Esodati, pensioni quota 96 e welfare: quella alle battute iniziali ha tutta l’aria di una settimana che lascerà il segno, forse, per qualcuno, addirittura quello più atteso e decisivo. Dopo ben due mesi dal suo insediamento a palazzo Chigi, infatti, sembra che il premier Renzi abbia finalmente deciso che è giunta l’ora di occuparsi del comparto previdenziale, con le tante, e drammatiche, situazioni ancora irrisolte, nonostante le continue proteste di sindacati e cittadini.

Nei giorni scorsi, infatti, si sono susseguite una serie di dichiarazioni che lasciano intendere come gli impegni presi per i prossimi giorni dovrebbero essere mantenuti, quantomeno nel rispetto delle scadenze prefissate, che vedono appuntamenti di assoluta rilevanza per le prossime ore in Parlamento.

Nelle scorse settimane, non a caso, si era paventata la possibilità che già oggi potesse arrivare in aula una proposta definitiva sul fronte degli esodati: il proposito, forse fin troppo ottimistico, ha trovato conferma, però, nelle recenti interviste del ministro del Lavoro Giuliano Poletti e dello stesso presidente della Camera Laura Boldrini. Il successore di Enrico Giovannini ha rivelato che i tecnici del Ministero sarebbero al lavoro per individuare la possibilità di mettere a punto uno scivolo per coloro che siano ancora senza lavoro e senza trattamento pensionistico.

 

In sintesi, dovrebbe trattarsi dell’attesa “soluzione definitiva” auspicata a più riprese dal presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, anch’egli predecessore di Giuliano Poletti al Ministero del Lavoro. Consci degli ostacoli che le proposte del passato hanno incontrato – basti, a questo proposito, rammentare i regolari stop della Ragioneria di Stato sulla carenza cronica di coperture necessarie – l’attuale responsabile del dicastero ha assicurato che si sta cercando di mettere sul piatto una legge in grado di incontrare il beneplacito delle istituzioni contabili e concedere, così, a tutto gli esodati l’agognato rientro nel welfare, dopo decenni di contributi versati e l’improvvisa scomparsa delle tutele statali.

Situazione non troppo dissimile agli esodati, è quella che coinvolge le migliaia di persone appartenenti alla famosa categoria dei “quota 96”, coloro, cioè che, pur avendo maturato 60 anni anagrafici e 36 di contributi – oppure 61 e 35 – non hanno ancora ottenuto l’accesso alla pensione per via del meccanismo diabolico dell’entrata in vigore della riforma Fornero che, sciaguratamente, dimenticò come, per i lavoratori della scuola, il calendario lavorativo finisca al 31 agosto invece del 31 dicembre. Così, professori, insegnanti e personale Ata con i requisiti maturati nei termini di legge, non è potuto ancora andare in pensione, per un’impedronabile lacuna nella normativa, tuttora non colmata. Anche qui, il problema resta sempre quello delle coperture, ma stavolta l’occasione propizia arriva dal Def 2014, presentato nei giorni scorsi. Proprio in previsione dell’esame del Documento, al via stamattina, il presidente della Commissione Finanze Francesco Boccia ha voluto mettere le cose in chiaro:  “Se non troveremo risorse per i Quota 96 – ha affermato – significa che lo approveremo solo dopo averle inserite”. Insomma, forse ci troviamo di fronte all’ultimatum definitivo.

Quindi, per tutti i pensionati, da segnalare le parole del presidente del Consiglio in occasione dell’apertura della campagna elettorale per le imminenti elezioni europee. Di fronte alla platea de Partito democratico, Renzi ha assicurato che “quest’anno non ce la facciamo, ma il 2015 sarà l’anno dell’intervento sulle pensioni al di sotto dei 1000 euro”. Un intervento che avrebbe, davvero, le dimensioni di una riforma epocale, dal momento che dovrebbe chiamare in causa, secondo i dati Inps, quasi la metà dei pensionati italiani.

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4 COMMENTI

  1. Sono un operaio edile di anni cinquantotto, mi chiedo , per quanti anni ancora potrò fare questo lavoro?! Per quanto operai più anziani potranno affrontare le difficoltà lavorative legate a questa attività?! Quando ci saranno prospettive affinché questo venga considerato un lavoro usarante?!
    Un operaio arrabbiato.

  2. in mobilità fino ottobre 2014,anni 59, contributi 39 e 6 mesi senza prospettiva di lavoro chiedo la possibilità di andare in pensione anche se penalizzato anche perché andrei in pensione a 67 anni e sarei scoperto per 8 anni, quando altri sono andati in pensione con molti meno anni di contributi. rispondete..

  3. mi domando ma se i 60enni non possono andare in pensione, grazie alla riforma fornero, come fà un giovane a trovare lavoro per poter formare una famiglia mettere al mondo dei figli comprare casa ecc. ecc.
    ormai l’Italia e una nazione sempre più vecchia i giovani, e non solo, non trovano lavoro e lo stato costringe chi aveva raggiunti i vecchi requisiti a rimanere ancora in servizio, cosi facendo blocca eventuali nuovi posti di lavoro.
    ci vuole tanto a capire queste cose, ma tanto ai nostri governanti non interessa questo loro fanno solo gli interesi dell’alta finanza assicurazioni banche borsa ecc.

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