Parte il primo corso di formazione a distanza sull’anticorruzione della Maggioli.

E’ l’ennesima fatica “anticorruzione” di Franzina Bilardo (avvocato) e Moreno Prosperi (specialista in strategia organizzativa e sviluppo business), entrambi formatori ed autori del libro “Piano nazionale e piani decentrati anticorruzione”.
Li abbiamo intervistati – in tandem, come ormai sono soliti presentarsi per tutto ciò che riguarda la materia anticorruzione – per farci spiegare dalla loro viva voce perché questa scelta formativa e com’è strutturato questo importante prodotto della Maggioli.

Bilardo-ProsperiFAD


Una prima domanda, come mai la scelta di un corso di formazione a distanza?
FRANZINA BILARDO: La formazione a distanza è una scelta moderna, all’avanguardia, una delle multiformi ed affidabili modalità attraverso le quali può oggi essere offerta una valida proposta formativa. Dal mio personale punto di vista, è soprattutto uno dei tanti, intelligenti, strumenti che aiutano a promuovere la cultura della “informazione” – prima ancora che quella della “formazione” in senso stretto – nell’ambito della legalità. Non è affatto un caso che la formazione sia considerata, dalla Legge Severino 190/2012 e dal Piano Nazionale Anticorruzione dello scorso settembre 2013, una delle misure preventive essenziali ed inderogabili da cui non potere prescindere in una razionale lotta alla criminalità dei colletti bianchi. E’, del resto, indubbio che solo una informazione-formazione seria, completa e professionalmente attendibile, può consentire di far conoscere correttamente alle pubbliche amministrazioni, ai professionisti, alla collettività e all’intera società civile, quel complesso apparato legislativo anticorruzione varato dallo Stato Italiano anche sulla base di una esplicita richiesta della comunità internazionale.
Senza la “conoscenza”, senza l’informazione, senza la formazione su ciò che può e deve essere concretamente fatto per riportare l’attività delle pubbliche amministrazioni sui binari della correttezza, della trasparenza, della legalità tout court, tutto quello che è stato fatto a livello legislativo è destinato a rimanere lettera morta.

MORENO PROSPERI: A mio avviso, la formazione a distanza o FAD rappresenta oggi una delle più efficaci e razionali modalità di comunicazione informativa e formativa. Consideriamo, al riguardo, che tra le maggiori difficoltà dell’attività formativa, la più evidente è quella di riuscire a garantire concretamente la sua buona diffusione nell’ambito di tutti i livelli e fasce professionali/lavorative, cercando al contempo di salvaguardare il giusto equilibrio tra prezzo e qualità del prodotto formativo. Non è affatto semplice formare adeguatamente centinaia o addirittura migliaia di impiegati pubblici, di professionisti, o di responsabili che devono a loro volta addestrare e dirigere il lavoro dei propri dipendenti. Pensiamo ai grandi Comuni, alle complesse aziende sanitarie, agli elefantiaci enti pubblici. Come si fa a formare “tutti” attraverso la tradizionale via interpersonale? Si dovrebbero organizzare dozzine o addirittura centinaia di incontri formativi, oppure ci si dovrebbe limitare a “formare” solo le funzioni apicali; il che però finisce per condurre ad una filosofia di formazione di tipo elitario, che di fatto è proprio quella che taglia le gambe alle aspettative di una corretta azione general- preventiva dei fatti corruttivi.
Nel caso specifico, dobbiamo anche tenere in considerazione che il nuovo sistema anticorruzione non è affatto di semplice ed immediata comprensione. Tutt’altro. L’implementazione dei piani decentrati anticorruzione, interamente basati su una moderna riorganizzazione della Pubblica Amministrazione all’insegna di una gestione del rischio di stile-aziendale, presuppone l’adozione di criteri e di azioni sostanzialmente ancora poco conosciuti alla storia del pubblico impiego e delle pubbliche amministrazioni. Una riorganizzazione gestionale di questo tipo se non viene supportata da una corretta conoscenza del sistema anche dal punto di vista legislativo, e se soprattutto non viene condivisa ed attuata da tutte le dipendenze, finisce per diventare assolutamente impraticabile. E’ anche per questo che la Legge 190/2012 e il Piano Nazionale Anticorruzione hanno detto a chiare lettere che la “formazione” è una misura preventiva obbligatoria, e come tale non può assolutamente essere elusa, né sottovalutata.
Un programma di formazione a distanza – o anche e learning – è l’unico strumento che possa realmente consentire di formare adeguatamente “tutti” i dipendenti di una Pubblica Amministrazione, dalla base ai vertici, lasciando a loro la scelta di quando e dove farlo.

