Pubblico impiego: lo sblocco dei contratti costerebbe 35 miliardi

Redazione 04/06/15
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Altro che il rimborso delle pensioni. Sui conti pubblici, la nuova sentenza della Corte costituzionale sul blocco degli stipendi ai dipendenti del pubblico impiego rischia di essere un vero e proprio tornado capace di far impallidire anche la precedente pronuncia sulle mancate rivalutazioni Inps.

Secondo quanto dichiarato dall’Avvocatura dello Stato nella memoria difensiva presentata in Consulta, l’impatto dello sblocco agli stipendi degli statali dovrebbe costare allo Stato qualcosa come 35 miliardi di euro, due punti e mezzo di Pil.

Insomma, il doppio di quanto sarebbero costati i rimborsi se fossero avvenuti in totale rispetto a quanti ne avevano diritto secondo la sentenza della Corte costituzionale, che aveva dichiarato illegittimo lo stop alle indicizzazioni degli assegni secondo quanto stabilito dalla riforma Fornero, che aveva interrotto gli aumenti parametrati all’inflazione a partire dalle pensioni pari a tre volte il minimo.

Ora, invece, se il tenore della nuova sentenza attesa per le prossime settimane dovesse essere il medesimo, il governo Renzi si troverebbe tra le mani un’altra grana, da mettere in serio pericolo il mantenimento degli impegni con Bruxelles riguardo i limiti di finanza pubblica.

I contratti della pubblica amministrazione sono bloccati dal 2010, un lustro nel quale migliaia di lavoratori hanno visto il proprio stipendio congelato da una decisione  che, oggi, se dichiarata illegittima, potrebbe arrivare a costare circa 13 miliardi a partire già dal 2016.

Secondo quanto stabilito prima dal governo Letta e poi dall’esecutivo Renzi, però, gli aumenti di stipendio sarebbero dovuti ripartire dal 2017, anno in cui il precariato nella PA – e nella scuola in primis – dovrebbe essere vicino al dissolvimento.

L’udienza in Corte costituzionale è fissata per il 23 giugno prossimo, quando i giudici della Corte saranno chiamati a prendere una decisione davvero epocale per i conti pubblici, la terza dall’inizio dell’anno, dopo la bocciatura del referendum sulla legge Fornero e la già citata sentenza che ha dichiarato illegittimo lo stop alle rivalutazioni delle pensioni.

L’auspicio dell’Avvocatura è che la Corte costituzionale rigetti il ricorso, tenendo conto dell’intensa attività con le parti sociali svolta e da svolgere, specie sul fronte dei contratti collettivi, che potranno assicurare il rispetto delle prerogative sindacali ai lavoratori. Alla Corte l’ardua sentenza, che stavolta potrebbe davvero mettere in crisi il ministro Padoan e soprattutto il premier Renzi.

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