Il prossimo governo, visto come stanno le cose, sarà obbligato a mettere in atto una strategia di tagli alla spesa in due tranche da 7 – 10 miliardi, nelle quali ci sarà una corsia preferenziale per la Cig e, forse, i contratti di servizio, ossia Poste, Fs e affini. Questo dovrebbe accadere tra maggio e giugno, magari non nascosto dietro la classica “manovrina”, ma come intervento vero e proprio per fronteggiare il lungo elenco di spese, definite indifferibili, che vanno dalla Cig agli esodati. Il Def stilato dall’esecutivo uscente con un configurazione “work in progress” e che da oggi sarà all’esame delle Commissioni speciali di camera e senato risente inevitabilmente dell’ombra del piano dei tagli.

Le due super-commissioni inizieranno immediatamente un rapido giro di audizioni per arrivare, altrettanto velocemente, alla stesura delle proposte di risoluzioni che saranno votate dalle Aule di Montecitorio e Palazzo Madama tra il 29 e il 30 aprile. Risoluzioni che, con ogni probabilità, comprenderanno l’invito a velocizzare i tempi in merito al rifinanziamento della Cig in deroga e a fornire una risposta definitiva alla questione esodati. Nel primo caso dovrebbe essere reperito almeno un miliardo.

Forti critiche sono piovute, nei giorni scorsi, sull’attuale esecutivo dai partiti, in primis il Pd, per aver impiegato la  flessibilità concessa dalla Ue sulla collocazione dell’asticella del deficit, salita dal 2,4% al 2,9 % solo in funzione del pagamento dei debiti arretrati della Pa nei confronti delle imprese. Una flessibilità che, almeno secondo diversi gruppi parlamentari, avrebbe dovuto essere utilizzata anche per fronteggiare le cosiddette spese indifferibili. Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, tuttavia, durante l’audizione di martedì scorso sul decreto debiti Pa nelle Commissioni speciali ha nuovamente chiarito che il margine concesso da Bruxelles può essere usato solo in forma di una tantum per pagamenti pregressi e quindi non per coprire nuova spesa corrente.

In Parlamento rimane però la convinzione che alcune voci, come ad esempio quella legata al rinvio della Tares, possa essere gestita all’interno del decreto già varato sui debiti Pa e quindi dentro lo scostamento dal 2,4% al 2,9% del deficit, che in ogni caso non potrà oltrepassare il limite del 3% per scongiurare il blocco dell’atteso stop che la Ue darebbe alla procedura di deficit eccessivo in atto nei confronti dell’Italia.

A parte la Tares, sembra delinearsi un intervento in due tappe per recuperare le risorse necessarie per gestire le cosiddette spese indifferibili. In poche settimane, se non addirittura in pochi giorni, dovrebbe partire il rifinanziamento della Cig e potrebbero anche giungere le risorse per i contatti di servizio. Con l’ormai tradizionale decreto estivo di giugno dovrebbero poi essere coperte tutte le altre voci: dal rifinanziamento delle missioni internazionali di pace agli esodati.

Con il medesimo decreto potrebbe anche essere rinviato all’inizio del prossimo anno l’incremento dell’ultima aliquota Iva in calendario il 1° luglio. Tutta l’operazione dovrebbe essere coperta con tagli alla spesa, a cominciare da un ulteriore sforbiciata da quella per beni e servizi. I tecnici del Tesoro avrebbero già abbozzato un lista di opzioni di intervento, che riguarderebbero anche la sanità e il pubblico impiego.


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