Ci spiegate com’è strutturato esattamente il vostro FAD, dal punto di vista dei contenuti e in ordine alle modalità squisitamente tecniche?
FRANZINA BILARDO: Sul piano contenutistico, uno dei problemi con cui abbiamo dovuto scontrarci è stato quello della scelta del livello formativo cui attenerci. Ci siamo in particolare chiesti se fosse, o meno, opportuno optare per un livello di dettaglio e di specificità che desse per presupposta la conoscenza di base di tutto l’apparato legislativo anticorruzione. Alla fine, siamo arrivati alla conclusione che, ove avessimo seguito questa strada, avremmo dovuto necessariamente escludere la “base”, la “massa”, che invece è proprio quella che – a volte inconsapevolmente, a volte in mala fede – è direttamente o indirettamente coinvolta, con i propri silenzi e con azioni anche di natura omissiva, nei fatti corruttivi.
Le corruzioni e le illegalità nell’ambito delle pubbliche amministrazioni difficilmente potrebbero essere consumate se anche l’ultimo dei commessi denunciasse cosa ha visto o cosa ha capito da dietro le porte chiuse…. Paradossalmente insomma, ed in via esattamente contraria a quello che comunemente si pensa, il nocciolo duro della guardiana anticorruttiva non è rappresentato dai dirigenti o dai funzionari, ma proprio dai dipendenti delle fasce più basse.
Se tutto questo è vero – ed io personalmente ne sono assolutamente convinta – non v’è dubbio che bisogna necessariamente spiegare ai “guardiani” cosa, come e perché, si deve esattamente controllare.
Ecco, questo è lo specifico motivo per cui abbiamo deciso di strutturare il nostro corso come formazione di base per “tutti”.
Dal punto di vista della disposizione del piano dell’opera, abbiamo diviso il lavoro in 10 moduli, volendo trattare integralmente tutti gli interventi legislativi che sono stati adottati in materia: la Legge 190/2012; il Decreto Legislativo 33/2013 sulla trasparenza; il Decreto Legislativo 39/2013 sulle inconferibilità ed incompatibilità; il Codice di Comportamento di cui al D.P.R. 62/2013; il sistema della società partecipate; l’istituto del “whistleblowing” (che è quello attraverso il quale viene assicurata protezione e salvaguardia antidiscriminazione a chi ha il coraggio di denunciare fatti illeciti a cui ha assistito); le sanzioni e le responsabilità.
In via generale abbiamo, poi, voluto delineare un quadro di natura propedeutica attraverso il richiamo a quelli che possiamo definire le informazioni ed i principi fondamentali: la “storia” della corruzione a livello internazionale, le ragioni e le cause della politica criminale di prevenzione generale e speciale, i meccanismi di base della stessa strategia preventiva, il nuovo assetto organizzativo istituzionale, eccetera eccetera.
Per ciò che infine concerne il piano squisitamente formale ed estetico, abbiamo preso atto che il FAD è contenutisticamente lungo e complesso e, quindi, abbiamo deciso di adottare una formula di comunicazione allegra, accattivante, ricca di slide animate e corredate da immagini esplicative.

