Riforma Codice degli Appalti, l’approvazione definitiva ora è davvero a un passo. Con l’ok arrivato in Senato, in cui la maggioranza ha retto senza troppe difficoltà gli scossoni di Movimento 5 Stelle e Sinistra, Ecologia e Libertà, sembrano maturi i tempi per il via libera alla legge che cambierà per sempre il testo sui contratti, sulle gare e le concessioni pubbliche.

Il passo compiuto in Senato è importante anche perché ha consentito di introdurre alcune modifiche al testo presentato inizialmente in aula. Nonostante questi interventi dell’ultim’ora, il passaggio del voto è stato superato piuttosto agilmente e tutto lascia, ora, immaginare che il transito alla Camera sarà breve, una semplice ratifica per una riforma a lungo attesa.

QUI IL TESTO COORDINATO CON LE MODIFICHE APPROVATE IN SENATO


Dopo aver illustrato quelli che sono i punti principali della riforma, che prevedono, tra il resto, anche l’istituzione dell’albo nazionale dei commissari e il rafforzamento del ruolo di Anac, ora analizziamo da vicino le ultimissime modifiche approvate in Senato al testo di riforma del Codice degli appalti.

Piccole imprese. Viene disposto, con un emendamento approvato a palazzo Madama che tanto gli appalti quanto il valore stesso delle gare assumano contorni e volumi tali per cui anche le Pmi possano accedervi.

In aggiunta, sono stati introdotti anche nuovi bonus per favorire il coinvolgimento delle imprese locali, residenti nel territorio in cui il servizio o l’opera oggetto di pubblica gara d’appalto andranno realizzati. Si tratta di un principio ispirato ad alcune direttive dell’Unione europea volte a favorire al partecipazione delle realtà imprenditoriali locali.

Stazioni. Nuove limitazioni per le stazioni appaltanti, ora conteggiate nel numero astronomico di 36mila. Due i nuovi principi: al di sopra dei 100mila euro i Comuni non capoluogo saranno obbligati ad aggregarsi, mentre al di là dei tetti definiti in Europa, ossia 5,2 milioni per i lavori e 200mila euro per servizi e forniture, sarà necessario passare attraverso centrali di committenza unificate a livello regionale.

Concessioni. Nuovo obbligo anche per i concessionari – come le Autostrade – di mandare in gara pubblica tutti i lavori, i servizi e le forniture che hanno a che fare con la loro gestione del servizio o infrastruttura. Andrà immessa sul mercato una quota non inferiore al 60% del totale, purché non si tratti di lavori sotto i 150mila euro, oppure in project financing o, ancora, per le procedure a evidenza pubblica secondo i dettami dell’unione europea.

Da ultimo, viene esclusa la possibilità di contemplare proroghe per le concessioni in essere, con esclusione di quelle società controllate a loro volta da soggetti pubblici.

In house. Da ultimo, Anac, che avrà i propri poteri ancora più vasti, ospiterà anche l’elenco dei soggetti controllati da enti pubblici che potranno giovarsi di lavori affidati da enti pubblici anche in assenza di gara.

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