E’ il giorno decisivo per le Province. O forse quello dell’ennesimo rinvio. Oggi, 31 marzo 2015, è la data in cui ufficialmente “scadono” dal proprio ruolo i dipendenti delle Province a seguito della riforma Delrio dello scorso anno.

Dopo quasi 12 mesi dall’entrata in vigore della riforma che ha cambiato per sempre i connotati dell’ente provinciale, dunque, si compie il destino di circa 20mila lavoratori negli uffici delle Province italiane, così come stabilito dalla circolare del ministero della Funzione Pubblica, emanata lo scorso 30 gennaio.

Più che una circolare, un piano completo di riassetto del pubblico impiego, dal momento che, al suo interno, non solo sono contenute essenzialmente le disposizioni per la redistribuzione del personale nelle province, ma per l’intero comparto dei dipendenti statali che sarà affetto dal terremoto negli organi intermedi, passando per la mobilità fino alle neonate città metropolitane.


Non a caso, il suo nome è “Linee guida in materia di attuazione delle disposizioni in materia di personale e di altri profili connessi al riordino delle funzioni delle province e delle città metropolitane. Articolo 1, commi da 418 a 430 della legge 23 dicembre 2014, n.190”.

Dopo il passaggio – rimasto solo sulla carta, almeno finora – dello scorso primo marzo, entro cui le amministrazioni avrebbero dovuto redigere piani di riassetto economico, organizzativo, economico, finanziario e patrimoniale, fissando le procedure per la mobilità per mezzo di un apposito decreto ministeriale, scadono dunque i termini per la definizione del destino per i dipendenti provinciali.

Gli adempimenti che oggi figurano al capolinea, infatti, sono nell’ordine:

Articolazione con dotazione organica del personale per lo svolgimento delle funzioni fondamentali degli enti di area vsta;

Elenco del personale che rimane assegnato all’ente di area vasta per l’esercizio delle funzioni fondamentali;

Elenco del personale distinto in relazione alle diverse procedure di mobilità di cui potrà essere destinatario;

Elenco del personale da collocare a riposto entro il 31 dicembre 2016;

Avvio rilevazioni domanda e offerta di mobilità;

Verifica del rispetto degli obblighi di riduzione.

Ora, dal momento che il governo non ha portato a termine nessuno dei suddetti impegni entro il termine prefissato, risulta difficile credere che, proprio oggi, tutti questi punti verranno soddisfatti così come disposto dalla circolare.

Ma, al di là degli obblighi burocratici, quello che rimane congelato è il destino dei dipendenti delle province che, almeno in 8mila saranno allontanati dall’attuale luogo di lavoro per essere spostati in altri enti, talvolta a molti chilometri di distanza, o in alternativa saranno diretti a ingrossare le liste di mobilità o, ancora, potranno ritrovarsi in prepensionamento.

Il timore di tutti è che, da esuberi designati, i dipendenti statali possano finire in un limbo senza un esito prevedibile, tra continui rinvii amministrativi e l’impeto riformatore del governo che sembra più preoccupato di mostrare eventuali risultati – l’abolizione delle Province insegna – anziché del modo migliore con cui guidare il cambiamento.

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3 COMMENTI

  1. Il problema non è della differenza di carriera e di stipendi, ma della situazione che si è venuta a creare in questo PAESE. Le province sono nate con una funzione ben precisa, basta risalire agli anni 50, poi è cominciata la corsa del gratta, gratta, dell’allargamento delle piante organiche, degli accessi clientelari e amichevoli, dei concorsi truccati e delle carriere per parametri e livelli. Chi più ha potuto si è spinto in alto, tranne qualche eccezione. Tutto ciò alla faccia dei lavoratori delle fabbriche e del vero mondo del lavoro, che per qualche soldo ha dovuto sempre protestare. Eppure le leggi, a cominciare da quella Costituzionale, stabiliscono che tutti i cittadini sono uguali, senza distinzione di razza, di sesso, di religione e di condizione sociale. Invece chi ha potuto si è infilato nella P.A senza concorso o con una specie di concorso. Ciò è valso per tutti i comparti istituzionali, nessuno escluso, mentre i lavoratori, quelli veri, che una volta formavano la classe operaia hanno dovuto piangere per un posto di lavoro e quando non è stato possibile, hanno dovuto prendere la via per l’estero. Allora prima di parlare di differenze di contratti, cominciamo d’accapo e ridiamo dignità ai principi. In uno Stato serio, non possono esistere contratti diversificati per comparti ed Enti territoriali e mettiamo un punto fermo sulle capacità e competenze e smettiamola di accedere agli scalini burocratici attraverso concorsi riservati o truccati. Titoli e responsabilità devono fare la differenza per meriti professionali insieme ai concorsi e sempre fino al vertice della carriera. Prima di urlare” forza”, cacciamo quella massa di ignoranti, e ve ne sono moltissimi, che hanno rapinato lo stipendio e continuano a farlo, senza controlli.

  2. Buongiorno
    voglio segnalare che i dipendenti delle province non sono affatto degli statali e su qeusto punto c’è una grande confusione.
    E’ vero dipendenti dei ministeri, cosi dipendenti dei comuni, province, regione ecc… siamo tutti dipendenti di un apparato pubblico MA con una grande differenza, i dipendenti dei minsiteri e quindi alle dipendenze dello stato hanno un contratto, quello appunto statale, i dipendenti delle regioni, province e comuni hanno il contratto degli Enti Locali con una differenza economica ENORME!!!!!!
    Come tutti lavoriamo per la pubblica amministrazione eppure abbiamo contratti diversi e che differenza economica . . .gli statali, di base tabellare, prendono molto e molto di piu rispetto agli altri provinciali/comunali/regionali!!!
    Se è vero che tutti siamo al servizio della stessa pubblica amministrazione cominciamo con l’avere un solo contratto uguale per tutti e allineiamolo a quello degli enti locali . . .il nostro governatore avrebbe un’economia di spesa notevole, questa sarebbe un abuon spending review!!!
    E la maggior parte degli italiani non sa questa differenza e si fa di tutta un’erba un fascio . . e questp è ingiusto ed iniquo, quindi prima di scrivere occorre informarsi. E bene!

    Saluti

  3. Sono solidale essendo anch’io sono stato un dipendente camerale 1978/2002 forza ragazzi non mollate siamo solidali con voi

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