MORENO PROSPERI: Sul versante strettamente tecnico, io credo che i meccanismi del FAD siano veramente straordinari e consentano di sublimare al meglio le potenzialità dei moderni strumenti di comunicazione telematica.
Il meccanismo è semplicissimo: la singola Pubblica Amministrazione acquista, per tutti i propri dipendenti, un certo numero di accessi, ad esempio 5.000; l’intero pacchetto formativo viene messo a disposizione di quei 5.000 dipendenti, per tre mesi, su ognuno dei loro indirizzi di posta elettronica; il dipendente avrà a disposizione per tre mesi consecutivi il prodotto, che potrà vedere e studiare dove e quando vorrà (a casa, in ufficio, di sera, di giorno, di domenica, sul proprio tablet, sul pc dell’ufficio, su quello di casa), senza alcun limite di spazio o di tempo. Non solo, accanto a questa possibilità di sapere e studiare a menadito leggi e concetti che sarebbe oggettivamente difficile metabolizzare nei normali incontri formativi di aula, il dipendente potrà anche ottenere un “Attestato di Partecipazione”, affrontando il test di valutazione incluso nel FAD e rispondendo correttamente ad un certo numero di domande; il tutto ancora una volta telematicamente e, comodamente, anche da casa propria.
Il risultato è che in tal modo: viene assicurata a tutti i dipendenti una corretta alfabetizzazione anticorruzione; le singole pubbliche amministrazioni potranno contare su una massa di soggetti adeguatamente informata, formata e motivata; le stesse pubbliche amministrazioni potranno adempiere correttamente agli obblighi di formazione loro imposti dal nuovo sistema anticorruzione attraverso dei costi minimi. Ricordiamo, a quest’ultimo proposito, che il sistema del prezzo per scaglioni adottato dalla Maggioli consente di formare una grossa massa di dipendenti ad un prezzo impensabile con la classica formazione d’aula. A ciò si aggiunga il fatto che il FAD consente di superare brillantemente anche quelli che sono gli ordinari problemi della formazione classica per grandi numeri: le difficoltà logistiche di una organizzazione per gruppi, la necessità di rispettare le turnazioni, l’impossibilità di lasciare scoperti i posti di lavoro (pensiamo, ad esempio, a tutti i reparti delle strutture sanitarie pubbliche), i costi di trasferta per raggiungere sedi o luoghi di formazione non sempre a portata di mano.
Rimane, comunque, assorbente su tutto la considerazione che, quanto acquisito in una eventuale giornata di formazione d’aula, non potrebbe mai essere “trattenuto” quanto lo studio ed il ripasso derivante da tre mesi di accesso incondizionato.

I prossimi progetti “anticorruzione”?
FRANZINA BILARDO: Un fronte di progettualità che noi riteniamo di importanza prioritaria è sempre strettamente collaterale all’operazione formativa in materia anticorruzione. Come prima ricordato, nel FAD abbiamo voluto assestarci su un livello di base, valevole per tutti i dipendenti. Ma è chiaro che rimane il problema del dettaglio, dell’approfondimento, della specificità, sia per i responsabili ed i referenti della prevenzione della corruzione, che per i dirigenti, i funzionari ed i responsabili; tutti soggetti che sono, e continueranno a rimanere, coinvolti in prima linea nell’operazione anticorruzione.
Non dobbiamo dimenticare che, ad oggi, la maggior parte delle amministrazioni pubbliche ha quasi del tutto superato il primo step dell’operazione anticorruzione, ossia la fase di predisposizione dei piani della prevenzione della corruzione; ma la strada è ancora lunga, siamo all’inizio, si dovrà passare al secondo step, e cioè a quello che riguarda la concreta implementazione dei Piani, il loro aggiornamento, monitoraggio e vigilanza. Sono tutte attività obbligatorie la cui inidoneità potrà far scattare, soprattutto ai danni dei responsabili della prevenzione della corruzione, rischi e responsabilità di tutti i tipi (disciplinari, amministrative, civili e penali). Si pensi, ad esempio, che l’art. 1, comma 10 lett. a), della Legge 190/2012 stabilisce che il responsabile della prevenzione della corruzione deve provvedere «alla verifica dell’efficace attuazione del piano e della sua idoneità», e che, ove sia consumato un qualsiasi reato contro la propria Pubblica Amministrazione, il Responsabile della prevenzione della corruzione ne risponderà in prima persona («in via di responsabilità dirigenziale, oltre che per il danno erariale e all’immagine della Pubblica Amministrazione»), a meno che non riesca a dimostrare quanto espressamente richiesto dall’art. 1 comma 12, della Legge 190/2012: a) «di avere predisposto, prima della commissione del fatto, il Piano della prevenzione» e «di avere osservato le prescrizioni» in materia di adozione e criteri di misure preventive anticorruzione, b) di avere adeguatamente «vigilato sul funzionamento e sull’osservanza del piano».
Diventano, a questo punto, spontanee alcune allarmanti domande: Come si vigila concretamente «sul funzionamento e sull’osservanza del piano», o sul dovere imposto ad ogni dipendente (ex art. 9 comma 2 del D.P.R. 62/2013) di rendere tracciabili tutti i processi decisionali «attraverso un adeguato supporto documentale che consenta in ogni momento la replicabilità», o sulla corretta osservanza delle misure preventive? E come si effettua, concretamente, il monitoraggio delle procedure e dei procedimenti? O come si gestisce, adeguatamente, la massa dei flussi informativi?
Ecco, su queste e su altre tematiche analoghe, io e Moreno Prosperi riteniamo di potere offrire il nostro supporto specialistico.

