Oggi è il giorno più atteso da migliaia e migliaia di dipendenti della pubblica amministrazione italiana: la Corte costituzionale dovrebbe infatti pronunciarsi sul blocco degli stipendi.

Dopo la decisione sulle pensioni che, nelle scorse settimane, o un baratro nei conti pubblici, obbligando il governo a intervenire con un decreto d’urgenza che ha lasciato molti pensionati a bocca asciutta, è già tempo di un’altra e più onerosa decisione.

Secondo i calcoli elaborati dall’Avvocatura dello Stato nei giorni scorsi e presentati nella memoria difensiva dinanzi ai giudici delle leggi, infatti, se la Consulta dovesse dichiarare illegittimo il blocco all’innalzamento dei salari deciso per i dipendenti del pubblico impiego, sulle finanze dello Stato potrebbe abbattersi un vero e proprio terremoto da 35 miliardi di euro.


E’ questa, infatti, la stima dello stop all’incremento dei salari che venne fissato nell’ormai lontano – politicamente – 2010, quando a governare era ancora il governo Berlusconi. Se la Consulta si pronuncerà a favore del ricorso, però, le colpe andranno condivise almeno con gli esecutivi Monti, Letta e Renzi, i quali non hanno mosso un dito per revocare il blocco deciso dal Cavaliere e i suoi ministri, Brunetta su tutti, allora responsabile della Funzione pubblica.

Cosa accadde nel 2010

Fu una decisione d’imperio, che il governo del Cavaliere impose per decreto legge, arrivando a bloccare in maniera coattiva le buste paga di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici per il triennio dal 2011 al 2013. In seguito, con l’avvento del governo Letta a ruota delle elezioni di febbraio 2013 e della conferma traumatica di Giorgio Napolitano al Quirinale, venne disposto un altro anno di blocco ai salari degli statali.

Il governo Renzi, da par suo, non ha mosso un dito per interrompere il blocco agli stipendi, trincerandosi dietro gli 80 euro in busta paga, che vennero concessi, un anno or sono, anche ai dipendenti pubblici interessati dallo stop agli aumenti di stipendio.

Nel frattempo, però, ci ha pensato il sindacato degli statali a farsi avanti in sede di giudizio, con il Tribunale di Ravenna che ha rimesso al decisione nelle mani dei giudici costituzionali, i quali, oggi, dovranno infine pronunciarsi sulla legittimità o meno della decisione sul blocco stipendi.

Oggi, dunque, il giorno più atteso. Secondo altre previsioni, però, l’impatto sui conti pubblici di un’eventuale sentenza di accoglimento del ricorso, non sarebbe così disastroso per i conti pubblici: il nostro blogger Dario Di Maria ha spiegato perché potrebbe essere inferiore a un miliardo.

 


SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here