Dagli al grillino. Venerdì prossimo, le Camere si riuniranno per inaugurare la XVII Legislatura, che, come ha preconizzato Matteo Renzi, vanta già le premesse di poter passare alla storia come la più breve dell’età repubblicana. Eppure, Camera e Senato si apprestano a contenere l’invasione di 163 nuovi parlamentari, fino a dieci giorni fa perfetti sconosciuti che, nelle ultime ore, hanno preso il posto nelle cronache nazionali dei vari Berlusconi, Bossi o Di Pietro, spesso per qualche uscita infelice o, come si usa ripetere per fare schermo, un piccolo “fraintendimento”.

Assistiamo in queste ore politicamente convulse all’apertura della stagione di caccia al grillino, l’irrefrenabile esigenza della comunicazione nostrana a dipingere gli eletti del MoVimento 5 Stelle come inadeguati al ruolo che si apprestano a ricoprire nelle aule parlamentari. Più che il detto, naturalmente, tra media e politica è l’implicito a veicolare il messaggio: e va da sé che la frenesia a cui stiamo assistendo negli ultimi giorni, dando un piedistallo ai grillini più anticonvenzionali, riveli l’ansia di un sistema che si affanna a rincorrere le uscite più strampalate, o magari le credenze personali di qualche portavoce del MoVimento per rivelare le ambiguità della truppa Casaleggio.

I casi fino a oggi saliti alle cronache sono noti: si è cominciati dalla neo portavoce alla Camera Roberta Lombardi, tramite l’oculato ripescaggio di un post infelice e – ha ragione Andrea Scanzi – “bignamesco” sul fascismo. Da qui, si è scatenato il vociare dei detrattori, che hanno avuto gioco facile per mettere all’angolo la portavoce 5 Stelle, già in evidente difficoltà. Ma la smania da ricerca del grillino “strambo” è andata ben oltre, arrivando a presentare al grande pubblico personaggi sui generis come il “cappellaio matto”, il sommelier che vorrebbe occuparsi di agricoltura, o, ancora, il vegano “disiscritto dalla Chiesa cattolica”, fino all’ultimo, implume deputato che non fa mistero di ritenere credibili certe teorie complottarde assai in voga nel web, come l’impianto di microchip sottopelle agli esseri umani, sull’onda del filone Zeitgeist.

Insomma, una sfilata di personaggi a prima vista eccentrici, spesso ai limiti dell’assurdo, che aprono un universo sconosciuto al torpore della videocrazia da salotto ma, soprattutto, producono il corto circuito del modello grillino che cerca di farsi largo sui media tradizionali, quello dello sprovveduto “smanettone” della rete, magari anche un po’ sfigato e inconsapevolmente bigotto.

Certo, anche la comunicazione ha le sue regole e naturalmente fa più notizia chi dice di voler combattere massoneria e signoraggio bancario, rispetto a dieci praticanti avvocati che promettono di impegnarsi per migliorare le condizioni dei giovani laureati, obbligati a lavorare gratis nei primi mesi di tirocinio. Fin qui, dunque, non c’è da scandalizzarsi troppo se giornali e televisioni preferiscono mettere in evidenza i lati più “weird” del grillismo, piuttosto del grande impulso alla partecipazione civica che solo chi abbia vissuto su altri corpi celesti non ha potuto constatare negli ultimi anni.

No, la questione è un’altra. Tramite questi ritratti bizzarri e talvolta deliranti, non solo si manca l’obiettivo di cooptare tutti i seguaci del MoVimento 5 Stelle sotto l’insegna di mediocri paranoici, ma si rivela anche la miopia di un sistema politico-mediatico che ha una bella fetta di responsabilità sull’arretratezza del dibattito pubblico in Italia.

Ricorrendo a queste macchiette del grillismo, infatti, si conferma come il nostro sistema culturale e politico sia infetto da un’incurabile amnesia sulle scene spesso raccapriccianti, a cui evidentemente abbiamo formato gli anticorpi negli ultimi anni. Si pensi, ad esempio, alle continue uscite di Umberto Bossi che, da ministro della Repubblica, giurava sulla Costituzione a Roma, salvo poi inneggiare alla secessione a Pontida, quando non minacciando di “imbracciare i fucili” per scaldare la propria platea. La Lega Nord ci ha regalato negli ultimi anni anche le perle di Calderoli a passeggio con il maiale, il semi analfabetismo dell’eletto marchigiano Isidori o, ancora, la rappresentanza europea di Borghezio, secondo il quale anche “Hitler fece cose positive”. Come dimenticare, poi, la sfilata di deputate e ministre portate in Parlamento senza alcuna competenza o esperienza pregressa, o la sfilza di comportamenti corruttivi da parte di leader nazionali che ancora oggi emergono a distanza di anni. Senza ripescare, poi, i quiz a bruciapelo delle Iene,che sbugiardavano politici anche acclamati sulle più semplici date di eventi storici. Tutto questo, è bene ricordarlo, ha fatto parte della politica italiana degli ultimi anni.

Ebbene, liquidare fenomeni come il leghismo o la questione settentrionale a queste uscite improvvide sarebbe errato e fuorviante, così come ritrarre il MoVimento 5 Stelle alla stregua di una setta di fanatici delle cospirazioni potrebbe rivelarsi un boomerang per chi cerchi di screditarlo, dopo aver assistito inerme al suo boom elettorale.

A ben vedere, sta già avvenendo. Fino a una settimana fa, questi neo deputati e senatori non si erano mai incontrati dal vivo. Ora, invece, sentendosi accerchiati da politica e dagli organi di informazione, l’impressione è che stiano già formando una sorta di “guscio” dalle infiltrazioni esterne, che potrebbe addirittura giovare alle loro prestazioni parlamentari. Magari avrà ragione Renzi e molti dei 5 Stelle eletti saranno meteore della politica italiana, ma il sospetto è che la caccia al grillino faccia esattamente il gioco del comico e di Casaleggio, aiutandoli a creare una solidarietà interna ai gruppi del MoVimento che, forse, neanche loro stessi speravano di costruire in così breve tempo.

Guarda l’intervento dell’ex deputato leghista Isidori alla Camera

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