Una folgorazione. Tutti i media italiani – e non solo – avrebbero pagato oro per assistere in diretta al confronto della scorsa settimana tra Beppe Grillo e Giorgio Napolitano.

Il dialogo tra il leader del MoVimento 5 Stelle e il Capo dello Stato, come da previsioni, è andato ben oltre la mera prassi istituzionale: addirittura, il Presidente della Repubblica sarebbe riuscito a far ricredere l’intransigente Grillo che, nel fuori onda mostrato domenica a L’Arena di Massimo Giletti, appare del tutto convinto quando afferma: “Non lo chiameremo più Morfeo”.

E un’indiscrezione clamorosa trapela questa mattina, dalle pagine de Il Giornale certo non l’organo di stampa più vicino all’area grillina, ma comunque degna di nota perché, se confermata, segnerebbe davvero l’inizio del “disgelo” tra MoVimento 5 Stelle e quelle istituzioni che, fino a oggi, venivano sempre guardate con sospetto, senza troppe distinzioni di cariche e responsabilità.


La conferma di un sentimento non proprio compiacente tra le schiere grilline nei confronti di Napolitano era arrivata, del resto, nella riunione tra i parlamentari e i due capigruppo, con il numero uno al Senato Crimi che, raccontando l’accaduto al Colle, spiegava: “Abbiamo tenuto sveglio Napolitano”.

Ora, a distanza di qualche giorno, e mentre Bersani pare smarrito nella giostra dei colloqui con le parti sociali, lasciando per ultime proprio le rappresentanze politiche, emerge addirittura come sia Grillo ad tenere in serbo la sorpresa per fare filotto, il colpo risolutivo a cui il Partito democratico non potrebbe sottrarsi: mettere all’angolo l’odiato segretario Pd e, insieme, garantire al Paese una traversata nelle mani sicure del Capo dello Stato uscente.

Ipotesi suggestiva, svolazzi di fantasia o una strada per uscire dall’impasse politico istituzionale? Le prove a suffragio della tesi del Giornale non sono molte, ma in queste ore di incertezza nulla è consentito escludere.

Che le acque tra il comico genovese e il Quirinale si siano calmate dopo le ultime elezioni lo testimoniano i segnali lanciati dai due personaggi negli ultimi tempi, in particolare in seguito all’annullamento della visita di Napolitano al leader della sinistra tedesca Steinbrueck, che aveva bollato Grillo e Berlusconi come “due clown”. A quell’atto eclatante, aveva poi replicato lo stesso Grillo, con un post in materia dall’inequivocabile titolo “Chapeau”. Addirittura, lì il comico era arrivato a usare per la prima volta dei toni inediti, spingendosi a a riconoscere in Napolitano “il mio presidente”.

Tornando all’attualità, se il passaggio Quirinale-palazzo Chigi sarebbe un unicum nella storia della Repubblica, vero è che potrebbe rappresentare la via per il più volte richiamato “governo del Presidente”, non già ispirato – come si è azzardato di recente – ma addirittura impersonato dalla figura di maggior rilievo istituzionale.

Con l’imprevedibile eterogenesi dei fini: che il soggetto politico più improntato alla discussione, alla collegialità, al mantra dell’ “uno vale uno”, che rivendica il proprio ruolo e chiede di rispettare i rapporti di forza in Parlamento, finirebbe per dare l’impulso alla realizzazione di un presidenzialismo de facto, in barba alla sequela di annunci su riforme istituzionali più volte messe sul piatto, in questi anni, e mai portate a termine dai partiti “tradizionali”.


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