Il ddl Delrio è arrivato al giorno decisivo: entro questa sera potrebbe essere definitivamente approvato e, con esso, la riorganizzazione delle Province. Nessuna abolizione vera e propria, infatti, è all’orizzonte: il disegno di legge manterrà in vita gli enti, ma fortemente ridimensionati. Tutto ciò, ammesso e non concesso che il testo arriverà in porto: giusto ieri, ha rischiato di essere affossato più volte, proprio all’inizio del rettilineo finale.

Ieri, il provvedimento è entrato in aula come previsto, sbarcando a palazzo Madama nel primo pomeriggio. Le premesse, però, per il governo sono tutt’altro che incoraggianti.

A dare il benvenuto al provvedimento che dovrebbe cambiare per sempre le Province italiane, infatti, una pregiudiziale di costituzionalità a firma MoVimento 5 Stelle che non è passata per soli quattro voti di scarto: 112 i sì, 115 i no alla questione mossa dai grillini. Insomma, un avvio col brivido che, per oggi, lascia aperto ogni possibile epilogo, se davvero il ddl finirà il suo iter entro stasera, come da cronoprogramma al Senato.

Che per il ddl Delrio non tirasse un’aria troppo favorevole, ieri, lo si era intuito dall’esito dei lavori in Commissione, soverchiata dalla carica di oltre 3mila emendamenti. Qui, in due votazioni, la maggioranza si è fatta scavalcare per un’assenza tutt’altro che secondaria: quella del senatore Mario Mauro, del gruppo “Per l’Italia”. Opinioni alimentate dalle dichiarazioni a caldo dello stesso Mauro, che ha sottolineato come il ddl Delrio avrebbe dei “limiti di costituzionalità” e non garantirebbe alcun miglioramento dei costi. Rilievi, peraltro, già mossi dalla Corte dei Conti nei mesi scorsi. 

Comunque sia, quello inflitto in Commissione è un doppio, inatteso stop per il governo, che ha subito scatenato congetture sulla posizione dell’ex ministro sparito dalla commissione: i maligni, infatti, lo vogliono ancora con il dente avvelenato nei confronti di Renzi, dopo la mancata conferma alla Difesa.

L’assenza di Mauro ha sconfitto la posizione del governo su due emendamenti: in primo luogo, è passata una modifica proposta da Sel che riconsegna la competenza scolastica in mano agli enti provinciali e, dall’altra parte, è stato bocciato un emendamento relativo alle indennità dei presidenti di Provincia, che non dovrebbero percepire un tetto.

Oggi, riparte la discussione e il voto finale è atteso in serata: ma, con la riproposizione degli emendamenti eliminati nella discussione preliminare, è possibile che il termine slitti almeno a domani.

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