Nella legge di stabilità 2014, che fine hanno fatto i dipendenti pubblici? Durante gli ultimi giorni, mentre si discuteva di spiagge o tasse sulla casa di cui ancora non si conoscono esattamente i profili, veniva tralasciato il capitolo degli statali, tra le categorie più bistrattate dal testo presentato alle Camere dal governo. E, ora che il maxiemendamento alla finanziaria è stato approvato dal Senato, vediamo la situazione dei dipendenti pubblici a metà dell’iter per l’approvazione della legge.

Le novità, per i lavoratori del settore pubblico, non sono positive, nel senso che, sostanzialmente, modifiche ai due capitoli chiave, su cui anche i sindacati hanno avanzatole proprie rivendicazioni, non se ne sono ancora registrate.

Partendo dal versante degli stipendi, anche l’unica modifica presentata dal governo a palazzo Madama, su cui è stata posta la questione di fiducia, ha confermato il blocco alla contrattazione nazionale anche nel 2014. Oltretutto, il nuovo testo delle legge di stabilità 2014 prevede che le amministrazioni vengano iscritte all’elenco dell’Istat e, con esse, che rientrino nella lista anche molte società partecipate. Niente da fare anche per l’indennità di vacanza: resta al suo posto lo stop per il biennio che si chiude nel 2014.


E veniamo, quindi, allo stop al turnover nelle pubbliche amministrazioni, che ha obbligato anche alla riscrittura di alcune norme, come l’ultimo decreto sui precari, per i quali è stato procrastinato di un anno ulteriore di attesa per il reintegro a tempo indeterminato. Ciò è dovuto al fatto che il turnover tra nuovi entranti e ritiri dal lavoro è stato prorogato fino al 2018, e ciò anche nel maxiemendamento approvato ieri. Le percentuali che verranno mantenute per assicurare il ricambio negli uffici, sono stimate nel 40% delle uscite per il 2015, il 60% per il 2016, l’80% per il 2017.

Infine, novità anche sul versamento degli straordinari solo a chi effettivamente figura negli organici della pubblica amministrazione, applicando come parametro massimo agli emolumenti conferiti a quello spettante al primo presidente di Cassazione, una previsione che riguarda, ovviamente, anche le società in house, partecipate e relativi Cda.

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