E’ ufficiale: il Pd ha approvato all’unanimità la candidatura a presidente della Repubblica di Romano Prodi. Dopo la giornata caotica di ieri, il centrosinistra sembra dunque aver trovato la quadra sul nome che più di ogni altro rappresenta la stagione della Seconda Repubblica sulla sponda opposta a quella di Silvio Berlusconi.

Come si era iniziato a intendere a partire da ieri, il Professore emiliano era tornato prepotentemente in pole position dopo il ko di Franco Marini al primo scrutinio e le roventi polemiche all’interno del Pd e della sua base elettorale, con tanto di tessere bruciate davanti a Montecitorio e sedi del partito occupate.

Ora, dunque, l’ordine di scuderia è di votare compatti al quarto scrutinio, quando cioè basterà la maggioranza semplice dei 504 grandi elettori, il nome di Romano Prodi, da qualche anno ai margini della politica attiva ma nome ben introdotto da decenni nelle stanze del potere.

Romano Prodi è nato a Scandiano (Reggio Emilia) il 9 agosto del 1939. Otto fratelli, cattolico, professore universitario di economia politica, nel 1978 è entrato nella politica nazionale ricoprendo l’incarico di ministro dell’Industria nel governo Andreotti per pochi mesi.

Quindi, negli anni ’80, l’incarico di prestigio che lo portò a guidare l’Iri negli anni turbolenti della crescita del debito pubblico e delel privatizzazioni, rimettendo in sesto il bilancio dell’istituto ma attirandosi l’inimicizia di una parte dell’imprenditoria del Paese, per alcune operazioni ritenute azzardate, tra cui la tentata vendita di Sme alla Cir o la privatizzazione degli istituti di credito.

Prodi guidò l’istituto fino al 1989, per poi tornarvi nel 1993 per un altro anno. Quindi, scelse di impegnarsi in prima persona fondando l’Ulivo, sigla attorno a quale si raccolsero tutti i partiti di centrosinistra per le elezioni del 1996, che portarono Prodi a fregiarsi della carica di presidente del Consiglio fino al 1998, quando venne sfiduciato in Parlamento e rassegnò le dimissioni.

Quindi, un anno più tardi, è diventato presidente della Commissione europea, carica che ha ricoperto fino al 2004 dopo anche una proroga di qualche mese per le criticità nella successione di Josè Manuel Barroso, infine insediatosi al posto del Professore. Rientrato in Italia, Prodi si è ricandidato alla presidenza del Consiglio nel 2006 con l’Unione, riuscendo a vincere le elezioni per lo scarto di soli 24mila voti alla Camera, e potendo contare su una sparuta maggioranza in Senato. Il secondo governo durò fino a inizio 2008, quando alcuni partiti moderati tolsero la fiducia a Prodi.

Nel frattempo, da fondatore e primo presidente del Partito democratico, ha ridotto sempre più le proprie apparizioni in pubblico e l’impegno attivo dentro al partito, ritagliandosi il ruolo di padre nobile del partito. Dal 2008, è uno dei volti Onu per le missioni in Africa, dove si trova anche in queste ore, nell’attesa di scoprire se davvero verrà eletto Capo dello Stato.

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1 COOMENTO

  1. Dire che è triste … è molto poco, purtroppo la storia non insegna molto
    riproporre Prodi solo per fare dispetto a Berlusconi, ni sa tanto di poca insipienza

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