meglio ancora, per incoraggiare l’affermazione di una precisa chiave interpretativa di determinati avvenimenti (pop). Per esempio, come mostrato nel capitolo 4, questa dinamica tende a riproporsi quando sotto la lente di ingrandimento di Chi, finiscono quelli che abbiamo definito “nemici giurati” (di Berlusconi, e quindi,  della rivista diretta da Signorini). In un caso, Ilda Boccassini viene fotografata in via Montenapoleone a Milano. La rivista di Signorini descrive minutamente l‘abbigliamento (costoso) e gli accessori (di marca) che il magistrato indossa in quel preciso momento. Non solo. Oltre a far questo, Chi riporta anche i prezzi di occhiali da sole, calze e sciarpa indossati dalla Boccassini, rimarcandone la fattura (e il prezzo elevato!). Il problema è esattamente questo: il reportage è caratterizzato da toni chiaramente ironici ed allusivi, e la crisi economica è usata come una background issue al fine di far emergere ancora di più l’inappropriatezza (dati i tempi!) delle scelte stilistiche del magistrato. La stessa dinamica si applica a Michele Santoro. Il giornalista viene fotografato mentre è in vacanza alle Maldive. Tuttavia, mentre in altre occasioni (e, soprattutto, quando personaggi più “amici” sono al centro dell’attenzione) i reportage tendono a focalizzarsi su aspetti prevalentemente neutri, in questo caso Chi fa i conti in tasca a Santoro, stimando la spesa che (in tempi di crisi) ha dovuto sostenere per il suo appartamento in riva al mare. Come sostenuto nel volume, dunque, “Il luogo paradisiaco in cui il conduttore sta passando le vacanze è presentato, pertanto, non tanto come una scelta di stile, di classe, o si buon gusto, quanto piuttosto come un privilegio esclusivo alla portata di pochi fortunati vip.”

 

Qual è il ruolo dei social network nel fomentare questi fenomeni?

I social network rappresentano una fonte inesauribile di gossip politico, nonché uno dei motori trainanti del fenomeno. Nel terzo capitolo del volume, dedicato al presidente del Consiglio Matteo Renzi, viene messa in evidenza una funzione cruciale dei social networking media, ossia la loro predisposizione a fungere da sponda, da trampolino per una comunicazione pop virale e (pertanto, si presume) efficace. Ovviamente il politico ha interesse a puntellare e ad integrare la sua comunicazione pop con tweets e post vari in particolar modo quando questa è caratterizzata da toni ed accenti tendenzialmente positivi. Al contrario, quando si trova al centro di uno scandalo (smascherato, ipoteticamente, da riviste di gossip), è chiaro che Twitter e Facebook possono diventare un ulteriore fattore di minaccia. Rispetto a questo fenomeno tuttavia, è importante sottolineare che laddove Renzi può essere considerato pioniere nell’utilizzo di social networking media a fini politici (pop), oggi il premier si vede affiancato da altri politici che dimostrano di destreggiarsi altrettanto bene tra tweets e post. Eccezionale, ad esempio, è il recente post su Facebbok in cui Matteo Salvini “festeggia” la vittoria della “Falafel Cup”, attribuitagli dalla pagina satirica Calciatori Brutti. Il leader della Lega mostra prontezza di riflessi, dimostrandosi ironico, ma non venendo meno al suo “credo” (afferma, comunque, di preferire pane e salame al falafel, che pure non disdegna…).

 

A vostro parere, si cela il rischio di discriminazione di genere dietro al proliferare di queste tendenze? Una politica sarà sempre più a rischio di un politico uomo oppure non c’è differenza?

Parlare di discriminazione di genere, in riferimento al processo di popolarizzazione della politica da noi indagato, ci sembra un po’ esagerato. Nel volume, tuttavia, quando parliamo di un politico celebrità evidenziamo un aspetto. Per le donne impegnate in politica, mantenere quell’equilibrio tra la dimensione pubblica e quella privata, così importante per i colleghi maschi, è veramente difficile, soprattutto perché nell’immaginario popolare le donne chiamate a ricoprire ruoli istituzionali sono viste così assorbite dalla politica da aver poco tempo da dedicare alla propria famiglia. Per i politici di sesso femminile quindi lo status di celebrità può essere raggiunto quasi soltanto seguendo le regole dello star system, incentrate per quanto riguarda le donne sulla bellezza e sulla sensualità. Insomma, nel mondo della politica, per gli uomini svelare la propria dimensione privata significa perlopiù svelare la propria famiglia, per le donne invece significa in gran parte svelare il proprio fisico.

 

Ha ancora senso per una personalità pubblica appellarsi al diritto alla privacy?

Nel volume sosteniamo una cosa molta chiara: il politico che ambisce a diventare un leader di partito o di governo deve rendere pubblica la sua dimensione privata. Chi non accetta questo, non può, a nostro parere, ambire a posizioni di vertice. Quindi è inutile appellarsi al diritto di privacy. Noi individuiamo due ragioni per sostenere quanto appendo detto. Per prima cosa, per i settimanali del gossip i politici sono delle celebrità quindi sono seguiti dai paparazzi come qualsiasi altra celebrità. Di fatto, in una simile situazione diventa realmente difficile proteggere il proprio privato. Basta, infatti, sfogliare un magazine di gossip per rendersi immediatamente conto che oramai i servizi incentrati sui politici sono sempre più numerosi al punto da raggiungere spesso anche le prime pagine.

In secondo luogo, nell’era (pop) che stiamo vivendo, il politico moderno gioca un doppio ruolo. Per rafforzare il suo consenso è chiamato a gestire e a promuovere non solo la sua immagine pubblica ma anche quella privata. Più esattamente, far circolare informazioni sul suo privato, oppure evitare che circolino informazioni del suo privato che potrebbero danneggiarne la reputazione, diventa un’azione importante tanto quanto lanciare la propria proposta politica, in quanto permette al leader politico di (ri)avvicinarsi alla gente comune.

 

Quanto incide la politica delle celebrità nella conservazione dello status quo?

È un aspetto questo che nel libro non abbiamo preso in considerazione. Riflettendoci, possiamo dire che la politica della celebrità rafforza quella visione di un leader impegnato a suggerire ai cittadini nuove narrazioni al punto di divenire il protagonista assoluto della scena politica, mettendo in gioco le proprie emozioni, il proprio corpo e soprattutto la propria vita privata. Tutto questo però potrebbe far sì che i leader, proprio per aver implementato strategie comunicative simili, si assomiglino tra di loro, non a caso da più parti e più volte si è sentito dire che Renzi è il Berlusconi di sinistra.  

 

Il gossip al potere

Il gossip al potere

Marco Mazzoni - Antonio Ciaglia, 2015, Maggioli Editore

“Un’analisi ampia e approfondita di un fenomeno arrivato tardi in Italia, ma esploso con prepotenza: la celebrity politics. Ciaglia e Mazzoni ci spiegano il come e il perché della 
politica spettacolarizzata e ci introducono con una disamina dettagliata e...




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