Mancano meno di 24 ore all’inizio della corsa per il Quirinale e, ancora l’incertezza regna sovrana. Ogni partito sembra fossilizzato su una rosa ristretta di 2-3 nomi e gli inviti di dialogo e collaborazione, se non vengono respinti, cadono sistematicamente nel vuoto.

E’ il caso dell’appello lanciato da Beppe Grillo al Pd sulla candidatura di Milena Gabanelli dopo la vittoria a sorpresa alle Quirinarie online indette dal leader del MoVimento 5 Stelle. Ancora, infatti, dai vertici del Partito democratico nessuna replica è arrivata e c’è da immaginarsi che, di qui ai prossimi giorni, quando si entrerà nel vivo degli scrutini, non arriverà.

Dunque, se i tentativi di avvicinamento si svolgono lontano da microfoni e telecamere, è utile fare il punto sulle quotazioni dei maggiori pretendenti alla carica di Capo dello Stato, pronti a scattare ai blocchi di partenza del primo scrutinio, in programma per domattina alle 10.

Romano Prodi. Il suo nome è uno dei più citati degli ultimi giorni, il Pd apertamente non lo spende ma sa di poter contare su di lui, in particolare se si arrivasse a un numero elevato di scrutini. Il Professore, dal canto suo, sa bene come svolgere il proprio ruolo ed evita commenti, oppure liquida con una battuta alle illazioni che lo vedono al Quirinale. Stabile.

Giuliano Amato: per la terza volta in lizza per la carica di presidente della Repubblica, dopo aver lasciato posto a Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, stavolta il dottor Sottile sembra fuori tempo massimo. I tempi, per lui, paiono infatti fin troppo maturi: ora, con il vento dell’anticasta che spira anche in Parlamento, sembra difficile che Pd e Pdl finiscano per accordarsi su un nome che buona parte dell’opinione pubblica affianca a Bettino Craxi e ai giochi di palazzo che lo hanno visto anche diventare premier in passato. Resta l’apprezzamento bipartisan dei partiti, ma potrebbe non bastare. Tra l’altro, occupare titoli e prime pagine alla vigilia è sempre di cattivo auspicio. In ribasso.

Gianni Letta. Anche lui sembra lontano dal potersi giocare qualche chance per il Quirinale. Vuoi che la maggioranza in Parlamento non è più di Lega e Pdl, vuoi che anche in Vaticano, dove ha sempre vantato ottime entrature, le cose stiano mutando in fretta, anche la sua immagine di uomo forte ma dietro le quinte sembra appartenere a una fase superata della politica. Restano, inoltre, i dubbi se il suo carisma istituzionale sarà sufficiente a fargli svolgere il ruolo di navigatore nel mare in tempesta tra nuovo governo o urne. In forte ribasso.

Emma Bonino. Potrebbe essere la grande sorpresa, eletta magari anche nei primi turni per effetto di una mediazione ampia che coinvolgerebbe centrosinistra, centrodestra e parte dei 5 Stelle, che l’hanno inserita nel novero dei 10 nomi “magici”, piazzandola, nella graduatoria finale, al di sopra di Romano Prodi. Finora, non è stata proposta ufficialmente da nessuno dei partiti maggiori e questo potrebbe volgere a suo favore, proiettandola come soluzione del rompicapo Quirinale. In rialzo.

Massimo D’Alema. Più che uno spauracchio che un vero candidato, il nome dell’ex premier è uno dei più graditi a Silvio Berlusconi e ai suoi fedelissimi nel Pd. Fuori discussione che se davvero la scelta finale ricadesse su di lui, si aprirebbero le porte di un governissimo Pd-Pdl mentre il MoVimento 5 Stelle tornerebbe a volare nei sondaggi. Per questo, non è tra i favoriti. In ribasso.

Sabino Cassese. Non ce ne voglia, ma l’impressione è che il nome del giudice sia arrivato al momento giusto per mandare fuori strada gli interlocutori del Partito democratico. Figura di indubbio prestigio istituzionale, ex ministro e persobnalità politicamente neutra, potrebbe anche sparigliare davvero le carte, ma i pensieri dell’arco parlamentare al momento sembrano dirigersi in altre direzioni. In ribasso.

Milena Gabanelli. Per prima a trovarsi sorpresa dopo l’investitura ufficiale del MoVimento 5 Stelle, la giornalista di Report non ha ancora fatto sapere se rinuncerà o accoglierà la sfida. Probabile che decida di chiamarsi fuori, come pareva già sull’orlo di fare a caldo, dopo la notizia della vittoria alle Quirinarie. Sicuramente, però, Milena Gabanelli non diverrà il prossimo presidente della Repubblica. Il Pd, dopo l’outing di Grillo, non potrà piegarsi al suo diktat e, se davvero cercherà una convergenza con il M5S, dovrà trovare una soluzione alternativa. Stabile, ma bassa.

Stefano Rodotà. Il giurista, dopo qualche ospitata in tv, si è visto acclamare dal web come presidente perfetto. Il chiasso è stato talmente forte che lui, nel frattempo, è letteralmente scomparso dalle circolazione: segno che l’editorialista esperto in diritti al Quirinale ci pensa, eccome. Se Milena Gabanelli dovesse rinunciare, Beppe Grillo ha già fatto sapere che sarà lui il nome forte del MoVimento 5 Stelle: una scelta che riuscirebbe indubbiamente a sfondare anche nel Pd, dove Rodotà vanta conclamati estimatori. In forte rialzo.


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