MORENO PROSPERI: Sono anch’io assolutamente d’accordo con Franzina Bilardo. Partendo dalla mia pluriennale esperienza professionale attorno a tutte le problematiche legate al mondo delle organizzazioni aziendali, sono assolutamente convinto che il vero problema che dovranno affrontare i responsabili ed i referenti della corruzione risiede proprio nella concreta implementazione, vigilanza ed aggiornamento, dei piani della prevenzione della corruzione.
Bisogna soprattutto capire che avere, ad esempio, scritto nei piani che tra le “aree a rischio” ci sono i provvedimenti di autorizzazione e concessione, o le scelte dei fornitori, o le concessioni, o le sovvenzioni gratuite, non vuol dire affatto gestire tali situazioni, e ciò per il semplice motivo che gestire significa essere in grado di controllare, monitorare, valutare le criticità, essere ogni momento a conoscenza di come concretamente si sono mossi o si stanno muovendo i dipendenti e i responsabili dei procedimenti addetti a quegli specifici uffici e funzioni sottostanti.
Allo stesso modo, scrivere nei piani della prevenzione che il rischio sarà affrontato attraverso le procedure e la regolamentazione dei protocolli, non significa certo essere in grado di sapere, e conseguentemente controllare, se e come gli stessi protocolli e procedure siano stati effettivamente rispettati.
Discorso analogo vale per le “società partecipate”, il cui dovere di osservanza del programma anticorruzione è stato ribadito con forza anche nelle Linee Guida stilate, in occasione del Protocollo D’Intesa A.N.AC. – Ministero dell’Interno, lo scorso 16 luglio 2014.
Sono tematiche molto complesse, che possono essere affrontate solo attraverso una efficiente razionalizzazione dell’attività e dell’organizzazione, esattamente come si fa in tutti i “sistemi di gestione del rischio”.
Io e Franzina Bilardo lavoriamo da anni a questi problemi, sia nelle nostre distinte ed autonome attività professionali (io come consulente in organizzazione aziendale e lei come avvocato/consulente in legislazione penale specialistica), sia nella attività svolta in tandem come formatori e consulenti in Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001; e, soprattutto, studiamo da almeno tre anni, a tempo pieno, tutte le tematiche sottese alla materia anticorruzione.
La formazione a distanza che abbiamo strutturato in questo corso è una buona base di partenza. Ma è solo l’avvio di un cammino di approfondimento e di miglioramento che le pubbliche amministrazioni dovrebbero continuare a percorrere anche attraverso altre, diverse e variegate, modalità di incontro: la formazione interpersonale, anche ed eventualmente in housing; l’assistenza e il tutoraggio out e in housing; la consulenza; il supporto a distanza; insomma, attraverso un caleidoscopio di possibili ed eterogenee opzioni che noi e la Maggioli siamo disposti a studiare ed articolare insieme, in via sartoriale, in base alle specifiche esigenze, peculiarità e livello di dimensionamento, di ogni singola struttura amministrativa.

Come abbiamo potuto vedere, di materiale in pentola ce n’è davvero a sufficienza.
A questo punto, non ci rimane che fare un “in bocca al lupo” a Franzina Bilardo, a Moreno Prosperi e alla Maggioli.
E che il lupo della corruzione crepi alla grande!

QUI TUTTE LE INFORMAZIONI SUL CORSO ONLINE

 

Piano nazionale e piani decentrati anticorruzione

Piano nazionale e piani decentrati anticorruzione

Moreno Prosperi, Franzina Bilardo, 2013, Maggioli Editore

La caratteristica saliente della riforma anticorruzione - di cui il Piano Nazionale Anticorruzione rappresenta la più felice ed innovativa punta di diamante - è di essere contraddistinta da un groviglio di temi, leggi e discipline, in continua evoluzione, non del tutto coerenti tra di loro e...




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