Da settembre si cambia, addio scuola tradizionale, benvenuta scuola 2.0. Si comincerà dal registro di classe, non più il famigliare quadernone blu ma un registro elettronico nel quale, proprio come nel cartaceo, verranno annotati i voti, le assenze, i provvedimenti disciplinari dei professori.

Questa svolta è figlia della “razionalizzazione della spesa pubblica” messa in atto dal decreto Monti di un anno fa; si era cominciato con le pagelle in formato elettronico, le iscrizioni on line ed ora tocca ai registri. In realtà il provvedimento doveva già essere in atto, ma a causa di certe difficoltà, è stato trasformato in transitorio anche se a settembre la rivoluzione avrà inizio. Le scuole, però, sono in netto ritardo e le famiglie brancolano nel buio vista la scarsa informazione in merito.

Queste non sono solo sensazioni ma sono dati di fatto che emergono da un’indagine promossa da Kion, società del Cineca, su un campione di 200 dirigenti scolastici rappresentativi di istituti di ogni ordine e grado, per verificare lo stato di conoscenza in merito all’obbligo introdotto dalla legge di dotarsi di registro elettronico a partire dall’anno scolastico che inizierà il prossimo settembre 2013.


Se il 98% degli interpellati  è consapevole dell’obbligatorietà della norma, solo poco più della metà degli intervistati ha già provveduto: di questi, l’11% ha appena acquistato il software, il 68% non ha ancora esteso la novità a tutte le classi e il 20% è fermo alla sperimentazione.

Su circa due terzi degli utenti si registra un buon livello di soddisfazione in merito alla soluzione scelta, soprattutto per la facilità d’uso; il 15% invece non è soddisfatto proprio per il motivo contrario, ossia la complessità di utilizzo del software utilizzato. Del 45% degli intervistati che dichiara di non aver ancora adottato alcuna soluzione, il 72% afferma che intende dotarsi di un software cercando una soluzione sul mercato, il 20% non ha le idee chiare e non riesce a fornire indicazioni in merito, mentre l’8% è convinto che ci sarà una proroga della scadenza di legge che consentirà di rimandare la decisione nel tempo.

Anche l’associazione dei dirigenti scolastici punta sulla proroga: “sarebbe opportuno dare un altro anno di tempo alle scuole – dice il presidente, Gregorio Iannaccone  Non per una questione di attrezzature, ma per dare tempo agli insegnanti di formarsi adeguatamente”.

Forte, invece, è il dissenso registrato presso numerosi docenti: il principale motivo è rappresentato dallo “spreco di denaro pubblico”, dal momento che “le priorità della scuola sono altre, in una scuola dove il vocabolario di Latino bisogna portarlo da casa e 43 classi su 44 non rispettano i requisiti igienico sanitari relativi all’affollamento delle aule”, scrive su un blog online il docente di un liceo classico di Roma con più di mille studenti. Evidenzia, tuttavia, anche l’importanza di quella “mediazione”, soprattutto nella scuola superiore, che si vuole eliminare trasmettendo direttamente risultati e informazioni sui figli ai genitori.

I vantaggi, in teoria, dovrebbero però essere consistenti: il prof potrà elaborare una cartella personale per ogni alunno, incrociando i dati con quelli dei colleghi; potrà creare grafici e statistiche sull’andamento dell’alunno e della classe, “mettendo ordine nella valutazioni e garantendo trasparenza alle famiglie”, dice ancora Iannaccone. Ma è facile prevedere che la soluzione, a settembre, sarà “all’italiana”: non un computer in tutte le 365 mila classi della penisola, ma un computer in sala professori, o un pc itinerante, dove i docenti caricheranno voti e assenze a fine lezione, dopo aver “preso appunti” in classe”.

Se la situazione delle scuole appare in forte ritardo, anche le famiglie sono poco informate: il 39% dei presidi che ha già introdotto la novità dichiara di non aver ricevuto nessun tipo di riscontro dalle famiglie. Ma dove un feedback c’è stato, il più delle volte (41%) è positivo.


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1 COOMENTO

  1. chi scrive queste scemenze farebbe bene ad informarsi che: nessun obbligo sussiste per le scuole di dotarsi di registri elettronici, fino a quando non verrà realizzato il Piano di dematerializzazione da parte del MIUR, che dovrà essere approvato dal Garante per la Privacy.
    Ad oggi 30 gennaio 2014 tutto ciò non è stato fatto…!
    Del resto se il ministero è carente e non ha ancora emanato regolamenti che permettano di attuare la legge di chi è la colpa?

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