La legge di stabilità 2014 arriva oggi in Parlamento, a una settimana esatta dalla sua presentazione in Consiglio dei ministri e già c’è chi chiede modifiche a gran voce. All’interno della legge finanziaria sono contenuti interventi per 26 miliardi nei prossimi 3 anni, di cui 11 solo nel 2014 ormai alle porte.

Insomma, il gruzzolo non è di poco conto e i pochi sacrifici richiesti sembrano andare nelle solite direzioni: pubblico impiego e, soprattutto, tasse, malgrado, in linea generale, la pressione fiscale abbia preso una piega discendente.

Di certo, per i contribuenti italiani, il primo appuntamento con le nuove imposte contenute nella legge di stabilità 2014, è già fissato al gennaio prossimo, per esattezza a giovedì 16, quando andrà versata la prima rata del Trise, il tributo che, in un colpo solo, sostituisce Imu e Tares.

Dunque, casa e rifiuti sono le due anime del nuovo balzello  che, infatti, si compone di due sfere distinte: la Tari e la Tasi, acronomi di tariffa sui rifiuti e tassa sui servizi indivisibili.

Per quanto riguarda la Tari, possiamo notare come sia il Comune a dover definire la somma che ogni nucleo famigliare sarà chiamato a versare, nello specifico stabilendo per ogni immobile la sua superficie calpestabile, in base alle relative dichiarazioni dei contribuenti. La Tari è riferita per tutte le categorie di immobili, sia ordinaria che speciale, e a doverla pagare sono tutti coloro che possiedano o detengano a qualsiasi titolo locali o aree all’aperto, purché occupate in via esclusiva. In breve tempo, dovrebbe arrivare la Tarip, sistema di tariffa puntuale basato sul volume prodotto dei rifiuti dai contribuenti, per la quale è atteso nei prossimi mesi un regolamento ad hoc.

E veniamo alla Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, che verrà richiesta a chiunque detenga a qualsiasi titolo fabbricati, aree scoperte o comunque iscritte ai piani di edificabilità comunali. Il versamento, in caso di affitto, andrà effettuato sia dai proprietari dell’immobile che dagli inquilini, nella misura che varia dal 10 al 30%, a seguito del regolamento apposito che ogni Consiglio comunale saràò chiamato a redarre. L’aliquota massima sarà del 2,5 per mille e le prime case non saranno esonerate. 

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