Molto rumore per nulla? Forse ci ha visto giusto il nostro blogger Carmelo Cataldi, il quale, commentando a caldo le minacce di sciopero dei sindacati di polizia e dei corpi dell’esercito, aveva bollato l’uscita del Cocer e delle altre sigle di rappresentanza come pura “propaganda”. 

QUI IL COMMENTO ALLA MINACCIA DI SCIOPERO DELL’ESERCITO

Nei giorni scorsi, infatti, è iniziata a circolare con insistenza la possibilità che per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, i corpi dell’esercito, delle forze dell’ordine e, in generale, tutte le divise d’Italia avrebbero incrociato le braccia per un giorno, come protesta per i continui tagli del governo culminati nel recentissimo annuncio del ministro Madia sulla conferma del blocco stipendi anche per il 2015.

Una protesta eclatante, quella minacciata da Cocer e dalle altre organizzazioni in vece di tutti ci corpi dell’esercito, che ha portato a un primo braccio di ferro con palazzo Chigi. Interpellato sull’uscita dei sindacati di polizia, il premier Matteo Renzi ha infatti osservato: “Non mi faccio preclusioni a incontrarli, ma non accetto ricatti”-

Ora, per, la situazione inizia a chiarirsi e per le forze dell’ordine sembra meno disperata di quanto potesse preventivarsi solo qualche giorno fa.

Decide Renzi

Ago della bilancia per la conferma degli scatti di carriera e stipendiali e di carriera in arrivo a partire dal 2015 nelle schiere delle forza armate e nei corpi di pubblica sicurezza, infatti, sarà solo ed essenzialmente il presidente del Consiglio.

Renzi, infatti, potrebbe dare il via libera al mezzo miliardo di euro – forse qualcosa in più, anche se la cifra prospettata di 800 milioni pare troppo elevata – al fine di consentire il mantenimento dei criteri salariali anche nei prossimi 12 mesi. Nello specifico, le promozioni costerebbero 340 milioni, mentre gli assegni di funzione costerebbero in tutto 250 milioni

Sui conti degli stipendi delle divise, infatti, pende l’informativa del ministero dell’Economia che, qualche mese fa, si è premurato di avvisare i reparti dell’esercito e dei corpi di vigilanza secondo cui a partire dal prossimo primo gennaio si verificherà il venir meno  di alcune misure di contenimento della spesa per redditi del pubblico impiego.

Tutto sta nella conferma o meno del tetto salariale per il 2015: se il governo deciderà di annullarlo per il 2015, allora gli avanzamenti potranno essere garantiti. Viceversa, si andrà al muro contro muro, con la minaccia di sciopero che resta sempre lì, come un monito.


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