Consiglieri regionali e parlamentari, restituite “il maltolto“. Dopo anni di dure proteste, rivendicazioni e pressing ai quali la politica è riuscita a restare impermeabile, arriva, dall’interno della criticata “casta” la proposta di legge per recuperare una fetta consistente dei soldi pubblici che regolarmente fluiscono dalle casse regionali a quelle degli ex eletti in consiglio.

Insomma, per gli ex eletti nelle assemblee suona un campanello d’allarme che, invece, ha il sapore della possibile liberazione per l’opinione pubblica, su uno dei costi più invisi a ogni latitudine politica: quello dei vitalizi illegittimi ai politici in pensione.

Primo firmatario della proposta di legge 1978 è il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, in orbita Scelta civica, che propugna questa sfida alle rendite da legislatura portata a termine, supportato da dati incontrovertibili. Attualmente, infatti, i vitalizi erogati dalle casse regionali ammonterebbero a circa 3200 assegni di mancata “anzianità” in consiglio, per un totale di 170 milioni di euro l’anno. Si tratta di emolumenti che vengono versati a quei politici che abbiano presenziato in Consiglio senza aver però raggiunto il minimo per l’età pensionabile.

L’obolo pesa drammaticamente sulle casse delle Regioni, quasi pari a quanto, invece, costano i vitalizi degli ex parlamentari – circa 200 milioni. Si tratta di costi elevatissimi, che per le regioni, di questo passo, potranno fare la differenza tra la sopravvivenza o il crac finanziario.

Alcuni enti regionali, infatti, spendono più nel mantenere gli ex consiglieri regionali di quanto non paghino gli attuali componenti dell’assise, tra cui, ad esempio, il Veneto, con star della politica come Giancarlo Galan, Massimo Cacciari e Flavio Zanonato. Come si vede, insomma, un’abitudine completamente bipartisan, quella di raccogliere quanto più possibile dalle casse delle regioni.

La crescita esponenziale di questa voce nei bilanci regionali ha portato, due anni or sono, il governo Monti a abolire i vitalizi per legge – una disposizione, a cui ancora diverse regioni devono uniformarsi del tutto – mantenendo però in vita quelli già esistenti.

Ora, dunque, la proposta di Zanetti, dello stesso partito che ha sostenuto la candidatura a premier dell’ex primo ministro nel 2013, propone di eliminare anche quelli già esistenti, qualora non si siano maturati i requisiti minimi, che il ddl in esame in Parlamento stabilisce a dieci anni consecutivi di mandato, oppure a quindici non consecutivi. Oltretutto, l’ipotesi è quelal di una valenza retroattiva della legge cosicché i destinatari di prestazioni non legittimate dalla legge, si vedrebbero costretti a restituire quanto riconosciuto dalle casse regionali.
Vai al testo


CONDIVIDI
Articolo precedenteE’ reato di ingiuria ex art. 594 c.p. usare l’ espressione “vaffa”
Articolo successivoCassazione, sentenza: Equitalia non può pignorare le prime case

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here