Un signore di mezza età, che porta adorabilmente a spasso il cane nel pomeriggio di primavera. Con quattro gorilla a fianco. Questi è Massimo D’Alema, il non parlamentare più influente nelle Aule, da molti additato come responsabile occulto dell’affossamento della candidatura a presidente di Romano Prodi.

“Denuncio chi dice che ho responsabilità”, ha esordito D’Alema, per smarcarsi dall’assalto dei media e dei prodiani del partito, che fin dalle prime battute hanno additato l’ex segretario Ds e l’area popolare di Fioroni e accoliti, delusi per il trattamento riservato a Franco Marini nel primo scrutinio.

“Non potevo evitare che 15 parlamentari mi votassero”, spiega un risentito D’Alema ai microfoni di Piazza pulita, la trasmissione di approfondimento politico in onda il lunedì sera su La7.

“Il problema è stato presentare a quel modo una candidatura di Prodi, in modo francamente inaccettabile. Non si può presentare Prodi alla presidenza della Repubblica in quel modo, senza un’alleanza…”. D’Alema, insomma, tira le orecchie al segretario dimissionario del suo partito, Pier Luigi Bersani, reo, a suo dire, di aver gestito la faccenda nel peggiore dei modi.

Quindi, la giornalista di Piazza Pulita cerca di strappare qualche altra dichiarazione all’ex premier, il quale si allontana senza lasciare margini per ulteriori battute, con un evidente stizza per tutta la vicenda politica di queste settimane.

Guarda l’intervista di Massimo D’Alema a Piazza Pulita, il 22 aprile 2013

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