L’arrivo al Senato della legge di stabilità 2014 è accompagnato non solo dai crismi dell’ufficialità delle firme del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma anche dalla consueta relazione tecnica e illustrativa del governo.

La relazione, un tomo di oltre 300 pagine in cui è contenuto sia il testo ufficiale che le specifiche tecniche del disegno di legge, spiega con dovizia di particolari tutte le voci di spesa in entrata e uscita dal bilancio statale per i prossimi tre anni.

In particolare, il riferimento principale è naturalmente nel conto del cuneo fiscale, senza dubbio la manovra più corposa contenuta nel disegno di legge, che destina 5 miliardi alla riduzione del costo del lavoro. Benché le prime analisi parlino di aumenti infimi in busta paga – si è accennato a 14 euro in più al mese – il governo sottolinea che l’incremento complessivo delle detrazioni per il reddito di lavoro dipendente ammonterà a 1560,9 milioni di euro nel 2014.


Secondo le norme che, invece, garantirebbero defiscalizzazioni Irap riguardo i neo assunti  a tempo indeterminato, invece, l’apporto di occupazione dovrebbe essere pari a 135mila nuovi lavoratori fissi sul saldo nazionale.

Inoltre, non viene sottaciuta l’ormai famosa clausola di salvaguardia, la postilla, cioè, che riguarda il raggiungimento degli obiettivi di risparmio nei prossimi anni, che innescherebbe incrementi fiscali qualora fosse mancato in tutto o in parte. La spending review non rispettata, dunque, potrebbe per l’anno in corso un maggior gettito Irpef di 281,2 milioni che raddoppierebbero a 564 per i dodici mesi successivi, livellando l’aliquota al 17%.

Affidamento delle finanze pubbliche anche sulla Tasi, che dovrebbe ridare fiato ai conti dopo la scomparsa del gettito Imu. Proprio a questo proposito, è lampante la corrispondenza tra i 4 miliardi del gettito Imu prima casa e gli attesi 3.764 milioni annui dal 2014 che dovrebbe incamerare la Tassa sui rifiuti, calcolata sulla rendita catastale. Peccato, però, che Confedilizia abbia già lanciato l’allarme: la nuova tassa avrà un impatto superiore alla ormai defunta Imposta municipale. In merito, il Parlamento potrebbe comunque ancora apportare pesanti modifiche.

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https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/720638/index.html?stampa=si&part=ddlpres_ddlpres1&spart=si


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